[971]. V. Isidoro di Siviglia, Orig. IX, 2, 27; Zonara, Annales, l. I, c. 5.

[972]. Quaest. hebr. in Genes., X, 2.

[973]. De fide ad Gratianum, II, 4.

[974]. Neubauer, La géographie du Talmud, Parigi, 1868, p. 422: «Magog est rendu dans le Tal. de Jér. par Gothia, ce qui se rapporte à l'invasion des Goths, que la tradition juive identifie avec celle du peuple Gog et Magog. Le Tal. de Bab. rend Magog par Kandia, ce qui est sans doute une faute de copiste. Quant au Targoum du Pseudo-Jonathan, qui lit ici Germania, il faut le faire rapporter au mot Gomer». Cf. Lenormant, scritto citato, p. 9-10.

[975]. Renan, op. cit., p. 460.

[976]. De bello judaico, l. VII, c. 7 (ed. cit.): Τῆς παρόδου γὰρ οῦτος δεσπότης ἐστὶν, ἣν ὁ βασιλεὺς Ἀλέξανδρος πύλαις σιδηραῖς κλειστὴν ἐποίησε.

[977]. V. più oltre le curiosa leggenda narrata da Giosippo Gorionide.

[978]. Egli nota delle seconde (Hist. nat., VI, 2): «ingens opus, montibus interruptae repente, ubi fores obditae ferratis trabibus». A tale proposito è da avvertire che le Porte Caspie e le Porte Caucasee non sono la medesima cosa, come fu creduto da molti, ed anche da alcuni recentissimi, sebbene già lo stesso Plinio riprendesse sì fatta confusione. Il nome di Porte Caucasee appartiene alla gola di Dariel, detta dai Georgiani Khewis-kari; il nome di Porte Caspie al passo di Derbent, chiamato Bab-al-uab dai Persiani, e Demir-kapi dai Turchi.

[979]. Opera, ed. dei Benedettini, v. IV, col. 661. San Gerolamo identifica per altro gli Unni da lui descritti con gli Sciti descritti da Erodoto: «Hanc gentem Herodotus refert sub Dario rege Medorum viginti annis Orientem tenuisse captivum, et ab Aegyptiis atque Aethiopibus annuum exegisse vectigal». Nel fatto dunque egli veniva a identificare gli Unni con le genti di Magog, che erano appunto gli Sciti di Erodoto, ma nel suo concetto ne li distingueva, giacchè noi abbiam veduto che egli non ammetteva la opinione dei Giudei e dei giudaizzanti che quei di Magog fossero gli Sciti.

[980]. Ed. di F. Weber e J. Caesar, Marburgo, 1858-64, l. III, c. 6. p. 180.