Come persona in cui dolor s'affretta,

«Se tu non torni?» Ed ei: «Chi fia dov'io

La ti farà.» E quella: «L'altrui bene

A te che fia se il tuo metti in obblio?»

Ond'egli: «Or ti conforta, che conviene

Ch'io solva il mio dovere, anzi ch'io mova:

Giustizia vuole e pietà mi ritiene»[28].

Della seconda parte della leggenda dov'è narrata la salvazione di Trajano, qui il poeta non fa che un cenno; ma egli poi trova, com'è noto, l'anima dell'imperatore in Giove, tra quelle che hanno premio di maggior gloria[29]. Il racconto che Benvenuto da Imola introduce nel suo Commento, al c. X del Purgatorio, lascia dubbio se provenga dallo Speculum, oppure dal Polycraticus.

Nei varii documenti passati in rassegna sin qui abbiamo veduto la leggenda, o almeno la prima parte di essa, conservare la forma sua primitiva; ma già molto prima di Dante, prima ancora, senza dubbio, dello stesso Giovanni Sarisberiense, il lavoro di lenta e progressiva alterazione che a mano a mano viene trasformando tutte le leggende, era cominciato anche dentro di questa. Nella Kaiserchronik, composta, com'è noto, verso il mezzo del XII secolo, i lineamenti principali della leggenda rimangono immutati, ma la narrazione si allarga e si arricchisce di alcuni particolari curiosi. Precede l'elogio di Trajano,

Trâjânus was ein helt kuone