Egli udiva distintamente una voce maschile che parlava con grande calore ed alla quale doveva rispondere evidentemente una seconda voce che, per lontananza od altro motivo, non si poteva intendere.

La voce maschile diceva:

—Stai sicura. Egli è giù che non sospetta di niente. È chiuso a chiave; non uscirebbe nè anche se fosse un uccellino.—Non devi? perchè non devi? ci penso io: quanti scrupoli! Alla fine sono un uomo onesto.—Non dir così. Non crederai, ma sono tanto infelice. Non ho famiglia; nè una madre, nè una sorella, nè una sposa che….

Qui un soffio d'aria portò via le parole.

—Se non vuoi che salga io, almeno discendi tu.—Crudelaccia! non hai cuore!—Sai, è freddissimo; non è un gusto prendere il fresco, stanotte.—Ah! se tu stai alla finestra, io sto in istrada; non è peggio?—Ancora; senti: non essere così testarda, Scolastica….

Un secondo soffio impedì a Matteo Vento di udire. Egli fremeva.

—Che! non temere, ti dico. Non saprà nessuno, mai.—Come, vai via? chiudi la finestra? vuoi che mi ponga a gridare? vuoi che mi accoppi?—Niente carità. Che carità d'Egitto! Non ne hai mica per me. Oh! sono stufo: se non mi apri, vado a cercar la scala a pioli e poscia salirò per forza.—Ho detto che voglio così. Romperò i vetri, farò fracasso, non me ne importa, peggio per te….

Matteo Vento aveva riconosciuta la voce del principale. Diede un ruggito e, alzandosi da terra furibondo, proruppe a denti stretti:

—Animale!

* * *