I mercatanti e negozianti di Filadelfia fecero anch'essi la loro adunata, ed entrarono, sebbene non con un consenso sì generale, nella lega. I Quaccheri non vollero sottoscriversi. Credettero però, fosse cosa prudente il conformarvisi senza più, e scrissero in Inghilterra, non mandassero più merci. I Filadelfiesi procedettero anche più oltre, e stabilirono, che nissun giureconsulto s'ardisse d'intentar azione veruna per pecunia dovuta da un abitante dell'Inghilterra, e che nessun Americano avesse verso di questa a far rimesse di niuna somma di denaro, e ciò medesimamente finchè gli atti non fossero rivocati. In Boston, quantunque un po' più tardi, si contrassero leghe di somigliante natura; e l'esempio di queste principali città venne imitato da quasi tutte le altre e città e terre più trafficanti dell'America inglese.

Da queste determinazioni provò l'Inghilterra nelle manifatture sue un danno inestimabile, mentre l'Irlanda ne ricevette un grandissimo benefizio; imperciocchè gli Americani si voltarono a questa ultima contrada, per far procaccio di quelle merci, che giudicavano ai bisogni loro indispensabili, e vi portavano in permuta grandissime quantità di semi di lino e di canapa. Ma anche a questa necessità vollero i coloni sottrarsi. Epperò fu instituita nella Nuova-Jork una società, che chiamarono d'arti, manifatture e commercio, ordinata a guisa di quella di Londra, ed aprironsi qua e là mercati per la vendita delle manifatture del paese, ai quali furon recati in copia, panni e tele, lani o lini, lavorii di ferro non contennendi, comechè ancora un poco rozzi; spirito di orzo, carte dipinte ad uso di tappezzerie, ed altri oggetti di comune utilità. E perchè le materie prime dei lavori di lana non potessero venir meno, determinarono di astenersi dal mangiar carni d'agnello, e di più dal comprar carni di qualunque sorta da quei beccaj, i quali o macellassero od in vendita esponessero carni di quell'animale. Ognuno, anche i più ricchi, anche i più pomposi e sfoggiati, ora per general moda si contentavano di portare vestimenta fatte nel paese, o logore piuttosto, che di usar merci inglesi. Dal che ne nacque una opinion generale, potesse l'America bastare a sè medesima, e mestiero non avesse di ricorrere all'industria ed alle materie dell'Inghilterra. E come se queste non fossero già assai mortali ferite al commercio della madre europea, si parlò nella Virginia e nella Carolina Meridionale di cessare ogni trasporto di tabacco verso la Gran-Brettagna; la qual cosa avrebbe un danno gravissimo arrecato, sia per la diminuzione della rendita pubblica, che ne sarebbe seguìta a motivo della diminuzione delle gabelle d'entrata, e sia per quella del commercio stesso, portando gli Inglesi a vendere in gran copia di quella merce nei mercati esteri.

Le calende di novembre, giorno prefisso dalla legge per l'uso della carta marchiata, non fu che se ne potesse trovare un sol foglio in tutte le colonie della Nuova-Inghilterra, della Nuova-Jork, della Cesarea della Pensilvania, della Virginia, della Marilandia e delle due Caroline, essendo stata quella, o arsa ai tempi delle commozioni popolari, o rimandata in dietro in Inghilterra, ovvero in mano dei popolani caduta, i quali la custodivano gelosissimamente. Quindi ne nacque una sospensione ed arrestamento totale di ogni negozio, che senza la carta marchiata eseguir non si potesse. Solo gl'impressori delle gazzette la bisogna loro continuarono, scusandosi con dire, che se l'avessero cessata, il popolo avrebbe loro tale ammonizione data, che mal per loro; e le gazzette, che uscivano stampate sulla carta marchiata venute dal Canada, nissuno procacciava. Le Corti di giustizia furon chiuse; i porti serrati; i matrimonj stessi non si celebravano, ed una incomodissima e general fermata di ogni utile o necessario atto, o commercio civile si venne ad originare.

I governatori delle province, quantunque obbligati fossero, con penalità severissime e con giuramento, a far l'atto della marca eseguire, tuttavia vedendo dall'un canto la ostinazione degli Americani, dall'altro che nella più parte delle Terre non si poteva più alcuna quantità di carta marchiata ritrovare, e considerato l'incredibil danno, che dalla general fermata di tutti i negozj civili nasceva tanto ai particolari, quanto all'universale, statuirono concedere, fondandosi sull'impossibilità di procacciar carta marchiata, lettere di dispensa a chi ne chiedeva, e particolarmente alle navi, che dovevano dai porti uscire, acciò queste non potessero nelle altre parti dei dominj inglesi andar soggette alle gravissime multe per non essersi all'atto della marca conformate. Solo il vice-governatore della Carolina Meridionale, trovandosi a quel tempo il governatore lontano, si ostinò a volere ad ogni modo, fosse eseguita la provvisione, e non consentì mai a concedere le dispense. E non si può dire quanto sia stato il danno, che ebbero a provare in ogni sorta di trattati e transazioni civili gli abitanti di questa ricca colonia per sì fatta ostinazione delle parti.

Ma la provincia di Massacciusset, la più popolosa di tutte, e nella quale l'opposizione alle mire inglesi era e più ostinata e più universale, prese un'altra deliberazione, la quale fu di somma importanza, e venne da tutte le altre messa ad effetto. I Capi massacciuttesi considerarono, che i moti popolari da una parte sono soliti in poco tempo a risolversi, e dall'altra che i governi, per serbare il grado e la dignità loro, sono più inclinati a gastigar gli autori, che a tor via le cagioni che lor diedero origine: perciocchè contro di essi si riuniscono e le ragioni di Stato e l'amor proprio punto di coloro che governano; riflettendo eziandio, che il carteggio regolare introdottosi generalmente tra i figliuoli della libertà delle diverse province, quantunque cosa di gran momento fosse per indurre e mantenere un'opinion comune, non era però altro, che una corrispondenza di uomini privati, ed in niun grado pubblico operanti; e che sebbene alcune delle assemblee dei rappresentanti di ciascuna provincia si fossero con opportune deliberazioni opposte alle ultime leggi, ciò nonostante non erano queste se non deliberazioni o rimostranze di province particolari, le quali tutto il Corpo delle colonie inglesi unite insieme non rappresentavano, determinarono di operare in modo, che venisse a farsi un Congresso generale, al quale ciascuna, e tutte le province i deputati loro mandassero, acciò si contraesse come una universale e pubblica lega contro le leggi, delle quali l'America si doleva. Speravano, che il governo inglese avrebbe usato più riguardo alla opposizione e rimostranze di questa, che non a quelle dei privati, o delle assemblee provinciali l'una dall'altra separate. Forse speravano ancora, siccome verisimilmente covava nelle menti loro il disegno della independenza, che per mezzo di questo Congresso le colonie s'avvezzerebbero ad adoperare in comune, ed a considerare sè stesse, come una sola ed unita nazione. I primi a dar queste mosse furono gli Otis padre e figliuolo, e Jacopo Warren; i quali camminavano con maggior affetto degli altri in queste cose. Ne fu perciò messo il partito nella Camera dell'assemblea, il quale fu vinto, avendo determinato, esser molto spediente, si facesse un Congresso, più presto il meglio, di altrettante commissioni mandate dalle Camere dei rappresentanti, e borghesi delle varie colonie per consultare insieme intorno le presenti occorrenze, e per fare ed inviare in Inghilterra le rimostranze, che fossero del caso; e questo Congresso dovere nella città della Nuova-Jork il primo martedì di ottobre esser convocato. Questo fu il primo Congresso generale tenutosi nelle colonie, dacchè erano i tumulti americani incominciati, il quale diede l'esempio, e poscia l'origine a quell'altro, che governò le cose dell'America durante tutto il corso della guerra, che nacque dopo qualche tempo. Le province molto ringraziarono quella di Massacciusset del suo buon animo verso la patria, ed i deputati loro al Congresso jorchese elessero. Notabile esempio, che quei Consiglj stessi, che tendevano a stabilir una legge per mezzo della disgiunzione degli animi prodotta dal rispetto degl'interessi particolari di ciascun cittadino, abbian per lo contrario un consentimento concorde contro la medesima partorito; e che, ove l'universale obbedienza si sperava di trovare, incontrato si sia l'universale resistenza. Dal che si può conoscere, che là, dove non sono eserciti gagliardi per constringere, se non si va a seconda dell'opinione dei popoli, si porta pericolo di rovinare, e che i reggitori degli Stati liberi debbono piuttosto ammaestratori essere, che padroni, e meglio prudenti guidatori, che forzevoli frenatori o spignitori dimostrarsi.

Adunque il lunedì dei sette ottobre dell'anno 1765 convennero nella città della Nuova-Jork i deputati delle province americane. Fatto le scrutinio e raccolto il partito, fu eletto presidente Timoteo Ruggles. Il Congresso, dopo un lungo preambolo pieno delle solite protestazioni di lealtà e di fede verso la persona del Re della Gran-Brettagna ed il governo inglese, incominciò distendendo quattordici capitoli, i quali altro non sono, che un'asseverazione di quei diritti, che pretendevano gli Americani avere, e come uomini, e come sudditi della Corona d'Inghilterra, de' quali abbiamo già molte volte discorso, e querele sopra le restrizioni ed impedimenti per l'ultime leggi al commercio loro posti. Composero poscia tre petizioni o rappresentanze da indirigersi al Re, alla Camera dei Pari del regno, ed a quella dei Comuni. Favellavano dei meriti degli Americani nell'avere convertiti vasti deserti e terre incolte in città popolose, e fertilissimi campi; spiagge inospitali in utili porti; uomini selvaggi, ignoranti e d'ogni umanità privi in nazioni incivilite e sociabili, alle quali hanno la cognizione data delle cose umane e divine; avere perciò la gloria, la potenza e la prosperità della Gran-Brettagna grandemente avanzate; aver godute sempre le libertà inglesi, per le quali essi sono per tanto tempo sì felici vissuti; a queste non potere e non dovere rinunziare; non poter essere tassati, se non per sè stessi; avere infinito dispiacere e danno provato dalle ultime restrizioni commerciali, e molto più dalla insolita e nuova provvisione della marca; non potersi, per le peculiari circostanze delle colonie, pagar quelle gabelle, e quando si potesser pagare, doverne ben presto le colonie rimanere esauste di pecunia numerata; l'esecuzione di tali leggi, dover per rimando riuscire anche di molto pregiudizio all'interesse commerciale dell'Inghilterra; aver le colonie un debito immenso, tanto verso l'Inghilterra per le incette fatte di lavorii inglesi, quanto verso gli abitanti loro per le spese nell'ultima guerra incontrate in prò e benefizio della comune patria; esser evidente, che più si favorisce il commercio delle colonie, favorirsi anche, e crescere all'avvenante quello della Gran-Brettagna; in un paese, quale si è l'America, in cui e le terre sono grandemente divise, e le traslazioni di dominio molto frequenti, e numerosissimi negozj hanno luogo in ogni giorno, dover onerosissimo, e del tutto incomportabile riuscire l'atto della marca; non poter la Camera dei Comuni così di lontano conoscere nè i bisogni loro nè le facoltà; esser nota a tutti la distinzione tra la giurisdizione parlamentare nel regolar gli affari di commercio di tutte le parti del regno, e la tassazione colonaria; per questa ultima appunto essere state le assemblee provinciali instituite nelle colonie, le quali inutili del tutto diventerebbono, se il Parlamento assumesse il diritto di tassare; non avere esse mai attraversati, anzi aver sempre giusta lor possa, e volonterosissimamente promossi gl'interessi della Corona; amare i coloni con filiale carità il governo e gli uomini inglesi; amare gli usi, i costumi, le opinioni loro; amare la dependenza, ed antica congiunzione loro verso dei medesimi; sperare pertanto e pregare, siano le umili rappresentazioni loro udite: sia considerato, ed ottimamente ponderato il misero e deplorabile stato loro; e gli atti, che così gravi impedimenti e tasse hanno sul commercio loro e proprietà imposti, siano rivocati, o che in qualsivoglia altra maniera, che meglio conveniente parrà alla bontà e sapienza del governo britannico, vengano i popoli americani alleviati e racconsolati.

In queste petizioni inserirono anche, quasi temessero di esser chiamati a parte della rappresentazion generale nel Parlamento con mandar i deputati loro ancor essi, un'altra affermazione affatto nuova; e questa fu, che stante la lontananza, ed altre circostanze delle colonie, non sarebbe praticabil cosa stata, che eglino venissero in altra maniera rappresentati, fuorichè nelle assemblee provinciali. E' mossero finalmente un'altra querela, la quale in ciò consisteva, che siccome le cause relative alle penalità ed alle multe, le quali non eran poche, nè modiche, e nelle quali incorrevano quelli, che violassero le disposizioni delle ultime leggi e dell'atto della marca, dovevano essere non dai tribunali ordinarj posti sopra queste materie, come in Inghilterra, giudicate, ma sibbene ad elezione del denunziatore da una qualche Corte dell'ammiragliato, così affermarono, potere ad arbitrio e volontà forse di un mariuolo essere trasportati, a fine d'esser giudicati, da un'estremità all'altra del continente loro, e venir nel medesimo tempo privati del benefizio, e diritto in tanto pregio da essi tenuto, quello del Giuri, e dovere la roba loro, e l'onore in mano di un sol giudice rimanersi.

Addì ventiquattro ottobre il Congresso determinò, che le petizioni recate fossero presentate, ed il buon esito loro sollecitato in Inghilterra da uomini a posta eletti da ciascuna provincia, ai quali si dovessero fare le spese di quel del pubblico. Poi addì venticinque dello stesso mese, avendo la sua bisogna terminata, si risolvette.

Pervenuta in Inghilterra la notizia delle turbazioni ed ammutinamenti seguìti in America contro l'atto della marca, si commossero gravemente gli animi, e questi e quelli furono in varie guise impressionati, secondo le varie opinioni ed interessi loro. I negozianti ne provarono gran danno, e non potendo essere delle somme prestate agli Americani rimborsati, molto detestavano la nuova ed insolita legge, che aveva l'antico corso delle cose interrotto. La maggior parte di essi non condannavano, anzi parevano la risoluzione di quelli scusare di non voler mandar più in Inghilterra le rimesse, credendo, non fossero più in grado, a motivo delle nuove gabelle, di ciò eseguire. I manifattori, diminuito assai lo spaccio delle cose loro, si trovarono alle più grandi strette, e molti eziandio all'estreme necessità ridotti. Gli uni erano da universal tristezza oppressi; del che ne avevan ben cagione; gli altri si mostravano fieramente irritati a sì gravi e tante enormità commesse dagli Americani. Le disputazioni, le contese furon senza numero. Ogni dì andavano attorno libelli secondo diverse, anzi contrarie massime compilati. Negli uni gli Americani erano portati al cielo e chiamati con somme lodi difenditori della libertà, impugnatori della tirannide, solenni protettori e sostenitori di ciò che l'uomo deve tener più caro in questa bassa terra; e negli altri notati severissimamente d'ingratitudine, d'avarizia, d'animi inquieti e torbidi, e perfino di ribellione. Fra coloro che tenevan qualche grado, correvano le medesime dissensioni e contese. Quei, che in Parlamento o altrove avevano le ultime leggi promosse, volevano si procedesse colla forza, costringessersi ad ogni modo gli Americani all'obbedienza, e punissersi colle condegne pene gli autori di sì gravi enormità. Quegli altri che le avevan oppugnate, pretendevano si usasse più mansuetudine; dovessesi prima ogni altra cosa tentare, che la forza; provassesi di raddolcir prima gli animi dei coloni; esser sempre tempo di venirne a quella; ma una volta che si sia sì oltre proceduto ed al sangue ed alla civil guerra, non potersi vedere, nè quale abbia ad esserne l'evento, nè quando si possa aspettarne il fine. Si tenne a quei tempi, che lord Bute, il quale operava di straforo, ed era l'anima di tutto, perciocchè stava agli orecchi del Re ed era l'occhio suo, consigliasse vivamente, si girasse la spada a tondo, si usassero i rimedj più efficaci e pronti per costringere. I gentiluomini della Camera e della magione reale, essi, che, vivendo quasi in cielo, ignorano le umane miserie, volevano si recasse in America il ferro ed il fuoco. I membri del clero anglicano stesso pareva, cosa per altro lontana dalla profession loro, che tenessero la medesima opinione, e ciò forse, perchè già s'erano stabilito nell'animo, che, ridotti una volta gli Americani all'obbedienza, ed imbrigliata, come dicevano, la petulanza di quegl'ingegni, a fine di prevenire ne' futuri tempi simili rivolgimenti, si avesse a pigliare il partito d'introdur nelle colonie la gerarchia anglicana. Si sapeva eziandio, che il Re era inclinato a fare osservar l'atto della marca colla forza, ma che però, se ciò non si potesse senza sangue ottenere, desiderava si rivocasse.

In questo frattempo erano stati dimessi i ministri, i quali erano stati autori degli ultimi impedimenti posti al commercio americano, e della tassa della marca. In nome, e forse in fatti, un tale scambio era stato prodotto dalla freddezza, colla quale avevano lo statuto della Reggenza proposto avanti le due Camere, difeso e sostenuto; e così si credeva generalmente. Ma egli è molto verisimile, che la cagione e l'occasione ne siano state offerte dalle commozioni, le quali diedero che pensare assai al governo, suscitate in Inghilterra dagli operaj ne' lavorii di seta che si lamentavano, esser venuta meno l'opera loro. E quantunque da alcuni si dicesse, di ciò esser la cagione, l'essere state dentro del Regno introdotte quantità straordinarie di drappi forestieri, e specialmente francesi, la causa vera, o certo una delle principali, si era quella della diminuzione delle incette americane. E forse già sospettavasi, o si avevan le prime novelle ricevute delle turbazioni d'America. Ma il governo faceva vociferare a bello studio, che la dimissione dei ministri doveva solo allo statuto della Reggenza attribuirsi; e ciò per non parere di avere il torto in quel nuovo indirizzo che aveva dato alle cose delle colonie, e potessero i popoli accagionarne a posta loro i ministri congedati. Imperciocchè quest'ordine è buono nella costituzione inglese, che quando per un indirizzo dato a qualche importante affare dello Stato, o sia per la fortuna contraria o per la necessità delle cose ne viene a sovrastare un gran pericolo, il qual indirizzo però abbandonar non si potrebbe senza un'evidente diminuzione del grado e dell'onore del governo, tosto si cerca, e facilmente si trova, una cagione affatto lontana dalla cosa, la quale presenti un pretesto sufficiente per dimettere i ministri, e così succede. Allora appare senza che si dica, come se tutta la colpa fosse di quelli, e posta di nuovo la cosa in deliberazione, si cambia affatto la maniera di procedere. Perciò si vede che quello che in altri governi, dove tutto si attribuisce al Re, non si potrebbe se non se per l'abdicazione di questo ottenere, senza della quale correrebbe lo Stato a grandissimi pericoli, e forse a totale rovina, si ottiene in Inghilterra facilmente col cambiamento dei ministri. In questo modo si soddisfa in quella contrada al popolo, e nello stesso tempo si provvede alla dignità del governo, ed alla sicurezza dello Stato. Ma però in questi usi havvi questo d'incomodo, siccome nelle cose umane è sempre mescolato il male col bene, che i nuovi ministri si trovano nel procedere loro molto imbarazzati; conciossiachè fare tutto il contrario di quello che i predecessori loro fatto hanno, sarebbe un dare del tutto la causa vinta agli oppositori, o tumultuosi, o ribelli, o nemici esterni che si siano, ed un dare un nuovo incitamento all'ardir loro. Operare come quelli hanno operato, sarebbe un continuar nel danno, e far quello che s'è voluto schifare. Perciò essi sono costretti a seguire una certa via di mezzo, la quale raro è che conduca a buon fine. Della qual cosa se ne ha un manifesto esempio nelle rinvolture delle cose che andiamo scrivendo. Ma al nostro proposito tornando, il marchese di Rockingam, uno dei più ricchi signori del regno ed in molta estimazione tenuto da tutti pel suo ingegno, e soprattutto per la sincerità e candore dell'animo suo, fu eletto primo lord del Tesoro in iscambio di Giorgio Grenville, e negli altri luoghi furono sostituiti agli amici di questo, gli amici e parziali di quello. Erano i più, o almeno s'erano chiariti amici della causa americana; e fra gli altri il generale Conway era stato eletto segretario di Stato sopra le colonie; della qual cosa niuna poteva più grata agli Americani riuscire. Questi nuovi ministri ebbero tosto in animo di rimettere i coloni in migliori termini che non erano, con operare, che fossero quelle leggi e provvisioni rivocate, delle quali tanto acerbamente si querelavano, e massimamente quella della marca. Ma ciò non si poteva far di presente senza una notabile diminuzione della dignità del governo; ed anche si doveva aspettar la stagione consueta della tornata del Parlamento, ch'è all'uscita dell'anno; e finalmente e' bisognava pure che dovessero, o almeno paressero procurar a sè stessi il tempo d'informarsi ottimamente dello stato delle cose in America, e di molto bene considerarle, per poter poscia, con tutto l'apparato e fondamento conveniente, alle deliberazioni del Parlamento sottoporle. Intanto andavano tentando di mitigare gli animi, e ridurre a sanità di mente gli Americani, col rimovere dalle leggi lamentate tutte quelle condizioni, che una larga interpretazione delle medesime poteva permettere; con parlare nel carteggio loro coi governatori delle colonie molto rimessamente delle turbolenze americane; e con fare ai coloni, con parole accomodate, sperare, che si farebbe ragione alle querele loro. Perciò i commissarj del Tesoro vennero in questa determinazione, che tutto il ritratto dalle gabelle della marca fosse di tempo in tempo pagato al quartier-mastro generale in America, per procurar l'opportuno mantenimento alle soldatesche che là fanno le stanze loro, e far tutte le spese militari nelle colonie.