Pallida mors aequo pulsans pede sive tabernas
Aut regum turres, vivite, ait, venio![558]
Elinando li imita in quei Vers de la mort famosi nel medio evo, e ingiustamente attribuiti a Thibaut de Marly[559]:
Mors, tu abas a. I. seul ior
ainsi le roi dedens sa tor
com le poure dedens son toit[560].
Le satire e le epistole di Orazio erano molto lette nelle scuole del medio evo, e assai più che non le odi e gli epodi. Tra i manoscritti Harlejani del Museo Britannico si conserva un Orazio dove le odi sono omesse. Ugo di Trimberg, nel suo Registrum multorum auctorum, qualifica i primi di libri principales, e i secondi chiama minus usuales quos nostris temporibus credo valere parum; ma le odi e gli epodi imitava, narrando la vita, il martirio, la traslazione, i miracoli di San Quirino, Metello di Tegernsee nella prima parte dei suoi Quirinalia, composti nella seconda metà dell'XI secolo[561].
Uno degli annotatori della History of english poetry del Warton afferma che nel territorio di Palestrina il popolo ha tuttora Orazio in concetto di mago possente e benefico[562]. Non mi riuscì di accertarmi della cosa; ma alcune parole del Petrarca, rilevate dall'Hortis[563], provano che una tradizione intorno ad Orazio continuava n vivere nel medio evo. Nel trattato della vita solitaria[564] il Petrarca ricorda certo campo che, dopo tanto tempo, e tanti possessori mutati, conservava ancora il nome di Campo d'Orazio.
Dopo Virgilio il poeta latino più letto e più gustato nel medio evo fu certamente Ovidio, e che così avesse da essere s'intende di leggieri. Le Metamorfosi dovevan porgere pascolo assai gradito alla curiosità di tempi avidi di meraviglioso, e l'Arte amatoria e i Rimedii d'amore dovevano ottener molto credito in mezzo ad una società che dell'amore faceva quasi la principale occupazione della vita, e quando fioriva una poesia che non s'inspirava d'altro sentimento che dell'amore. Certo, per altra parte, le lascivie e le disonestà di cui riboccano i libri del Sulmonense, dovevano offendere il sentimento religioso, e provocare l'avversione degli spiriti timorati; ma noi abbiam già veduto, e vedremo ancor meglio fra poco, che con l'ajuto dell'allegoria si potevano coonestare molte cose, e ritrovare sotto la oscenità delle parole o delle immagini la moralità dei pensieri. Se non altro, l'allegoria era un velo, che, senza nasconderle, dissimulava alquanto le nudità, e permetteva ai ben pensanti di contemplarle senza rimanerne scandolezzati. Finalmente le stesse pitture troppo vive che abbondano nei versi del più facile fra i poeti latini, dovevano trovar molti ammiratori, e non tutti fra i laici:
Vivere Naso facit quando per ora jacit,