unde milde genuoge[30]:
egli giudicava con pari giustizia il signore e il servo, non accettava doni, e puniva di morte chiunque tentasse corromperlo con ricchezze;
er hete ein kuniclîch leben[31].
Un giorno vennero messi ad annunziare a Trajano che i Normanni avevano uccise le sue genti, erano penetrati nelle terre dell'impero, rubando e incendiando, e tenevano il mare con le loro navi. Trajano raccolse il suo esercito per passare il mare; in quella che stava per mettere il piede nella staffa ecco farglisi incontro una vedova che con alte strida gli domanda giustizia. Segue il consueto dialogo; ma in esso, più che in altri racconti non si vegga, spiccano l'arditezza della vedova e l'umiltà di Trajano: quella minaccia all'imperatore l'eterno castigo, questi prega la vedova di lasciarnelo andare. Vinto poscia dalle ragioni di lei, egli scavalca, fa cercare il colpevole per tutta Roma e Laterano, lo fa condurre alla sua presenza. Costui non è senza scusa: egli ha ucciso il figliuolo della vedova per vendicare il proprio fratello che da quello gli era stato morto. Ma tale scusa non è ammessa per buona da Trajano, che dice al reo: Se t'era stato ucciso il fratello, tu dovevi ricorrere a me, dappoichè i Romani mi hanno scelto a loro giudice. Tu hai sostituito il tuo al mio giudizio. Dopo di ciò fa decapitare l'uccisore, e presenta il capo alla vedova che loda e benedice l'imperatore. Questi allora si rimette in cammino, passa il mare, sconfigge i Normanni, fa prigione il loro re e torna glorioso e trionfante in Laterano[32]. Segue la narrazione del miracolo operato a intercessione di San Gregorio, e qui appajono nella leggenda alcune particolarità nuove sulle quali tornerò or ora.
Una delle variazioni presentate dal racconto della Kaiserchronik non è senza importanza: il figliuolo della vedova non è più il giustissimo ed innocentissimo giovane delle versioni più antiche; ma è egli stesso un omicida; e Trajano punisce l'uccisore di lui, non tanto perchè si sia lordato le mani di sangue, quanto perchè si arrogò di farsi giustizia da sè, recando offesa per cotal modo alle prerogative imperiali. Il motivo dell'azione di Trajano è più politico che morale, e con esso assai malamente può conciliarsi la presentazione che del capo del secondo uccisore è fatta alla vedova. La leggenda è dissestata, e le varie sue parti non si raffrontano più come prima. In questa medesima forma è essa narrata da Heinrich von München, il quale segue verso a verso il racconto della Kaiserchronik[33].
Ma a tale punto una variazione di molto maggior rilievo, di cui si hanno testimonianze del mezzo del secolo XIII, appare nella leggenda. Dacchè la fantasia e degli eruditi e del popolo si era venuta rappresentando Trajano come un tipo perfetto di principe giusto, voleva la logica consueta della leggenda, e richiedeva in certo qual modo il sentimento morale, che si esagerasse la gravità della prova per far più bella la vittoria del principe e più luminoso l'esempio. Nella tradizione più antica Trajano, con piegarsi ai prieghi della vedova non incorre in danno alcuno, ma solo ritarda la sua mossa contro ai nemici. L'uccisore ch'egli punisce gli è estraneo, ed anzi nel racconto della Kaiserchronik è reo anche verso di lui. La leggenda fa un salto e mostra a un tratto nella persona dell'omicida lo stesso figliuolo di Trajano. La nuova versione appare qua e là diversa, quando con una, quando con altra movenza, ma nella forma sua più comune svolge il seguente fatto: Il figlio di Trajano, trascorrendo col cavallo per la città, uccide involontariamente il figliuolo della vedova; Trajano vuol punire il suo proprio figliuolo di morte; ma richiestone da colei, a lei lo concede, perchè le sia in luogo di quello che ha perduto. Questa versione si trova nella cronaca di Giacomo Twinger di Könighofen (XIV sec.) nella Cronica von der hilliger Stat Cöllen (versione tedesca degli Annales Colonienses maximi) nelle Vite dei Santi di Hermann von Fritslar[34], nel commento in prosa allo Speculum Regum di Gotofredo da Viterbo[35], in uno dei due racconti compendiati da Giacomo da Voragine[36], in uno dei due compendiati nel Dialogus creaturarum[37], nel Commento di Jacopo della Lana[38], nel Romuleon[39], nella Cronaca di Giacomo da Varignana[40], nella Historia Imperialis di Giovanni da Verona[41], nel Commento di Guglielmo Capello al Dittamondo[42], in certe redazioni più recenti dei Mirabilia[43].
Di una versione strettamente affine a questa, ma nella quale, con più rigorosa giustizia, Trajano faceva eseguire nella persona del proprio figliuolo la pronunziata sentenza sono rimaste alcune scarse vestigia. In una romanza spagnuola del secolo XIII si leggono questi versi[44]:
Acuérdate de Trajano
En la justicia guardar,
Que no dejó sin castigo