—Non sei contenta?
—Altro!
—Perchè non parli?
—Ma… sai bene…
E Procolo accarezzavala affettuosamente, diventato distratto anch'egli. Perchè dunque così taciturna e pensosa? non le piaceva essere vicino al suo marito? forse trovavasi impacciata tra persone che non conosceva? forse le rincresceva di abbandonar la sua famiglia?
Un'idea terribile gli venne. Si rammentò di Battistino, quegli che la voleva sposare, prima di lui: il bel legnaiuolo che l'aveva innamorata, il birbante che si ubbriacava sempre e che, dopo una sanguinosa rissa co' suoi compagni, era scappato chi sa dove, indarno cercato dalla giustizia.
Senza dubbio il poco di buono minacciava qualche tiro de' suoi.
* * *
Venne la sera e presto. Procolo mandò a chiamare il vecchio Martino, il quale arrivò trascinando il suo organetto mezzo sconquassato e difeso da tela verde. Egli si mise davanti alla porta e cominciò a far girare il manubrio mentre le note scappavano fuori dello stromento come stridi, andando in su ed in giù, a destra e sinistra, scordate, aspre, matte; grattavano le orecchi.
Pure, a quella musica, il più giovane dei camerati sentì agitarsi il sangue, non potè star fermo, afferrò una qualunque fra le donne e via, prese a far salti con lei, battendo i tacchi sul pavimento, strisciando, curvandosi, inchinandosi come sogliono i ballerini di campagna. L'esempio non dispiacque; altre coppie lo imitarono: la festa raggiunse il suo momento di crisi. Quelle gambe pesanti e rudi balzavano per la cucina, intorno alla tavola, picchiando calci contro le sedie e le panche del focolare; le faccie diventarono rosse e, in mezzo al frastuono, alla polvere, ai canti, si videro anche i vecchi a sorridere, il vino bagnò le pietre del suolo, qualche scodella cadde in frantumi: l'ebbrezza invase tutti i cervelli e i poveri diavoli dimenticarono di essere poveri diavoli.