Matteo Vento diede la stura al vino. Lo trovò di suo gradimento ed intabarratosi fino alla nuca si accovacciò dietro una colonna. Un raggio di luna azzurrognola veniva in mezzo al camerone, rischiarando il suolo arso, e le forme di terra preparate per il giorno dopo, e il largo maglio inerte sopra una trave di noce. Le finestrine eran difese da vetri sparsi di ragnatele ed al di là delineavansi, incrociate, le sbarre fortissime confitte nel muro. Da poco tempo le avevano messe nuove, nè i ladri potrebbero distaccarle facilmente. La porta poi, massiccia e foderata di piombo, pareva così robusta da resistere ai colpi di un ariete.

Intorno, perfetto silenzio. Nel raggio di luna danzava un popolo di
atomi picciolissimi e le muraglie trasudavano l'umidità notturna. A
Bondione scoccarono le otto, poi le nove, poi le dieci, poi le undici.
Si avvicinava il momento pericoloso.

Respiravasi nell'aria quell'odore umano che resta sempre ai luoghi ove di giorno si è lavorato molto. E sopra la testa di Matteo Vento, dai travicelli disordinàti e polverosi, pendevano lunghi fili d'argento esili come i capelli di un vecchio ottuagenario. Solo, di tratto in tratto, qualche ignota bestiolina saltando nell'acqua del canale dava un gorgogliare impercettibile.

Matteo Vento cominciò a sentirsi un grande freddo alle gambe. Provò a distendervi meglio il suo mantello, ma pareva che un mantice soffiasse proprio sotto di lui, recandogli continua molestia. Da che parte veniva quella corrente d'aria? dal buco della chiave no certo: dal condotto dell'acqua impossibile, perchè troppo basso: dal soffitto egualmente, perchè troppo alto.

Si guardò in giro con attenzione e vide che lo sportello del forno era aperto.

—Sciocco!—pensò.—Due asinerie in una volta. Prendo l'aria e lascio un adito ai ladri, se mai….

Si levò tosto da sedere e col tabarro che gli cadeva lungo la schiena andò verso il forno.

Già aveva messo la destra sul gancio dello sportello, quando un suono di voci gli ferì l'orecchio ed il suo cuore tremò tutto per l'emozione. Dunque non c'era dubbio. Il principale aveva avuto buon senso: i ladri forse, ignari dell'insidia, stavano per entrare nella ferriera.

E s'inginocchiò, tenendo brandita la mazza, in attesa del nemico.

Ben presto una meraviglia immensa gli fece contrarre ad una boccaccia i muscoli del viso.