—Guarda—pensò.—E se domandassi qualcosa a Petronilla?

Egli fermò di nuovo la bestia, si lanciò dal baroccio, girò intorno all'orto, s'accostò alla finestra posteriore del pianterreno e, spingendo la destra oltre l'inferriata, percosse leggiermente i vetri.

—Petronilla!—gridò.

Nessuno rispose.

—Petronilla!—replicò più forte.

Ma il vento portava lontano la sua voce.

Allora si decise ad entrare. Movendosi verso il muricciolo di cinta e la porta d'ingresso, inciampò in qualchecosa di mobile e penzolante; pareva una bacchetta, o una corda, o una coreggia. Si chinò, la raccolse e, seguendone il corso con la palma, venne a toccare l'inferriata stessa. La distaccò, ritornò al baroccio, alzò fin sotto i raggi del fanale quell'arnese trovato e non potè reprimere un'esclamazione di meraviglia.

Erano le redini di Brunello!

Non molte cose dunque si potevano sospettare.

Con ogni probabilità i ladri, assaltato Bortolino, avevano legato il suo cavallo in quel luogo e si erano allontanàti di fretta. Questo per due motivi: o perchè si trovavano in condizioni tali che il carro ed il cavallo non avrebbero potuto condurli seco senza pericolo di compromettersi e tradirsi; o perchè intendevano di far perdere in questo modo le proprie traccie. Comunque si fosse, Bortolino o era già spacciato o stava in un brutto rischio e quanto a Brunello, stancatosi di rimanere al vento ed al freddo, rotte con uno sforzo estremo le redini forse già guaste nell'assalto, da animale intelligente era tornato a casa. Nessun dubbio in proposito: Momolo ebbe un capogiro. Tosto, macchinalmente, risolutamente, a passo fermo penetrò nell'orto con le briglie ripiegate su la mano. L'uscio esterno era spalancato: un filo di luce passava dalla fessura dell'uscio interno: Petronilla non aveva ancor lasciata la cucina. Egli ne provò stupore. Sua moglie nel salutarlo due ore prima gli aveva promesso di coricarsi di lì a poco. Come spiegare questo cambiamento?