Siede di te non rio tiranno e fero,
Ma chi dolce su l'alme ha scettro eterno.
Reggesti il fren dell'Universo intero,
Hor del Ciel trionfante e dell'Inferno
Fatto hai con Dio comune il somme impero.
[802]. Ap. Migne, Patrologia latina, t. CXLVII, p. 1220.
[803]. Daniel, Thesaurus hymnologicus, v. I. p. 157.
[804]. Epistola di Clemente V a Giovanni Ambaldo proconsole dei Romani, dell'anno 1268. «Ab antiquis retro temporibus Urbs Romana contumaces sibi subjiciens nationes, et regum plurium balteis dissolutis, in superbiam posita, sanctorum apostolorum demum honorata praesentia, et eorundem sanguine consecrata, illum excellentiae gradum attigit, ut in ea praelationis duplicis, sacerdotii scilicet et imperii collocata fastigio, corporali spatio minor orbe, major dignitate, cuilibet non tam jure quam suis viribus antea praefuisset; ex tunc tamen titulo meliori praelata pontificalis honorem cathedrae divinae beneplacito voluntatis obtinuit, et imperialis excellentiae gloriam, quam demeruerat non amisit». Ap. Martene et Durand, Thesaurus anecdotorum, t. II, col. 591-2.
[805]. Da altra banda era pur naturale che genti e città, qua e là per l'Europa, pretendessero di fare quanto più antica fosse possibile la loro conversione. I Bretoni si vantavano d'aver ricevuto la fede da Giuseppe di Arimatea e da San Paolo. La città di Cesaraugusta in Ispagna pretendeva di avere avuto la prima chiesa cristiana. (Chronicon rerum hispanicarum a nativitate Christi usque ad annum millesimum vigesimum, ap. Schott, Hispania illustrata, v. I, p. 635). Galvagno Fiamma asserisce (Manipulus florum, c. XXIX) che la prima messa in Italia fu celebrata in Milano, l'anno 53, nel luogo dove poi sorse il convento di Sant'Eustorgio. Genova pretendeva il medesimo. La Chiesa di Aquileja si vantava fondata l'anno 48 da S. Marco. Secondo una tradizione napoletana, venendo da Antiochia per andare a Roma, San Pietro celebrò in Napoli la prima messa, nel luogo dove sorse poi la chiesa di San Pietro ad aram. Non poche chiese fondarono pretensioni di primato sopra tali leggende.
[806]. V. la epistola di Cola di Rienzo all'imperatore Carlo IV, scritta a mezzo del 1350, ap. Papencordt, Cola di Rienzo und seine Zeit, p. XXIX-XXXVIII.