Il povero uomo alla fine, trovandosi così bersagliato, perdette la testa e un bel giorno confidò a Martuccia che gli pareva di essere uno scemo.
Quanto a Tata, s'era opposto vivamente che suo zio gli facesse un quarto paio di stivali: essere troppa la spesa, ritener che doveva incolparsene qualche spirito maligno, demonio o strega o mago sabino, aver intenzione di parlarne col cappellano e di pregarlo a benedirgli i piedi con l'acqua santa. In realtà papà Gedeone non avrebbe trovato nei canterani due lire per comperare un'altra lista di cuoio.
Ma ogni cosa ha la sua spina e la sua rosa, come sentenziava Lorenzo ferraio. Il quale una sera giunse tutto in chicchera (cioè con le scarpe e senza grembiale) giunse tutto in chicchera, accompagnato dal figlio maggiore del sagrestano. Essi presero papà Gedeone a tu per tu e gli dissero:
—Tata è figlio di vostra sorella Maria. Maria morendo ve lo raccomandava. Egli ha fatto il militare, è sano, è senza fastidî, è un bel maschione: tien via un cumuletto di marenghi guadagnati con le sue onestissime fatiche; non ha vizi, gli piace la pipa ma è meglio la pipa che peggio. Sicchè dunque, per che cosa non gli dareste Martuccia? L'età è a proposito: si vogliono bene, anzi benissimo, o non desiderano che questo. Fateli contenti e sarete contento anche voi.
Papà Gedeone rispose con una sola parola:
—Amen.
E diede una affermativa crollatina di spalle.
* * *
Il giorno delle nozze papà Gedeone era di allegrissimo umore. Tata portava una coppia di quegli stivali famosi nè sembrava esservi a disagio.
—Oh! da un pezzo ho capito che me la volevi fare—mormorò in fine di pranzo papà Gedeone a sua figlia.—E trinciò la mano per aria, sorridendo, in atto di carezzevole minaccia.