[187]. Alla lezione corrispondente alle prime pagine (67-70) della lezione 3.ª

[188]. Cfr. sopra p. 70 «.... Tutte queste determinazioni sono sparse, un po' confusamente, nelle opere de' filosofi nostri e stranieri di quel tempo. Sono semplici indizii, semi e germi, i quali si raccolgono più o meno e hanno maggior vita nella coscienza di Bruno e di Campanella...».

[189]. Vedi pure sopra p. 71.

[190]. Federico Quercia (di Marcianise, prov. di Caserta), n. 23 febbr. 1826, scolaro del Puoti, e in filosofia del Palmieri, come in diritto del Savarese. Fu per molti anni provveditore agli studi. Morì nel 1899. Vedi su di lui l'art, di R. de Cesare, Fed. Quercia e la Napoli letteraria di 40 anni fa, nella rivista Flegrea di Napoli, II, 6. — Gatti (Stanislao) è il noto scrittore, critico e giornalista, di cui si hanno due volumi di Scritti varj di filosofia e letteratura, Napoli, 1861, Stamp. Nazionale, e parecchi articoli sparsi per le riviste. V. intorno a lui in F. de Sanctis, La letteratura italiana nel secolo XIX, Napoli, 1898, p. 206, una nota di B. Croce.

[191]. Procurati allo Spaventa dal discorso da lui pronunciato al Parlamento l'8 dicembre 1861; v. R. de Cesare, S. Spaventa e i suoi tempi, nella Nuova Antol. del 1.º luglio 1893, p. 50.

[192]. R. Mariano scrive invece che quella prolusione fu per molti giovani che erano ad ascoltarla «come una rivelazione», e per lui «proprio la voce dall'alto sulla via di Damasco». A. Vera, Saggio biografico, Napoli, Morano, 1887, pp. 37. Essa venne inserita nel Politecnico di Milano, fasc. di maggio 1862 (XIII, 199-222), ed è intitolata: Della storia della filosofia. Il Vera la ristampò quindi ne' Mélanges philosophiques, Paris, 1862

[193]. Scrivendo forse la Nota alla Prolusione, pp. 34-41.

[194]. Era rettore dell'Università Giuseppe de Luca, insegnante di geografia, e dal 1884 incaricato anche dell'insegnamento della statistica; autore di varii libri di geografia.

[195]. M. Monnier in un suo art. Le mouvement italien à Naples de 1830 à 1865, della Revue dea Deux Mondes (15 avril 1865, p. 1038), accenna a «deux petites émentes» che sarebbero state suscitate nel 1861 dai professori privati e qui, n'ayant pu fournir leurs titres, avaient perdu leur gagne-pain» — «La première fut un soulévement d'étudians qui sifflérent leurs maîtres en criant à la fois: À bas De Sanctis! à bas Hegel! à bas le Pape-roi! Le ministre et le philosophe étaient injuriés, comme on volt, en pieus compagnie». — E questa prima (nonostante la discrepanza delle date) deve corrispondere alla dimostrazione di cui parla lo Spaventa in questa e nella VI lettera. Dell'altra, dovuta a un cotal fanatico predicatore della chiesa del Salvatore (vicina all'Università), ricordata anch'essa, più avanti, in queste lettere dello Spaventa, così scrive il Monnier: «La seconde émeute fut plus grave, elle vint du dehors. Excitée par an prêtre, la populace, armée de pierres et de couteaux, même de pistolets, se rua sur l'université, dont elle envahit les salles. Il y ent des vitres cassés, du sang versé. La garde nationale dut intervenir. On était encore en révolution, et l'on so permettait quelques vivacités de polémique. Le prêtre fut mis en prison; on lui conseilla de ne plus faire de philosophie en chaire, et on l'acquitta». — Questo tumulto avvenne il 15 marzo '62 e vi s'accenna nella lettera di Silvio a Bertrando Spaventa, più sotto riportata, del 20 marzo 1862 (lett. XI), responsiva ad una lettera di Bertrando andata smarrita. Cfr. anche la lett. XII.

[196]. Al solito!