—Corri!… è là presso il muro del signor conte. Morto stecchito. Ha la bocca piena di pioggia. Fu il maiale ad accopparlo.

—Il maiale? un maiale? che maiale?—disse Andrea comparendo coraggiosamente dal suo buco.

—Maiale o non maiale—proseguì indispettito quell'uomo,—sta il fatto che Paolino è crepato.

Lena si mise a strillare, Andrea corse a veder come stesse la faccenda. La quale poi io non so come sia terminata.

VII.

Maometto.

Maometto, col suo bell'elmo lucente in capo, si arrampicò traverso i pini folti e scuri, da cui esalava acuto odore di resina. Un leggiero soffio di vento faceva dondolar quelle braccia protese in giro e tratto tratto fischiava in alto con un tono misterioso e beffardo. La Roncaglia era deserta.

—Oh! oh!—mormorò Maometto.—Che il diavolo ci voglia guastare la festa?—E si fermò un momento spiando al di sopra del bosco. Tra i pini scorgevasi qualche lembo di cielo sbiadito, cinereo, uniforme, presago di temporale. Un lampo rapido rosseggiò entro il padiglione dei rami: il vento crebbe.

Allora Maometto raddoppiò la corsa. I tronchi secchi degli abeti minacciavano di afferrargli l'elmo e portarglielo via: egli dovette premerlo su la nuca, si fermò per rendersi più piccolo e sollevò con la sinistra il fodero dello squadrone affinchè non gli impedisse le gambe.

Lizzola buia e seria, in vetta alla Roncaglia, s'accoccolava sul verde, piena di salute e di tranquillità; quei comignoli fumavano tutti insieme e le vecchie muraglie solcate da screpolature grigie parevano guardarsi intorno con aria sonnolenta. Il soldato, a lunghi passi, traversò la prateria e giunse al paese. La siepe di biancospino lo arrestò: un enorme pero carico di frutta acerbe lo accolse tremolando sotto il proprio fogliame.