Fatto il Prete Gianni signore di Gog e Magog, e identificati poi Gog e Magog con i Tartari, bisognava che alla uscita di costoro la leggenda si acconciasse a far morire il Prete Gianni, o a fare almeno che gli antichi suoi soggetti trionfassero di lui. Qui abbiamo, a dir vero, l'incontro di tre leggende, la leggenda cioè di Gog e Magog, la leggenda del Prete Gianni e la leggenda particolare di Gengiscan, e dal loro congiungimento vien fuori una specie di appendice, sulla quale mi soffermerò appena. In molte cronache del medio evo si narra del fabbro Gengiscan, e del modo da lui tenuto per farsi signore dei Tartari, e poi delle varie sue imprese, il tutto non senza molte favole, come si può di leggieri immaginare. Secondo una di tali favole la prima sua impresa, quella che doveva spianar la strada alle altre, fu di assalire il Prete Gianni. Se non che circa i casi di questa guerra gli storici, o per dir meglio i favoleggiatori, van poco d'accordo. Ricoldo da Montecroce dice che i Tartari si divisero in tre torme, e che l'una di queste, capitanata da Gengiscan (Camiustan) invase il Catai, dove fu morto il Prete Gianni[1056]. Guglielmo Rubruquis, il Joinville, Marco Polo raccontano tutti della vittoria riportata da Gengiscan sopra il Prete Gianni; ma rientrando per altra via nella storia, Marco Polo identifica il Prete Gianni con Une Can, mentre il Rubruquis fa di Une Can un fratello del Prete Gianni. Secondo Giovanni del Pian dei Carpini, questi non soggiacque, ma respinse anzi l'esercito dei Tartari, guidato da un figliuolo di Gengiscan, valendosi a tale uopo di certe statue cave di rame, piene di sostanze infiammabili, espediente già adoperato da Alessandro Magno contro gli elefanti di Porro. E bisogna dire che questa fosse la versione più giusta, giacchè due o tre secoli dopo noi troviamo quel medesimo Prete Gianni (il quale, tra l'altre meraviglie, aveva anche nelle sue terre d'Asia la fontana di gioventù) a capo di un vasto e florido reame in Etiopia.

Se la identificazione dei popoli di Gog e Magog e dei Tartari fosse stata universalmente accettata, la leggenda nostra avrebbe dovuto perdere gli antichi suoi nessi con le credenze correnti circa la venuta dell'Anticristo e la fine del mondo. Ma quella identificazione non fu da tutti accettata, e molti continuarono a credere che dietro ai ripari costrutti da Alessandro Magno il popolo formidabile descritto da Ezechiele, il popolo dell'Apocalissi, stesse aspettando l'ora segnata alla sua incursione. E forse qualche strascico della vecchia tradizione dura ancora tra i volghi d'Europa.

Veduto come avesse origine e per quali gradi si movesse la leggenda nostra; come, uscita dalla storia, si rannestasse alla storia, e come cercasse in varii modi di assestarsi sotto il rispetto etnografico, resta che noi diamo un rapido sguardo a quello che più particolarmente si può addimandare il mito geografico, il quale da me nelle pagine che precedono fu toccato appena. Sarò compendioso, non richiedendosi al proposito mio una trattazione troppo distesa e minuta.

§ IV. Il mito geografico[1057].

Abbiam veduto che il Magog di Ezechiele doveva corrispondere alla parte settentrionale ed orientale dell'Armenia, divenuta stanza degli Sciti dopo la invasione. Nell'Apocalissi, per contro, non è nè designata, nè sottintesa nessuna regione particolare; le genti di Gog e Magog saranno congregate dai quattro angoli della terra; e questa senza dubbio sarebbe poi stata sempre la immaginazione corrente se la leggenda di Gog e Magog non si fosse scontrata con la leggenda di Alessandro Magno.

Nella nuova leggenda nata da questo congiungimento i popoli di Gog e Magog occupano una regione reale e assai ben determinata dell'Asia. Essi sono chiusi nelle gole del Caucaso, o al di là di questa giogaja di monti, e le Porte Caspie sono l'unico passo per cui si possa accedere a quella regione, od uscirne, passo murato e munito da Alessandro Magno. Se l'attribuzion dei ripari ad Alessandro era in tutto immaginaria, i ripari a cui alludeva la favola esistevano veramente, ed esistono in parte tuttavia. Il muro di Alessandro altro non era che il muro di Derbent, chiamato dagli Orientali Sadd-i-Iskander, costruito, secondo alcuni scrittori, da Cosroe Anuscirvan, secondo altri costruito gran tempo innanzi, e poi restaurato da Yezdegerde II e da Anuscirvan[1058]. Parecchi viaggiatori occidentali parlano della città di Derbent come di città edificata da Alessandro Magno[1059], e sul luogo stesso questa tradizione è ancor viva. Certo si è che il muro servì in origine a quello scopo medesimo per cui più tardi se ne attribuì la costruzione ad Alessandro Magno, la difesa cioè dell'Asia centrale contro i barbari del Settentrione[1060].

Assai per tempo nella tradizione i Monti Caspii presero il luogo del Caucaso, sia che allo scambio desse occasione la stessa loro prossimità, sia che il nome della Porta Caspia traesse più facilmente con sè quello dei primi che non quel del secondo. Ma alla lunga non era possibile serbare ai confini stessi della Persia, in regione troppo frequentata e cognita, la terra inaccessibile di Gog e Magog. In sul finire del VII secolo gli Arabi invasero l'Armenia e la Georgia, e traversarono il Caucaso senza nulla trovare di quanto le leggende narravano, e senza che il famoso muro di Alessandro Magno valesse a trattenerli. Allora fu pure giuocoforza trasportare questo muro e le genti che si supponevano da esso rinchiuse, in parte più remota del mondo; e da prima si trasportarono nell'Ural e nell'Altai, dove pare che nell'anno 844 andasse a rintracciarli Salam[1061], e poi, allargandosi a mano a mano la zona delle terre cognite, sempre più verso Oriente e Settentrione, sino a toccar le spiagge del grande oceano che si credeva cingere tutta la terra. I geografi arabi ammisero per la più parte questa trasposizione, confermata poi dalla universale credenza del medio evo. Il modo proverbiale italiano in Oga Magoga accenna per lo appunto a regioni lontanissime, sconosciute e fuori d'ogni consorzio umano; ed equivale al dusqu'au Sec Arbre dei Francesi. Nel IX secolo Alfargani faceva cominciare, a oriente, il settimo clima dalla regione di Gog, ponendo questa agli ultimi confini della terra, dove poscia la ponevano anche Edrisi, Ibn-al-Vardi, Abu-Rihan e gli altri[1062]. Essa era bagnata dall'oceano che tutto cerchiava la terra, e si stendeva sotto quella misteriosa zona delle tenebre di cui tanto avevano favoleggiato gli antichi e di cui tanto ancora si favoleggiò nel medio evo[1063].

Nulladimeno la più antica opinione, la quale poneva oltre il Caucaso, oppure oltre i Monti Caspii i popoli rinchiusi, non fu smessa interamente, tanto che in pieno secolo XV Fra Mauro doveva nei seguenti termini confutarla: «Alguni scrive che ale radice del monte Caspio, over pocho lontan, sono queli populi i qual, come se leze, sono seradi per Alexandro Magno. Ma certo questa opinion manifestamente è erronea, e da non esser sostenuta per algun modo, perchè certo l'è sì noto la diversità de le nation che habitano circa quel monte, ch'el non è possibile che tanta numerosità de populi ne fosse ignoti, cum sit che tute quele parte sono assai domestege per esser frequentade sì dai nostri come da altre nation, che sono Zorzani, Grezi, Armini, Cercassi e Tartari, e molte altre generation de populi, i qual fano continuamente quel camin. Unde se questi populi fosse de li rechiusi credo che se queli ne avesse notitia ancora seriano a nui noti. Ma essendo questi tal populi ne la extremità de la terra, come ne son certissimamente informato, adevien che anchor tutte queste nation de sopra nominate non ne ha mazor notitia de nui. Perhò concludo che questi populi siano molto lontani dal monte Caspio, e siano, come ho dito, ne la extremità de la terra tra griego e tramontana, e sono circumdati da monti asperimi e dal mar ocean quasi da tre bande»[1064]. Se non che c'era modo di conservare l'antica opinione senza urtare negli argomenti di Fra Mauro; bastava a tal uopo prendere i Monti Caspii, e il mar Caspio per giunta, e trasportarli di pianta nell'India, o in quella delle regioni dell'Asia dove paresse più opportuno di porre le genti di Gog e Magog, nè questa era impresa da spaventare i geografi del medio evo. Gervasio di Tilbury dice senza ambagi: «In India est mons Caspius, a quo mare Caspium vocatur, inter quem et mare Gog et Magog, ferocissimae gentes, a Magno Alexandro inclusae feruntur»; e questa opinione è poi seguitata da molti[1065]. Giova tuttavia fare osservare a tale proposito che all'India, nel medio evo, non si davano i confini che essa ha nella geografia moderna, e che la smania di far di Gerusalemme il centro del mondo portava come conseguenza la trasposizione, e più particolarmente il discostamento di molte regioni dell'Asia allora conosciuta. Ma secondo un'altra opinione, più universalmente accetta, i monti Caspii e il mar Caspio si trasponevano all'estremo limite settentrionale ed orientale dell'Asia. Allora il mar Caspio non facevasi chiuso, ma aperto e in comunicazione con l'oceano, conformemente alla credenza dei più degli antichi. Qui può essere inoltre ricordata la opinione che identificava il muro di Alessandro Magno con la gran muraglia della Cina, opinione seguita da parecchi fra gli Orientali[1066], e fra gli Occidentali da Marco Polo e da qualcun altro.

Sarebbe cosa agevole raccogliere ed esporre qui le varie particolarità concernenti il paese di Gog e Magog, le quali si trovano nelle carte del medio evo; ma io credo che al proposito mio alcune poche e sommarie indicazioni possano bastare. Di solito il paese di Gog e Magog è rappresentato in forma di penisola, bagnata da tre parti dall'oceano, chiusa verso terra da una giogaja di monti. Ora esso si trova a oriente e ora ad occidente del mar Caspio; ma spesso ancora in tutto separato da questo. Qualche volta la penisola si vede cinta di monti anche dalla parte del mare[1067]. In alcune carte la penisola è divisa in due distinte province, l'una abitata da Gog, l'altra da Magog; in altre la forma di penisola sparisce pur rimanendo molte altre particolarità. Più raro è il caso che il paese di Gog e Magog sia un'isola[1068]. In alcune carte, come, per esempio, in quella di Andrea Bianco (1436) Gog e Magog sono in una penisola non da altro separata dal Paradiso terrestre che da un golfo di mare. Non so se un tale raccostamento possa essere stato, almeno in parte, suggerito dall'idea che da quella plaga della terra dove Satana aveva pervertito Adamo dovessero uscire gli ultimi campioni di Satana e le milizie dell'Anticristo.

Aggiunte e correzioni al volume I.