Si leyeres Ovidio el que fue mi criado,
En él fallaràs fablas, que le hobe yo mostrado,
Muchas buenas maneras para enamorado.
Francesco Imperial, in una poesia composta nel 1405 per la nascita dell'infante che poi fu Giovanni II re di Castiglia, augura tra l'altre cose al fanciullo di essere mas sabidor de amor que Nason[608].
Chi aveva letto i libri amatorii del Sulmonense non poteva essere ignorante della scienza d'amore; l'una cosa escludeva l'altra. Gli è per ciò che in certa poesia italiana, fatta tutta, ad imitazione di certe poesie provenzali, di concetti contraddittorii e di versi contrapposti, l'anonimo autore per dare ad intendere com'egli abbia il cervello a soqquadro, dice fra l'altro:
E de l'amore no' so dir ragione,
Ed aggio letto verso dell'Onvidio[609].
S'è visto che, per designare più particolarmente l'autore delle Metamorfosi, si diceva Ovidio maggiore. Quando si diceva Ovidio, senz'altro, pare s'intendesse più propriamente dell'autore dei libri amatorii. I versi testè citati danno di tale uso del nome un esempio, e Cino da Pistoja comincia un sonetto a Onesto Bolognese, dicendo:
Se mai legesti versi de l'Ovidi;
dove del nome di Ovidio si fa il medesimo uso.