Ma, quando il portone fu aperto, Brunello, stanco, sudato, impolverato e sporco di schiuma, fece il suo ingresso da solo, tirandosi dietro il baroccio vuoto e urtandolo spietatamente contro i muri.
—Dov'è Bortolino?—gridò Elena atterrita.
Marco e Momolo si posero intorno al cavallo tastandolo, palpandolo, guardandolo per di sopra e per di sotto, interrogandolo come se avessero potuto cavarne qualcosa. Brunello, contentissimo di tante carezze, continuava a nitrire e scuotere la criniera, come per liberarsi dai fastidî, e fissava gli occhi annebbiàti dal sonno in faccia alle tre persone.
—Santo Dio, è avvenuta una disgrazia!—esclamò Elena con voce strozzata.
In quel momento Marco e Momolo si consultavano tra loro. La ruota destra aveva perso un raggio e uno dei fanali era andato in frantumi. Quand'ecco il garzone, toccando la bocca della bestia, s'avvide che il morso pendeva slacciato e che le redini non c'erano più.
—Ormai è certissimo—ruggì egli pallido per l'emozione:—il principale fu attirato in un'insidia; me l'hanno sorpreso, me l'hanno derubato, me l'hanno assassinato!
Elena scoppiò in singhiozzi: Momolo da uomo prudente ed energico si fece sùbito portare una corda, la adattò sui finimenti del cavallo, salì in cassetta e raccomandando la calma si mosse fuor del cortile.
—Vengo anch'io, vengo anch'io—mormorava Marco desideroso di poter scarrozzare: ma quell'altro non voleva incomodi e senza tanti complimenti si liberò di lui con una scudisciata.
Poi giù, giù, lungo il Serio a rotta di collo. Passò per Bondione e si arrestò un attimo da Gervasio a chiedergli notizie. Sbucarono su la via in quattro o cinque, ma non seppero dirgli nulla di preciso. Avevano sentito rotare un paio di volte il baroccio: ma, siccome stavano giocando animatamente, non s'erano accorti da che banda venisse e per dove si dirigesse. Altro non si poteva aggiungere. Momolo non diede spiegazioni di sorta e proseguì. Era forte e coraggioso, ma trovandosi in mezzo a quel buio profondo, affatto solo e senz'armi, appena l'impressione del primo istante fu sbollita si pentì di non aver chiesto a Gervasio un fucile, un coltello, una difesa qualunque. Non gli conveniva rifar la strada: scese dal baroccio, strappò un grosso palo da una vigna e, munito di esso, continuò con maggiore confidenza.
Il Serio rumoreggiava rompendosi contro le sponde: nembi di polvere volavano per l'aria e le zampe del puledro battevano il terreno come colpi di martello. Momolo passò davanti alla propria casa.