Quodque Iulius egerant
Maxima nece militum,
Voce tua modica facis.
Per l'uso di quest'arma ricuperava Roma, a dir d'Alfano, i suoi diritti sul mondo. Che importava se i monumenti giacevano nella polvere, se ogni giorno che passava faceva sparire un vestigio dell'antico splendore? Altri onori, altri ornamenti risarcivano la città di questi danni. Sulle rovine della Roma antica era sorta la Nova Roma, e questa si vantava pari a quella, non solo in dignità, ma anche in bellezza.
Roma vetusta fui, sed nunc nova Roma vocabor.
Eruta ruderibus, culmen ad astra fero,
si leggeva scritto sul tempio di Bellona secondo i Mirabilia e la Graphia. San Giovanni Crisostomo celebrava Roma, non per la sua magnificenza, ma perchè aveva dato ricetto a San Pietro e a San Paolo; e in un inno antico si legge:
O Roma felix, quae duorum principum
Es consecrata glorioso sanguine,
Horum cruore purpurata, ceteras