—Oh! non è qui tutto—ripigliò allora papà Gedeone cessando di battere il cuoio.—Una mattina il maresciallo abbandonato da' suoi dragoni fu raggiunto da un'orda intera di cosacchi i quali me lo tagliarono a pezzi. L'orologio, ch'era legato ad un gancio della tenda, nella mischia precipitò sul terreno; i miserabili non lo videro e, quando un altro corpo dell'esercito passò per quelle contrade, trovando il pendolo e guardando che ore segnavano le sfere, si potè indovinar senza fatica il momento preciso dell'assassinio. Poichè il meccanismo, nel percuotere contro il suolo, si era fermato. Così la vedova del maresciallo ogni giorno, finchè visse, e visse a lungo, in quello stesso momento andò a pregare per l'anima dell'infelice.

Gli altri fingevano strabiliare.

—Guardate un po' se par naturale una simile cosa? chi lo imaginerebbe? un orologio così bravo ed istruito? che fa l'officio d'un indicatore? che serve alla pietà d'una vedova, alla religione d'una donna onorata?

Toniello non riusciva a capacitarsene.

—E quando penso—proseguì papà Gedeone—quando penso che mio padre vedendomi arrivare, dopo quasi undici anni di lontananza, con l'orologio sotto le ascelle, mi gridò sùbito: cosa diavolo porti? Bel complimento, corpo di una saetta. Era questa la maniera di riceverci? Ma è inutile; i vecchi non vogliono saperne di novità, nè di cose buone e preziose.

Tata a questo punto non si contenne più. La storia della vedova non gli piaceva.

—Oh! andate là, zio. Una grande trappola che è il vostro orologio!

Papà Gedeone lo guardò furibondo. Gli diede proprio dell'ignorante, disse che i giovani della giornata non se ne intendono di nulla eppure sono presuntuosi all'eccesso, minacciò di mandarlo via e lo chiamò: razza di cane.

Tata divenne pallidissimo.

—Razza di cane a me! a me! perchè avete viaggiato un po' con lo zaino in ispalla! perchè siete stato fantaccino undici anni! ah! giuraddio!