[981]. De bello persico, I, 10.
[982]. Chronicum, c. LXVI, ap. Bouquet, Recueil des historiens des Gaules, t. II, p. 438-9: «..... transmittens Heraclius legationem ad Portas Caspias, quas Alexander Magnus Macedo super Mare Caspium aereas fieri, et serrare jusserat propter inundationem gentium saevissimarum, quae ultra montem Caucasi culminis habitabant, easdem portas Heraclius aperire praecepit: indeque centum quinquaginta millia pugnatorum auroque locatorum auxilio suo contra Sarracenos ad praeliandum mittit». V. anche l'Eraclius tedesco di Otten pubblicato dal Massmann, Quedlinburgo e Lipsia, 1842, v. 5094-136.
[983]. L. III. c. 20.
[984]. L. VIII, c. 3.
[985]. Dubois, Voyage autour du Caucase, Parigi, 1839-43, v. II, p. 31-2.
[986]. Il Doellinger, Der Weissagungsglaube und das Prophetenthum in der christlichen Zeit (Hist. Taschenb. del Raumer, serie Vª, v. I, p. 306), ricorda la poesia di un Giacobita siriaco del VI secolo, dove è narrata la leggenda delle genti rinchiuse. Non so se questa sia quella stessa di Mar Yakub, di cui dovrò far parola più oltre, e di cui non mi venne fatto di conoscere sicuramente la età.
[987]. Cap. XVIII; cf. c. XXI.
[988]. V. contro la identità, Spiegel, Die Alexandersage bei den Orientalien, Lipsia, 1851, p. 57-60; Redslob, Ueber den «Zweihörnigen» des Koran, in Zeitschrift der deutschen morgenländischen Gesellschaft, v. VIII, p. 442-50, v. IX, p. 214-23 307 (identificazione di Zul-Carnein con Ciro); Beer, Welchen Aufschluss geben jüdische Quellen ueber den «Zweihörnigen» des Koran? ibid., v. IX, p. 785-94. V. in favore della identità H. Graf, Ueber den «Zweigehörnten» des Koran, ibid., v. VIII, p. 442-9; Roth, ibid., v. IX, p. 797-9; Vogelstein, Adnotationes quaedam ex litteris orientalibus petitae ad fabulas, quæ de Alexandro Magno circumferuntur, Vratislavia, 1865, p. 27-40. Marco Polo, il quale trovò in Asia non pochi ricordi di Alessandro Magno, dice nella relazione de' suoi viaggi (c. XLII del testo francese, Receuil de voyages et de mémoires, etc., t. I) che i re del regno di Badassan discendevano da Alessandro e dalla figliuola di Dario, e in onore del capo della loro stirpe si chiamavano tutti Zul-Carnein, ossia Alessandro. Al nome di Zul-Carnein, o Bicorne, diedero origine assai probabilmente le monete dove Alessandro, presunto figliuolo di Giove Aminone, è effigiato con due corna. Una delle obbiezioni mosse a chi ammette l'identità di Zul-Carnein e di Alessandro Magno si è che nè Maometto, nè i suoi seguaci avrebbero mai potuto dare al pagano Macedone il carattere profetico che nel racconto appunto del Corano gli è attribuito, ma tale obbiezione cade di per sè quando si rifletta che nel Corano s'introduce un Alessandro leggendario, non l'Alessandro storico. Certo si è che quelle ripugnanze non dovettero mai essere molto vive negli animi dei Musulmani, giacchè noi vediamo più tardi la leggenda ingegnarsi di far discendere Alessandro da Esaù, e ciò perchè non poteva essere profeta chi non fosse della stirpe di Sem, e nel Iskender-Nameh di Abd-al-Salam Alessandro Magno è a dirittura presentato come un profeta.
[989]. V. Giuseppe Flavio, Antiq. jud., l. XI, c. 8, 5; Contra Apionem. Efrem Siro dice nel suo commento a Geremia che Alessandro Magno fece trasportare con gran pompa in Alessandria le ossa di questo profeta, e nella versione siriaca dello Pseudo-Callistene, della quale dovrò riparlare, si narra che Alessandro fece dono a Gerusalemme del suo trono d'argento. Ora tali favole sono indubitabilmente di origine giudaica.
[990]. V. Levi, Les traductions hébraïques de l'histoire d'Alexandre, nella Revue des études juives, 1881, p. 238-9.