—Caterina!—susurrò il soldato.—Fai presto. Non c'è tempo da perdere. Sta per venir giù l'acqua a secchie. Se mi bagno, addio festa. E che figura farei?
Infatti da ogni parte l'orizzonte erasi coperto di nuvole color piombo, gravi di pioggia, e soltanto al di sopra della vallata cadeva una luce bianca bianca, forte, che bruciava gli occhi.
Caterina sbucò lentamente fuor della siepe e rivolse uno sguardo timido verso la casa piccola e tacita, al primo piano della quale i tre vetri della finestrina brillavano riflettendo le tinte dell'iride.
—Se papà ci trova siam fritti!—proruppe ella.—Ah! Paolo, anche, stamani ha parlato di te. Ti ha visto ronzare domenica scorsa vicino al cortile e dice che vuol fartela pagare. Bisognerà che cerchiamo un altro mezzo: questo è troppo pericoloso. Abbi pazienza, Paolo. Fammi il piacere. Lasciami pensarci: ho una bella idea, vedrai. Adesso è impossibile; va via, ti dico… tremo dalla paura!
Maometto scosse il capo con un sorriso mesto ma calmo. Egli era sicuro del fatto suo. Parlerebbe e farebbe in modo da togliere le difficoltà. Ma non avrebbe mai rinunciato, no, a volerle bene. Piuttosto morire. Benvenuto era un imbecille. Non sapeva le sue convenienze; rifiutava un partito di quelli che ce ne son pochi. E, non faceva per dire, ma la sua famiglia era in buone condizioni. Dote? che gli importava della dote? i denari non valgono proprio niente, per Dio! Meglio una pitocca, a cui si vuol bene, che una principessa brutta e vecchia la quale abbia una cassa di marenghi. Stesse tranquilla. Ci pensasse, era giusto, ma non dubitasse nè anche un momento che il suo Paolo…
Qui un fragoroso colpo di tuono gli troncò le parole. Poscia larghe goccie di pioggia cominciarono a precipitarsi intorno, spesse e dure, facendo curvar le foglioline sotto la loro percossa e crepitando come carta stropicciata.
—Ahi!—disse Maometto guardandosi la giubba seminata di macchie umide.—Bisogna cavarcela. Basta, Caterina. Quando ti rivedrò? Domenica scendi a Bondione? chi sa mai che potremo discorrere. Addio.
E fece per allontanarsi. In quella un rumor di imposte sbattute si udì alla piccola finestrina; i vetri ne furono aperti e, mentre il tuono rimbombava più forte che mai, fuori del davanzale Benvenuto gridava minaccie inintelligibili trinciando le mani per aria.
Caterina sparve sùbito e Maometto, con l'elmo su gli occhi, si rannicchiò rapidamente e scappò via lungo la siepe che lo nascondeva.
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