Benoit de Sainte-More la narra nel Roman de Troye. Una Historia di Giasone e Medea, poemetto popolare di 124 ottave, fu stampato la prima volta in Firenze nel 1557[605].
Ma la riputazione maggiore Ovidio la godeva come autore dei libri amatorii; egli era nelle cose d'amore autorità indiscutibile. Gli è per questo che Alano de Insulis lo chiama Amorigraphus[606]. Ovidio era il maestro a cui doveva ricorrere chiunque desiderasse d'intendere addentro le secrete arti d'amore. Già nei Disticha Catonis si dice:
Si quid amare libet vel discere amore legendo
Nasonem petito.
E questo consiglio si ripete naturalmente nelle traduzioni. Brunetto Latini nel Tesoretto mette in mostra anzitutto il poeta degli amori:
Vidi Ovidio maggiore,
Che gli atti dell'amore,
Che son così diversi,
Rassempra e mette in versi;
e Don Amor dice all'Arciprete di Hita[607]: