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—Anche questa! o che diavolo; anche questa mi doveva capitare!—brontolava. E giù, febbrilmente, sdrucciolando su l'erba umida, incespicando nei sassi, brancolando tra le siepi ed i muri. Sudava dal capo ai piedi e lo squadrone andandogli nelle gambe minacciava di farlo cadere a precipizio. Passò davanti la casa di suo cognato; era chiusa e non potè entrare. Chiamò leggiermente:—Giuseppe!

Ma Giuseppe dormiva il terzo sonno e non avrebbe udito nè anche un colpo di cannone. Come fare adunque? avanti ancora; qualcheduno lo aiuterebbe, per bacco.

E già, sgusciato alla svelta sotto i pini, era arrivato presso il vicolo che metteva alla propria casa, quando gli parve di scorgere due ombre nere, in piedi, a venti passi da sè.

—Son caduto in bocca al lupo?—pensò trattenendo il fiato, ansante, tremante dalla paura. E difatti le due ombre, d'accordo, si mossero all'improvviso contro di lui. Non istette certo ad attenderle, ma spiccò un altro salto e via nuovamente di galoppo, come se avesse il diavolo alle calcagna.

Ed aveva girato a destra la parte posteriore della chiesa picchiando una spallata contro lo spigolo del campanile, quando fu colpito da una luminosa idea e senz'altro scavalcò la siepe. Stavagli in faccia la casetta di Benvenuto, sbarrando quella finestruola a tre vetri da cui veniva fuori uno sbadiglio di luce rossa. Nel medesimo tempo egli si sentì stringere al braccio da qualcuno che lo attirava adagio adagio nel corridoio ed una voce femminile, carezzevole e turbata, gli mormorò all'orecchio:

—Ah! sapeva bene, Paolo, sapeva bene!

La cucina era buia e silenziosa; le porte chiuse e sicure; nell'aria fiutavasi quell'odore allegro di cenere spenta che sale dal focolare i giorni di festa.

—L'ho scappata per miracolo, sai, Caterina?—disse Maometto tranquillandosi a poco a poco e respirando.

Poi sedettero entrambi sopra il secondo gradino della scala di legno e chiacchierarono lungamente a bassa voce.