Frattanto Lorenzo ferraio, rosso come un peperone, passava dall'uno all'altro dei convitati susurrando loro nell'orecchio:
—Sapete, già: era Martuccia che metteva i chiodi, e tagliava le suole, e cuciva le pezze di cuoio. Ho sempre detto che è maliziosa come… come… come… Facciamo baldoria!
XI.
Le redini di Brunello.
Quando Momolo arrivò, Bortolino dal ferro e Marco suo garzone stavano attaccando i fanali al baroccio.
—Ti aspettava—disse Bortolino al cognato;—anche mia moglie è impaziente di vederti. Abbiamo apparecchiato un vinello coi fiocchi e la mia festa si farà in allegria. Solamente, mi dispiace ma devo lasciarvi qui sino ad ora tardissima. Saverio mi ha portato in principio di sera un biglietto di mio cugino il quale ha una cosa importante da comunicarmi. Bisogna ch'io scenda a Fiumenero. Non so di che si tratti: ma vedrai che prima delle undici sarò di ritorno.
Elena comparve portando un lume; salutò il fratello e lo invitò ad entrare. Il baroccio era pronto.
—Io vado—gridò Bortolino; e saltò in fretta sul veicolo. Poi diede una frustata, brontolò un arrivederci e Brunello si mosse verso il portone. Marco lo teneva per le redini.
—Lascialo stare che lo guido io—gli disse il padrone. E fermandosi di colpo, come preso da un pensiero subitaneo, si rivolse ancora a Momolo.
—Perdonami, sai: non ti ho domandato di tua moglie. Perchè non è qui
Petronilla?