In paese, da Lorenzo il ferraio a compar Matteo il sindaco, tutti conoscevano l'orologio di papà Gedeone; ogni giorno anzi ne tessevano il panegirico almeno quattro o cinque volte e, quando non avevano da fare, or uno or l'altro si mettevano davanti ad esso con la faccia per aria, a bocca aperta ed in rispettoso mutismo, a fine di non disturbarne il lavoro.

La gente di campagna è molto appassionata per gli orologi di qualunque genere; quel movimento nascosto e continuo che segna il tempo con una esattezza a tutta prova è sempre oggetto degno di attenzione e riverenza; ci deve essere alcunchè di sovrannaturale che, invisibile, regola ed anima poche rotelle di stagno senza intervento d'opera umana: e sarebbe ingratitudine non riconoscere l'ingegno superiore di colui che ha saputo mettere insieme una macchina così bella ed intelligente.

Lorenzo ferraio era, dopo Gedeone, il più entusiasta per l'orologio magnifico; egli, che aveva l'incarico di custodir quello del campanile, veniva ogni mattina ed ogni sera a consultarlo su l'ora precisa e ben si può asserire che tutte le operazioni, i contratti, le partenze e financo le messe del paese, erano stabilite e quasi dominate dagli occhi di Guglielmo Tell.

Guglielmo Tell insuperbiva della propria onnipotenza; guardava ironicamente quei bietoloni che lo ossequiavano e salutavano in mille maniere, sorrideva sotto la barba rossastra ed il suo maggior divertimento era mostrare che per lui non finivano mai gli anni, i peli non incanutivano mai, non si chiudevano mai le pupille. Egli pareva dire: ecco, io son padrone di tutti quanti. Cenate quando voglio io: andate a letto quando voglio io: vi alzate quando voglio io. So far di meglio che abbattere le poma in capo ai fanciulletti. Prescrivo fior di leggi alle persone autorevoli del paese. Il cappellano fa suonar l'avemaria quando glielo dico io; il sindaco celebra i matrimoni quando glielo consento: il maestro apre la scuola quando lo avverto. Nulla si può fare senza consultarmi. Anche il sensale qui presso vende e compera le sue vacche dopo avermi chiesto consiglio. Poveri diavoli! il cappellano morirà, il sindaco sarà destituito, il maestro diventerà cieco e compare Folco perderà i suoi marsupî. Boba da riderne. Io sono eterno, sfido la sorte, seguiterò a spadroneggiare ad un altro sindaco, ad un altro cappellano, ad un'altra generazione di uomini e di donne.

Al mondo nessuno potrebbe vantarsi d'altrettanto. Ed una persona che non dorme, che non mangia, che non si ammala, che non invecchia e che insomma è immortale ha ben diritto a qualche deferenza per parte de' suoi simili.

* * *

Fu Tata il primo che, una sera, si permise una ingiuria inperdonabile contro l'orologio di suo zio. Papà Gedeone al deschetto batteva il cuoio per un par di suole, diritto sopra lo sgabello imbottito, con gli occhiali sul naso ed i grossi baffi grigi da vecchio militare pioventi verso le labbra. Narrava per la centesima volta la storia della propria giovanezza, collegata naturalmente con la storia dell'orologio. Parlando, la sua voce di mano in mano intenerivasi ognora più e gli occhi brillavano come braci.

Lorenzo ferraio, Toniello, Tata e Martuccia ascoltavano in silenzio alla lucerna: Martuccia soffiava il naso ad ogni tratto, Lorenzo ferraio e Toniello giocherellavano coi piccoli strumenti da lavoro e Tata, molto burbero, picchiava gli scarponi per terra.

Oh! quell'orologio ne aveva pur visto di belle! Da solo aveva girato il mondo più che tutti i presenti insieme. Nella genealogia de' suoi possessori papà Gedeone sapeva essere stato un russo, un danese, un maresciallo di Francia ed un sàssone. Il russo avevalo comperato per quattro rubli dal fabbricatore di Ginevra; poscia, portatolo a Nininovogorod, era stato costretto cederlo al danese. Costui, che si trovava allora nell'esercito di Napoleone, voleva mandarlo in regalo alla propria amante: ma la famosa ritirata gli tolse l'esistenza ed il pendolo passò nelle mani d'un suo compagno, attendente presso il maresciallo. Quel maresciallo, perdutosi con le proprie divisioni in mezzo alla neve, senza un villaggio ove riposarsi, nè un'osteria per rifocillarsi, nè un'almanacco su cui misurare il tempo, appendeva ogni notte l'orologio entro la tenda e fu in questo modo che si potè conoscere la durata del viaggio oltre il numero dei militari morti di freddo o di fame. Tutte le volte che Guglielmo Tell moveva gli occhi era una vittima nuova caduta nel terribile deserto.

Lorenzo ferraio rabbrividiva.