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Assai tardi, verso mezzanotte, Benvenuto rincasò. Era alticcio e di buon umore. Fece scricchiolar sotto i passi incerti e pesanti il legno della scala, entrò in camera, accese il lume e si svestì per coricarsi. Sperava che Caterina non lo sentirebbe.

Ma ella, benchè mezza addormentata, lo sentì egualmente. Aperse un occhio, sollevò la testa sul guanciale e domandò come in sogno:

—E i carabinieri?

Benvenuto ammorzò il lume in quel momento. Non rispose, ma pensò tutto inquieto mentre la testa gli girava:

—O che ci sarebbero anche i carabinieri, adesso?

VIII.

L'orologio di papà Gedeone.

Dovete sapere che l'orologio di papà Gedeone era un orologio svizzero dell'età di cento venti anni circa, acquistato da lui a Dresda e inchiodato su la muraglia della sua bottega da quasi mezzo secolo.

Meraviglioso per un orologio! esso in tanti anni mai non aveva sofferto il minimo guasto, non aveva mai sbagliato di un attimo e non s'era mai dimenticato di suonar ciascun'ora puntualmente. Il suo quadrante bianco con un poco d'acqua fresca perdeva sùbito le macchie che le mosche vi avessero deposto; ed i suoi uscioli chiudevano così bene il meccanismo da non lasciarvi penetrare nè meno un atomo di polvere. Le sfere giravano tranquillamente da vecchie amiche di casa, pulite dalla spazzola di papà Gedeone ed unte dalla penna d'oca di Martuccia: il pendolo ondulava col suo sdegnoso tic tac, che papà Gedeone a furia d'abitudine sentiva nelle orecchie anche di notte mentre dormiva, e la rubiconda faccia di Guglielmo Tell dipinta sul dinanzi della cassa continuava a muovere, da destra a sinistra e da sinistra a destra, i suoi occhi neri che spaventavano i fanciulli del paese.