I colloquî, anzi, i monologhi di Lorenzo non cambiavano mai.
—Papà Gedeone, son qui a rompervi le scatole per un poco di filo;—oppure: per un dito di cuoio;—oppure: per un chiodino da mettere alle ciabatte. E così? che ora facciamo? oggi siam giusti: la differenza è solo di sette minuti. Però, unsi d'olio le ruote piccole del congegno. In un luogo mancava una laminetta d'ottone; foggiai la maniglia d'un uscio e ve la posi. Niente di nuovo? Ho visto il vostro garzone che andava dal fornaio. Sapete che è un gran bighellonaccio? correva dietro alle oche, dico, in mezzo alla via, e poneva loro le bricciole su la coda. Mi son permesso di dargli uno scappellotto. Già. Ha la pelle dura. Sicchè dunque vi hanno raccontato? al sindaco è morto il bracco. È stato morsicato da una bestia forestiera e si è dovuto attossicarlo. Una morte orribile. Io l'ho visto dalla inferriata; aveva la bava alla bocca e si contorceva come un cane. Non potevano attendere? si è sempre in tempo ad ammazzare. Ma voi siete stato anche in guerra ed avete visto di ben altre cose, non è così?
Papà Gedeone allora cominciava a rianimarsi nelle memorie del passato e le sue disquisizioni concludevano sempre con un rabbuffo al presente.
—L'Italia? la libertà? dove è questa Italia? bella roba che ci han dato. La miseria, e tutti i vizî, e le birbanterie, e le stupidaggini. Non si può più bere un bicchiere di vino; falsificato anche il vino. I croati erano rozzi ma ci davano da bere. E il tabacco? altro che i virginia, i sella, i che so io. L'ho a morte con questi italiani del diavolo. Dico dunque che la va male. Non si lavora più. C'è tanti che si fanno concorrenza. La roba è cara e noi non ci pàgano mica. Guardate: sui registri ho per duecento e più lire di credito. Denari buttàti via. Ho paura che morirò senza rivederli. Basta, finiamola. È meglio farci una croce su la lingua. Qualche giorno la succederà grossa.
E Lorenzo, strizzando l'occhio a Martuccia, guardava in alto un certo quadro bislungo, entro la sua cornice greggia, semi coperto da ragnateli e voltato con la faccia verso il muro. Il ritratto di Garibaldi.
* * *
Martuccia sedeva alla tavola di noce, nella parte posteriore della bottega. Cadeva la sera; sul focolare si udiva un allegro bollir di pentola.
—Papà!—ella disse con voce tremolante. E le sue dita sfogliarono le pagine d'un librone che le stava dinanzi tutto stellato di sgorbi neri e traversato da lunghe striscie d'inchiostro. Gedeone, al deschetto, aveva deposto una scarpaccia e coi gomiti su le ginocchia meditava in silenzio.
—Papà; sono due settimane che non prendiamo un soldo. E dieci giorni fa hai dato trentasette franchi in prestito al pizzicagnolo. Se non tieni denari di sopra, in qualche canterano…
—Non ho niente—rispose asciutto asciutto il vecchio.