—Pietre?… pietre?…—mormorò Marco incredulamente.—E pensate che le pietre….
Bortolino seccato gli additò la porta con un gesto eloquente.
Pochi giorni dopo Brunello era venduto ad un mercante girovago e Marco tornava a Passevra sfrattato per sempre.
Elena fu contentissima.
XII.
Le nozze.
Din don dan…
La contrada era piena di gente: uomini donne, vecchi, bambine, quasi ammonticchiàti gli uni su gli altri. E tutte quelle faccie impazienti erano volte verso una sola parte dove aprivasi il portone della chiesa come un gran buco nero, sormontato dagli affreschi allegorici. In fondo, presso l'altare, lucevano alcune fiammelle, cioè lampade e candele, schierate intorno ai dieci vescovi di rame inargentato: presso il campanile una ventina di fanciulletti ondulavano in su ed in giù, vociando e battendo le mani allorchè passavano i chierici in cotta bianca.
Quand'ecco la porta dell'uffizio comunale si aperse; il cursore comparve col berretto di gala in testa e la guardia forestale gli tenne dietro, curva nella sua divisa grigia dagli orli verdi. Poi uscirono tre o quattro contadini vestiti di scuro, poi spuntò lo sposo, poi finalmente la sposa, timida, timida, con l'abito color latte e vino, un gran velo nero buttato sul capo e gli occhi bassi verso terra.
Fu un grande scoppio di grida, saluti e risa: la comitiva s'ingolfò nella chiesa e la folla dentro anch'essa confusamente, allegramente.