Quando Elena udì il passo di Brunello che s'avvicinava di furia, tremò per l'angoscia e congiunse le mani in atto di suprema preghiera. Marco da un pezzo correva per Bondione raccontando l'avvenimento e commentandolo in mille modi. Alla statura, al profilo, al tutt'insieme ella indovinò che l'uomo arrivato con suo fratello era Bortolino. La gioia la rendeva pazza; gli si precipitò nelle braccia, lo baciò sul viso e su le spalle, l'attirò in casa, sospirando, senza parlare. Ma al lume della lucerna si accorse che Bortolino era bagnato di sangue; due solchi profondi gli fendevano le guancie e gli abiti portavano grosse macchie rossastre.

—Tu sei ferito! tu sei ferito! oh! per amor di Dio! quale disgrazia!—susurrò affannosamente. Momolo guardava smorto come un cadavere.

—Non è niente!—disse Bortolino.—Brunello mi ha rovesciato sovra un mucchio di pietre.

Elena proruppe in acerbi rimproveri.

—Bortolino: vedi adesso? non te l'aveva detto io? oh! se tu mi avessi obbedito, Bortolino! se ora sei rovinato, colpa tua, colpa tua: e mi rincresce ma ti sta bene.

Bortolino dal ferro per togliersi alle seccature si coricò. Elena accomiatato il fratello gli portò vino caldo, gli raccomandò che sudasse, lo vegliò come un bambino, preparò le bende per fasciargli le guancie.

In quella giunse Marco.

—Lena!—gridò stando abbasso.—Dove siete? oh! se sapeste! il principale è annegato. Ho visto le sue scarpe su la sponda. Vado a Gromo per i carabinieri.

Elena, chiamandolo imbecille, gli ordinò di salire. Visto Bortolino sotto le coltri egli stralunò tanto d'occhi.

—Oh! quella bestia d'un puledro!—ripeteva la povera donna.—L'ha scaraventato nel letto d'un torrente e le pietre gli han lacerato la faccia. Così dicendo sollevò un poco le coltri e la fasciatura, per mostrare a Marco le piaghe di suo marito.