Intanto si avvicinava il tempo, in cui la carta marchiata per essere usata in America doveva dall'Inghilterra arrivare; e già s'approssimava il giorno prefisso dalla legge, in cui doveva la provvisione della marca avere il suo effetto, il quale era il dì delle calende di novembre. Questo chiamavano gli Americani giorno infaustissimo, e principio di futuri mali alla patria loro. Comparvero il dì 5 ottobre a veduta di Filadelfia presso Gloucester-Point i vascelli carichi della carta. Tosto tutte le navi che si trovavano in porto alzarono le bandiere loro a mezza stacca; con battuffoli s'avvilupparon le campane, e queste suonarono a scorruccio sino alla sera, ed ogni cosa pareva dinotare un tristissimo ed universale lutto. Alle quattro dopo mezzo dì parecchie migliaja di cittadini concorsero al palazzo per consultar tra di loro sul modo di prevenire l'esecuzione della marca. Determinarono, avendo per capo dell'impresa Guglielmo Allen, figlio del presidente della Corte di giustizia, di mandar dicendo a Giovanni Ugo, principal uffiziale della marca nella provincia, rinunziasse all'uffizio. Alla quale richiesta, egli, dopo molte lustre e tergiversazioni, malvolentieri, e contro suo stomaco acconsentì. Il tumulto durò molti giorni; ed in questo mentre attendeva l'Ugo ad affortificarsi in casa, e chiamava in ajuto gli amici, temendo, malgrado la rinunziazione, di essere ad ogni ora manomesso. In mezzo a tanta sommossa, i soli Quaccheri, i quali sono in gran numero nella città di Filadelfia, si astennero dal tumultuare, e pareva, fossero a prestare la obbedienza alla legge della marca inclinati; e così operò pure quella parte del clero anglicano, che là si trovava; ma questi erano pochi.

In Boston arrivò la carta a' dieci di settembre; e tosto il governatore scrisse all'assemblea dei rappresentanti ricercandogli del consiglio loro, stantechè l'Oliver aveva l'uffizio rinunziato. Al quale l'assemblea rispose: questa cosa non esser di competenza loro, e perciò fosse contento il governatore di avergli per iscusati, se non potevano in questo dargli nè consiglio nè assistenza. Così fuggirono la tela, e lasciarono il governatore solo a spelagarsi da sè. Per la qual cosa le balle che contenevano la carta marchiata, furono dal governatore depositate nel castello, perchè ivi fossero guardate, ed all'uopo dalle artiglierie della fortezza difese.

Ma il dì primo di novembre in sulla diana suonavano in Boston tutte le campane a lutto. Ritrovaronsi appiccate due figure all'olmo di smisurata grandezza, il quale, come di sopra s'è detto, era vicino ad una delle uscite della città, e che fin da quel giorno, in cui incominciarono i tumulti, aveva ottenuto il nome di albero della libertà; conciossiachè all'ombra sua usavano i zelatori convenire per discorrere in comune sulle bisogne loro; dalla qual cosa nacque poi, che in tutte le Terre si piantarono, ed i già piantati si chiamarono, ad esempio di quel di Boston, alberi della libertà. I Bostoniani si levarono a romore, e fecer popolo. Alle tre dopo mezzo dì le due effigie fra le acclamazioni universali furon tolte dall'albero, portate attorno la città, ed alle forche appiccate, poi tagliate a pezzi, e disperse al vento. Ciò fatto, il popolo si ridusse alle case sue, e le cose passarono assai quietamente. Ma poco tempo dopo, trascorsero ad una cosa molto biasimevole; avendo con brutte maniere sforzato l'Oliver, il quale già molto prima aveva al suo impiego d'uffiziale della marca rinunziato, di andare all'albero della libertà tra mezzo la moltitudine, e là pubblicamente, e con giuramento fare una nuova rinunziazione; come se di questi giuramenti fatti per forza si soglia tenere qualche conto, e meglio non dimostrassero la violenza di chi costringe, che la volontà di chi è costretto.

Si leggevano in molti luoghi sulle porte degli uffizj pubblici, e su pei canti delle contrade queste parole: il primo che o distribuirà, o userà carta marchiata abbia cura della sua casa, della sua persona e delle sue masserizie. Sottoscritto, vox populi. Le genti armeggiavano; gli amici alla marca avevano paura.

Nè meno gravi furono i disordini nella città della Nuova-Jork, dove essendo arrivata la carta marchiata in sull'uscire d'ottobre, ed il Machever, eletto distributore, avendo rinunziato, il vice-governatore, il quale era un Colden, personaggio per le sue opinioni politiche poco accetto all'universale, la fece ridurre nel Forte Giorgio; ed avendo alcune cautele usato, perchè ivi fosse sicura, il popolo entrò in sospetto di qualche mala intenzione da parte sua. Perciò il dì delle calende di novembre verso sera, la plebe concorse in gran numero traendo a furia alla volta del Forte; fece impeto nelle stalle del vice-governatore, ne portò via la carrozza, recandosela, come in trionfo, per le principali vie della città. Itasene in sulla piazza grande, e rizzatevi le forche, vi appiccò l'effigie del vice-governatore con nella man ritta un gran pezzo di carta marchiata, e nella sinistra la figura di un demonio. Poi lo tirò giù, e portò tutto a processione, la carrozza la prima, alle porte della fortezza, e di là fino alla scarpa della medesima sotto le bocche dei cannoni, dove le abbruciò, facendo una gran baldoria tra mezzo gli evviva e l'esultazione generale di molte migliaja di persone. Ma a questo non si fermò la gente infuriata; anzi trasse tosto alle case del James Maggiore, le quali erano gentilmente fornite di ogni cosa, con una libreria di molto valore, e un giardino bellissimo; ed in un baleno guastarono o distrussero il tutto; accesero anche il solito falò, dicendo; quest'esser le feste, che il popol dava agli amici della marca.

I caffè eran divenuti, come le scuole o palestre pubbliche, dove gli oratori popolari, montando sulle scranne o sulle tavole, predicavan le dottrine alla gente che vi concorreva per l'ordinario in gran numero. Adunque in uno di questi raddotti, frequentissimo di avventori, e nella città della Nuova-Jork, un buon cittadino, rizzatosi, esortava, si procedesse pacificamente. Esclamava, questi essere modi da condannarsi. Pregava poscia gli abitanti a pigliare le armi ed a convenire ad ogni romore che si levi, per contener i faziosi. Avrebbe ottenuto l'intento. Ma il capitano Isacco Sears che era stato corsale, e che acerbissimo si mostrava contro la marca, disse al popolo, non badasse più che niente a questi uomini peritosi, che adombrerebbon ne' ragnateli; andassero con lui; doversi avere in mano la carta marchiata. Alcuni Capi popolari lo seguitarono; gli altri se ne van colla piena. Mandarono al governatore dicendo: che sarebbe il meglio, consegnasse loro la carta marchiata. Egli dapprima volle andar per la lunga, allegando, si aspettava di breve il governatore Enrico Moore, e che questi avrebbe fatto ciò che avrebbe creduto del caso. Il popolo non se ne contentò. Insistette o di aver quella di quieto, o se la piglierebbe per forza; e di già v'era pericolo di sangue. Ma finalmente il vice-governatore, per evitar qualche gran male, consentì a rimetterla in potestà loro; ed eglino con gran soddisfazione nel palazzo di città la depositarono. Dieci casse però di carta, che arrivarono dopo, furon dal popolo pigliate a furia, ed arse.

Malgrado si fossero commessi tanti disordini nella Nuova-Jork dall'infima plebe, abbondavano però in questa città cittadini di più quieto animo, i quali se avversi erano dall'un canto alle pretensioni del Parlamento britannico, e specialmente all'atto della marca, non detestavano però meno queste insolenze popolari, sapendo benissimo, che in elle niuna persona ne fa bene, se non i disperati, e che i garbugli non fanno che pei mali stanti. Credettero perciò, fosse opportuna cosa di non rilasciar maggiormente la briglia alla sfrenata plebe; ma anzi di trovar un modo di dirigere ed incamminar al fine, che si proponevano, i moti di quella. Perciò fecero un convento di tutto il popolo nei campi vicini alla città, dove fu proposto, si eleggesse una congregazione d'uomini amici alla libertà, perchè tenessero carteggio con simili uomini d'altre colonie, avvisassersi diligentemente di tutto quanto occorreva, acciò si potesse all'uopo muovere ad un tratto, e come un corpo solo, tutto il popolo delle diverse province. Ma la cosa era piena di pericolo, avvicinandosi essa, se non era del tutto, all'aperta ribellione. Epperò molti, i quali erano tra gli altri stati trascelti per membri della commissione, con varj colori se ne scusarono; ma finalmente il corsale, e quattro altri dei più animosi offersero sè stessi, e furon approvati dall'universale. Misero essi tosto la mano all'opera, e le lettere sottoscrivevano con tutti i nomi loro. Pregarono i Filadelfiesi, sporgessero le lettere alle colonie più meridionali, ed i Bostoniani alle settentrionali. E questa fu come una seconda generazione di figliuoli della libertà, i quali per mezzo di procacci regolari ebbero determinato di avvisarsi scambievolmente, e contrar lega per opporsi alla tassazione parlamentare.

Ma se era utile cosa ai loro disegni stimata il carteggiar tra di loro in una maniera stabilita e comune, non tardarono punto ad accorgersi, che ciò non bastava per arrivare ai fini loro; ma che bisognava di più, si determinassero e si accettassero da tutti i capitoli della lega, acciò ciascun membro di questa conoscesse chiaramente il debito suo, i consiglj che doveva seguire, e la via che gli era mestiero tenere. Credevano inoltre i Capi di questo disegno, che siccome essi capitoli si dovevano solennemente sottoscrivere, così molti eziandio fra gli avversi medesimi non si sarebbero arditi di contraddire, e posto vi avrebbero i nomi loro. Il che gli avrebbe fatti intignere, e perciò ne sarebbero essi assicurati. Furono i capitoli tosto compilati, ed accettati dai figliuoli della libertà delle due province della Nuova-Jork e del Connecticut, ai quali poscia si accostarono di mano in mano quelli delle altre colonie. Nell'esordio della lega, il quale era con molta arte composto, gli alleati affermarono, che uomini perversi avevan fatto il pensiero di allontanare gli animi dei fedeli ed affezionati sudditi dell'America dalla persona e governo di Sua Maestà, e perciò eglino professavano e dichiaravano la fede loro, e leanza verso il Re essere immutabili; volere con tutte le forze loro difendere e mantenere la Corona; con ogni maggior prontezza sottomettersi al suo governo, e ciò in conformità alla costituzione britannica fondata sugli eterni dettami dell'equità e della giustizia; ogni tentativo contro la medesima essere e peccato enorme contro Dio, ed audace disprezzo del popolo, dal quale, dopo Dio, ogni giusto governo procede; e perciò essersi risoluti a fare ogni sforzo, a porre ogni industria, ad usare ogni ingegno per questi rei disegni impedire; e stante che un certo libriciattolo (con tal nome chiamavan essi una legge vinta nel Parlamento della Gran-Brettagna), che essi chiamano Pamphlet, era comparso in America sotto la forma di un atto del Parlamento, e col nome di atto della marca, quantunque non fosse stato legalmente nè pubblicato nè introdotto, nel quale verrebbero i coloni ad essere dispogliati dei più preziosi diritti loro, e soprattutto di quello di tassare sè stessi; perciò per conservare quelli intatti, e difendergli, siccome anche ogni altra parte della costituzione inglese, obbligarsi e promettere di marciare con tutte le forze loro ed a proprie spese, ed al primo avviso, in soccorso di coloro, i quali fossero in un pericolo qualunque, per qualsivoglia cosa da essi fatta contro l'atto della marca, incorsi; di diligentemente sopravvedere tutti quelli, i quali, o per l'uffizio loro, o per propria volontà potrebbero l'uso della carta marchiata introdurre; il che, soggiungevano, sarebbe il sovvertimento totale della costituzione inglese e della libertà americana; di avvisar l'un l'altro, ove simili persone si discoprissero, siano chi esser si vogliano, ed abbian nome come lor pare, e di procurare con ogni sforzo, ma con ogni giusta via e maniera, di trarre questi traditori della patria al condegno castigo; di difender la libertà della stampa da ogni illegale violazione ed impedimento, i quali dall'atto della marca potrebbero essere frapposti, essendo questo il solo mezzo, coll'ajuto della divina Provvidenza, di preservar le vite loro, le libertà e gli averi; e di difendere e proteggere ancora i giudici, avvocati, procuratori, notaj e simili persone da ogni pena, multa o molestia, nelle quali eglino potessero incorrere per non aver nelle bisogne loro voluto al medesimo atto conformarsi. Questa fu la lega della Nuova-Jork, la qual diede più calore e più connessione alle parti, che allora in America bollivano.

Intanto andavan propagandosi nella Nuova-Jork i semi di nuove dottrine in fatto di governo, e nei giornali pubblici alla considerazione universale si offerivano; che le colonie non dovevano altra congiunzione avere colla Gran-Brettagna fuori di quella di vivere sotto il medesimo Re; ma che in quanto all'autorità legislativa, non dovevan più da quella niuna dependenza avere. Queste nuove opinioni mantenute vivamente e con molto ingegno, andavano ogni dì mettendo nuove radici, e nelle altre colonie dilatandosi, e preparavano insensibilmente gli animi dei popoli al nuovo ordine di cose, verso il quale l'universale correva senz'accorgersene, i capi d'animo deliberato, ed al quale l'Inghilterra, volendo ad un contrario fine arrivare, aveva un'opportuna occasione, ed una più larga strada apparecchiata.

Un altro efficace mezzo di opposizione all'atto della marca, e molto utile per ottenerne la rivocazione, fu quello, che fu posto innanzi dai negozianti della Nuova-Jork, il quale fu di contrarre tra di loro una lega non solo di non più incettar merci nell'Inghilterra, finchè l'atto non fosse rivocato, e ne seguisse quello che volesse, e di rivocare tutte le commesse che a questo fine avessero fatte, e che non fossero state ad effetto recate il primo gennajo del 1766; ma eziandio di non vendere alcuna di quelle merci inglesi, le quali non fossero state, prima di quel giorno, imbarcate. Aggiunsero ancora, siccome da una voglia, quando sono gli animi concitati, si va naturalmente in un'altra più grande, che queste risoluzioni avrebbero mantenute, finchè non fossero rivocate le provvisioni sui zuccheri e sulle melate, e quelle sui biglietti di credito. Queste medesime risoluzioni furono volonterosamente accettate anche dai mercatanti a minuto, i quali si obbligarono di non comprare nè vendere merci inglesi, che in contravvenzione di quelle risoluzioni fossero state in America portate.