I membri del maestrato sopra il commercio presero in considerazione le risoluzioni tanto vive dell'assemblea di Virginia, ed opinarono e rappresentarono al Re, ch'ei manifestasse la reale disapprovazione e mandasse le più immediate istruzioni ai servitori della Corona in Virginia, acciocchè procurassero efficacemente l'esecuzione della legge della marca e di ogni altra che dall'autorità legittima del Parlamento fosse proceduta, ed in ciò ponessero ogni studio. Ma queste eran lustre e mostre vane; perciocchè sapevan benissimo che la opinione loro non sarebbe dal Consiglio privato del Re approvata. Infatti il Consiglio determinò in questa sentenza, che questa era una materia che non poteva dal Re nel suo privato Consiglio determinarsi, ed era di facoltà del Parlamento. Le risoluzioni delle assemblee delle altre colonie furono nello stesso modo dal nuovo maestrato sopra il commercio rappresentate al Re, dal quale rapportate essendo nel Consiglio privato, questi ne diede la medesima risoluzione. Onde appariva che si voleva, che tutte le deliberazioni, le quali contro gli Americani venivano proposte, riuscissero vane.

Il segretario di Stato Conway si trovava in luogo molto difficile constituito. Ei non poteva non condannare gli eccessi, ai quali gli Americani erano trascorsi; e dall'altra parte abborriva di procurar colla forza l'esecuzione di una legge, la quale era stata causa di tanto moto, e che i nuovi ministri, ed egli stesso forse più di tutti, riputavano, se non ingiusta, certo almeno inopportuna e dannosa. E perciò ei si mise ad ire pei tragetti ed a temporeggiare, ed in questo mostrò grandissima destrezza. Nelle lettere indiritte al vice-governatore della Virginia, ed agli altri governatori delle colonie mandava loro dicendo, che portava opinione, l'universale dei popoli virginiani esser ben affetto verso la comune patria; che il tumultuario procedere di pochi non avea punto diminuita quella fede che Sua Maestà aveva sempre posta nella sua buona colonia di Virginia; che nè la Corona, nè i suoi servitori avevano alcun pensiero di violare i reali diritti e le libertà di niuna parte dei dominj di Sua Maestà; che per altro il governo non avrebbe mai tollerato, che da certe locali ed anticipate opinioni venisse la dignità del Parlamento pregiudicata. Esortava pertanto i governatori a mettere tutti i loro spiriti per mantenere con ogni prudente modo i giusti diritti (senza però spiegare di quali diritti egli intendesse di parlare) del governo britannico; e di preservar la pace e la tranquillità della provincia alla cura loro commessa. E venendo a parlare dei fatti oltraggiosi e violenti, che nelle varie colonie erano occorsi, discorreva ch'ei credeva dovessero del tutto alla più infima plebe, avida sempre di cose nuove, attribuirsi; ma che gli uomini riputati non vi avessero avuto parte alcuna, i quali debbon sapere che l'obbedienza e la decente sopportazione, meglio che le violenze e gli oltraggi, possono ragionevolmente sollievo, indulgenza e favor procurare; facessero ogni opera con la prudenza e moderazione di acquetare i tumulti, e che se questi modi non eran sufficienti, usassero anche la forza per ributtare e contener nella quiete i tumultuosi; e perchè ciò potessero meglio e più efficacemente eseguire, ricorressero all'uopo al generale Gage, governatore della Nuova-Jork e capitano generale delle forze di terra, ed al lord Calvil, comandante di quelle di mare, per ottenere qualche buona mano di gente armata; commendava assai la pazienza e la magnanimità del governatore della Nuova-Jork per essersi contenuto dall'allumar le artiglierie del Forte contro la plebaglia, che concorsa vi era per ivi fare le sue scede ed oltraggi; e rallegravasi che in mezzo a tanti e sì fatti tumulti non si fosse trascorso al sangue. Allegava finalmente di non poter mandar loro per la lontananza de' luoghi più precise istruzioni, e che faceva sulla saviezza, discrezione e prudenza loro molto fondamento. Da queste lettere del segretario di Stato ognuno può conoscere, qual fosse il consiglio suo intorno le cose americane; poichè ei parla bene di reprimer colla forza i tumulti, ma non mai di costringer con quella gli Americani ad uniformarsi alla legge della marca.

1766

Fra tanti romori e travagli giunse al suo fine l'anno 1765, allorquando fu il Parlamento convocato addì 17 dicembre; e quantunque il Re nella sua dicerìa avesse fatto cenno alle cose americane, ciò nondimeno questa materia, la quale teneva sospesi gli animi, non solo in Inghilterra ed in America, ma eziandio in tutta l'Europa, fu aggiornata fino alla prossima tornata del Parlamento, che doveva cadere dopo le vacanze del Natale. Infatti nel giorno diciassette di gennajo del 1766 il Re, facendo la dicerìa al suo Parlamento, introdusse di nuovo il discorso sulle rinvolture dell'America, come un oggetto importantissimo, ed il principale, che nella presente tornata dovesse da quello esser considerato. Le cose erano da ogni parte a maturità condotte. I nuovi ministri avevan avanti le due Camere tutte le notizie poste, che a quello si riferivano; ed avendo precedentemente nella mente loro delineato la via, che dovevan tenere nel governare questo negozio, eransi in ogni modo apparecchiati a ributtare le obbiezioni, che dalla parte contraria sapevano, dover esser in mezzo arrecate. Parimente tutti coloro, i quali, o per interesse proprio e per radicata opinione, o spontaneamente, o messi su da altri intendevano i ministri nelle deliberazioni loro secondare, aveano tutte quelle cose ordinate, che credevano al fine, che si proponevano, poter condurre. Da un'altra parte i ministri congedati, e tutti quelli, che le parti loro seguitavano, avevano ogni opera usata per poter difendere una legge, ch'essi avevano promossa, e che era la cima dei desiderj loro, avvisando, che oltre l'amor della propria opinione, di quanto, se non disonore, almeno scemamento d'autorità e riputazione avesse a riuscire la rivocazione. Ma fossero qualsivogliano i motivi dedotti dalla ragion di Stato per far mantenere la legge, erano già pur troppo evidenti i danni, che da quella aveva il commercio della Gran-Brettagna provato. Perciò, quasi come se tutti i negozianti del regno si fossero indettati a voler ciò fare, s'appresentarono al cospetto del Parlamento con petizioni appropriate a far la legge stornare. Esponevano, quanto decaduto fosse il commercio loro per causa de' nuovi statuti e delle nuove leggi in sull'America poste; stare ora ammassate, o guastarsi nei fondachi quantità senza fine di lavorii inglesi, i quali prima trovavano la via loro verso l'America; un numero grandissimo di artieri, manifattori e marinari essere senz'opera e senza vitto; privata l'Inghilterra del riso, indigo, tabacco, provvisioni navali d'ogni sorta; di olio, di stecchi di balena, di pelli, di potassa e di altre grasce e derrate prodotte dall'America, che ivi gli abitanti suoi arrecavano in permuta, e per levare le merci inglesi; esser eglino privati delle rimesse in lettere di cambio od in moneta, che i coloni loro procuravano, e che questi coi proventi del paese a sè stessi procacciavano, i quali non erano, come già soprabbondanti portati in sul mercato inglese, ma sì in sui mercati esteri venduti; difettare parimente di quei capi di commercio che gli Americani, avendosegli colle mercanzie inglesi e coi proventi proprj procacciati, venivano in Inghilterra a portare; questo commercio, esercitato da una parte colle mercanzie inglesi, e dall'altra colle materie gregge dell'America, essere alla nazione inglese di una grandissima importanza, stantechè tra le altre cose tendeva anco a diminuire la dependenza sua verso le nazioni forestiere; ma ora il medesimo essere del tutto guasto, se il Parlamento non interponeva l'autorità sua; andare i mercatanti inglesi in credito di molti milioni di sterlini verso i mercatanti americani; non poter più questi, secondo il costume loro, a debiti tempi far le rimesse; tanto essere il danno recato loro dalle regole di commercio nuovamente introdotte; e veramente parecchj fallimenti essere in America accaduti, cosa per lo avanti pressochè inusitata. Aggiungevano gli addomandatori, si movesse il Parlamento in soccorso loro, e salvassegli da un'imminente rovina; prevenisse, che una moltitudine innumerabile di manifattori, non fosse ridotta alla necessità di andare a cercar il vitto in un'estera contrada con perdita inestimabile della patria loro; preservasse intiera la forza della nazione, la floridezza del suo commercio, l'abbondanza delle sue rendite, la potenza del suo navilio, la frequenza e la ricchezza della sua navigazione, essendo queste la gloria vera, ed il baluardo più forte del Regno; mantenesse finalmente le colonie per amore, per debito, per interesse alla comune madre legate ed affezionate.

L'agente della Giamaica medesimamente presentò una sua petizione, colla quale raccontò i cattivi frutti partoriti in quell'isola da una provvisione della marca, fatta già dall'assemblea de' suoi rappresentanti. Un'altra ne fu porta dagli agenti della Virginia e della Giorgia. Quest'erano maneggi dei ministri. Quelle del Congresso della Nuova-Jork non furono udite, perchè esso non era dagli ordini della costituzione autorizzato. Nè contenti a queste cose i ministri, siccome quelli, che erano infiammatissimi nel desiderio della rivocazione, vollero a questo fine adoperare il nome e l'autorità di Beniamino Franklin, uomo sopra tutti di grandissima estimazione a quei tempi. Perlocchè, mentre stava pendente l'oggetto della marca, ei fu in cospetto della Camera dei Comuni esaminato. La fama della persona, il candore dell'animo suo colla ricordanza delle cose da lui fatte, tanto nelle materie dello Stato in prò della patria, quanto nelle fisiche a vantaggio dell'umano genere tenevano sospesi gli animi di ognuno; ed in quel dì era la Camera frequentissima di spettatori cupidi tutti di udirlo favellare intorno un affare di tanto momento. Rispose con molta gravità, e con maggior acume d'ingegno. Disse, che pagavano già gli Americani imposizioni sopra tutti i beni reali e personali, una tassa sopra le teste, un balzello sopra tutti gli uffizj, professioni, traffichi, ed esercizj di qualunque sorta in proporzione del lucro loro; come ancora sul vino, sul rum e sopra altri liquori spiritosi, ed un dazio di dieci lire per testa su tutti i Neri introdotti nelle colonie, ed alcune altre gabelle; che le imposizioni sopra i beni reali e personali importavan diciotto pensi per lira, e quelle sopra gli esercizj una mezza corona per lira; che in nissun modo potrebbero le colonie pagare la marca; che non esisteva tant'oro e tanto argento in quelle da poterla pagare solo un anno; che i Tedeschi, i quali abitavano la Pensilvania, erano di vantaggio contro la marca indisposti, che i nativi stessi; che molto avevano gli Americani rimesso dell'antica affezione loro, e ciò a motivo delle nuove leggi, verso la Gran-Brettagna, e del rispetto loro verso il Parlamento; che passava una grandissima differenza fra le tasse esterne e le interne; perciocchè quelle siano gabelle poste sulle grasce e merci introdotte, le quali altro effetto non fanno, che accrescere il prezzo in sul mercato americano di esse grasce e merci, e formano perciò una parte di questo prezzo; ma che sta in facoltà degli abitanti di comperarle o di non comperarle, e perciò pagare, o no la tassa, secondo che più loro aggrada; che molto diversa è la natura di una tassa interna, perchè questa, volere, o no, forza è che si paghi; e stando nell'esempio della marca, che non possono gli Americani nè mutar la proprietà loro, nè accettare, nè prestare, ne quitare, nè in qualunque modo piatire, nè testare senza esser costretti di pagare tali, e tali somme per la marca; e peggio ancora incontrar loro, se non le pagano per le ingorde multe, alle quali andrebbono soggetti; che i coloni dell'America possono in poco tempo diventare abili a bastare a sè stessi colle manifatture loro; e che la rivocazione dell'atto della marca acqueterebbe affatto gli animi, e le cose nella pristina tranquillità restituirebbe. Così parlò Franklin, e furono le parole di lui grande appoggio ai ministri. Ma gli avvocati della marca non si restavano, ed ogni opera facevano per isturbare la rivocazione.

Finalmente dopochè le disquisizioni e le contese erano state molte tra l'una parte e l'altra, e già presso che due mesi durate, volgendosi la cosa al suo fine, Giorgio Grenville, quell'istesso che, essendo primo ministro aveva la provvisione della marca proposta la prima volta in Parlamento, uomo di gran seguito e dependenza, alzandosi, parlò nella seguente sentenza.

«Se io credessi, senatori e cittadini eccellentissimi, che l'ambizione nelle proprie opinioni, o l'amor delle parti, o l'affezione che l'uomo porta per l'ordinario alle cose da lui fatte potessero gli occhj della mente in tal modo abbacinarmi, od i sensi dell'animo occupare, che quello che manifesto è, vedere e distinguere non potessi, io certo nella presente occorrenza mi sarei nel silenzio contenuto, ed acquistatomi il nome se non di zelante magistrato e cittadino, certo almeno quello di discreto e prudente. Ma siccome questa stessa bisogna fu molto bene da me, e già da molto tempo indietro, e ponderata, e considerata per ogni verso, quando eran tutt'ora le cose raffredde, e lontani i presenti scandali, e che da un altro canto e' pare che per un volere della fortuna, il quale però modestamente io ricevo, all'onore ed alla riputazione mia sia congiunto l'onore e la dignità di questo nobilissimo Regno, potrebbe per avventura da taluno la discrezione abbandono, e la prudenza freddezza giustamente riputarsi. Ma qual'è quell'uomo pubblico, quale quel privato il quale, quantunque di moderato animo sia, ai presenti pericoli che sì da vicino alla patria nostra sovrastano, non si risenta, e quel poco ch'ei può del suo senno, non arrechi in mezzo per preservarnela? E chi non si commoverebbe, od anche sinistro augurio non piglierebbe, contemplando i nuovi consiglj, e la tardità dei presenti servitori della Corona? Certamente non nissuno. È stata una solenne legge vinta in Parlamento, già un anno fa; era, ed è ancora debito dei ministri il farla eseguire; abbiamo nella scritta dei diritti, che il sospendere una legge o l'esecuzione di essa da parte dell'autorità reale, e senza il consenso del Parlamento, è fellonia. Ciò non ostante quella si soprattiene; a quella si resiste apertamente. Ma che dico si resiste? Si insultano le persone, si spoglian le case, si fa forza ai vostri maestrati, si vanno a far le scede, come per provocare la pazienza vostra, per fino sotto le bocche delle vostre artiglierie; e si protesta per ogni dove, che non si può, che non si vuole, che non si deve prestare alla vostra legge obbedienza. Forse altri ministri più fatti all'antica avrebber creduto in questo caso di dar forza alla legge, mantenendo la dignità della Corona e la sicurezza delle deliberazioni vostre. Ma questi giovanetti che sull'altro canto seggono e non si sa come, portano opinione, esser queste anticate massime dei nostri dolcissimi vecchj, dan buona passata alle riotte, alle ingiurie ed all'ostinata resistenza. Raccomandan con una esemplare pazienza ai governatori la moderazione e la temperanza; lor mandan la facoltà di far venire in ajuto tre o quattro soldati, o barche dal generale Gage e dal lord Calvil; e gli lodano che non abbian, per far la legge eseguire, tutti quegl'istromenti adoperati, che erano nelle mani loro posti. State a vedere che i sediziosi han ragione, e che noi abbiamo il torto. Certo se lo pensano i ministri. Ma che dico se lo pensano? Eglino ve l'hanno detto, e diconlo tutt'ora; e' pare che per maladetta forza abbian le insolenze e le enormità americane alla fin fine al Parlamento communicate; perciocchè elleno incominciarono in luglio, ed or siamo molt'oltre in gennajo. Esse eran da principio mali umori, poi divennero disturbanze; poi tumulti e riotte; or certo si avvicinano, se già non sono, alla ribellione; e se le dottrine di questi nuovi uomini sono confermate, temo, non abbiano a pigliar tosto il nome di rivoluzione. Il ciel benedica l'ammirabile sopportazione dei nostri ministri; ma temo ben io, che ne abbiamo a raccogliere molti amari frutti; che l'occasione è fugace, il pericolo grande; ed intanto quel popolo indisciplinabile, sì gran diletto e sì dolce cura loro, s'affratellano, s'allegano, s'apparecchiano a resistere ai comandamenti del Re e del Parlamento. Continuate pure, o uomini pazientissimi, nella via che avete intrapresa; fate anzi rivocar la legge, che ne troverete poi molti uffiziali od agenti vostri, i quali per fare eseguir le leggi del reame, per trar l'entrate a sollievo dei vostri popoli siano a fare il debito loro inclinati; ne troverete ancora di molti ministri, i quali pel pubblico servizio siano per opporre un generoso e forte petto contro le perniziose combriccole, contro le combinazioni potenti dei privati e particolari interessi, contro i clamori della moltitudine, contro la malvagità delle fazioni. Se volete tagliare i nervi del governo, rivocate pure la legge. Odo dire per ogni dove da questi difensori dei coloni, non poter essi venir tassati dall'autorità del Parlamento, perchè ivi rappresentati non sono. Ma se così è, e perchè, e con quale autorità fate voi leggi per loro oltre di quelle della tassazione? Se essi sono rappresentati, eglino debbono ad ogni qualunque legge del Parlamento obbedire, o sia di tassa o di qualsivoglia altra natura. Se non lo sono, e' non debbono non solo alle leggi delle tasse, ma neanco a qualunque altra conformarsi. E se credete che i coloni non debban andare alle tasse soggetti per autorità del Parlamento, perchè in questo rappresentati non sono, come manterrete voi, che tanti uomini inglesi, avendo noi i nove decimi degli abitanti di questo regno, i quali meglio che i coloni, rappresentati non sono, abbiano alle tassazioni vostre ad obbedire? E come non temete voi, che un dì ad un bel bisogno vi dicano anch'essi coll'esempio dei coloni, che non vogliono pagare le tasse, perchè rappresentati non sono? Sonsi gli Americani in una condizione ostile posti contro la comune madre, e voi volete non solamente perdonar loro gli errori, rimetter le ingiurie, allontanare le dovute pene, ma ancora fare il volere loro, e dar loro in ogni modo vinta la causa? Se ciò sia un impedire, un prevenire le popolari commozioni, i tumulti, le ribellioni, oppure un fomentarle, un accarezzarle, un preparar nuova esca al fuoco, ogni uomo libero dall'amor delle parti il può facilmente giudicare. Darei io volentieri la mano ai consiglj mansueti, consentirei alla rivocazione della legge, se, coi civili modi procedendo, avessero ciò gli Americani da noi richiesto. Ma i modi loro sono le ingiurie, le vie di fatto, le derisioni, i saccheggi, i furti, le armi ed una aperta resistenza alla volontà del governo. Cosa in vero incomportabile e affatto nuova, che ad ogni tratto che lor pigli la fantasia, o non sia del grado loro una legge qualsivoglia, tosto corrano ad affamare i nostri manifattori, e ricusino di pagare i debiti verso gli uomini della Gran-Brettagna. Dimandarono iteratamente gli uffiziali della Corona in America, e ricercarono dai ministri i mezzi opportuni per far la legge eseguire. Ma questi le instanze loro trasandarono, e per la loro trascuraggine crebbero in questo termine, che vediamo, i tumulti americani. Ed ora abbiamo noi da sopportare che gli effetti della negligenza dei ministri siano da essi medesimi allegati, per indurci a sacrificare ad un male cresciuto sì, ma non irreparabile, quando si voglia mostrar il volto alla gente impazzata, i reali e stabili interessi del regno, la maestà, la potenza e la riputazione del governo? Di nuovo, se i coloni in virtù delle costituzioni loro alle tasse parlamentari sottoposti essere non debbono, siccome per alcuni atti del Parlamento, sono state proibite o ristrette le leve dei marinaj in America, così ne seguirebbe, che non debbono essi nè uomini fornire per la difesa della comune patria, nè moneta per pagargli, e sola l'Inghilterra dover il peso portare del mantenimento e della protezione di questi suoi ingrati figliuoli. Se ciò fosse, e sopportassesi una sì evidente parzialità, dipopolerebbesi questo reame, scioglierebbesi l'egualità, e romperebbesi quell'original patto, sul quale tutte le umane società fondate sono. Abbenchè odo questi dottori sottili andar fantasticando una distinzione tra le tasse interne ed esterne, come se le une e le altre non fossero, quanto all'effetto, le stesse, cioè di ritrar moneta dai sudditi pel pubblico servizio. Che cosa voglion significare adunque questi nuovi consiglj? Quando per la prima volta in questa Camera medesima io proposi di tassar l'America, addimandai iterativamente, se alcuno qualche dubitazione avesse intorno al diritto; nissuno imprese a contraddire. Di grazia, quando è stata l'America emancipata? E' vengono pur qui gli Americani ai tempi delle angustie loro a domandarci soccorso, del quale è stata in ogni tempo ed occorrenza la Gran-Brettagna liberalissima; e gli Americani ricusano di contribuire del loro obolo per sollevarci! E non v'ingannate, o Signori, sulla gravità della tassa. Ella non basta tampoco alle spese che sono alla soldatesca vostra, che stanzia in America, necessarie. Ma è meglio un picciolo, un nonnulla in segno del diritto, che cento milioni senza di questo. Eppure nonostante la tenuità della tassa e la gravità del caso nostro, questi Americani si ristanno, e in vece di concorrere alle spese da noi fatte in loro prò e per causa loro, disprezzano l'autorità vostra, insultano ai vostri maestrati e corrono a manifesta ribellione. Così non avrebbono eglino in altri tempi proceduto. Ma ora novelli ministri più americani che inglesi gli sostentano. Ora per opera di questi garzoni vanno attorno le petizioni infiammative contro di noi ed in favor loro. In questa Camera istessa, in questo santuario delle leggi la sedizione ha trovato i suoi difensori. Qui si loda la resistenza alla legge, qui si esalta la disubbidienza, qui s'incoraggia l'ostinazione, qui si chiama la ribellione virtù. Ah! inconsideratezza piucchè giovanile! Ah! cieca ambizione delle umane menti! Ma voi ponete un mal esempio, voi stessi avrete un dì a pentirvi dell'opera vostra. E tu, ingrato popolo americano, così rispondi alle cure ed alla bontà della tua antica madre? Quand'io aveva l'onore di servir la Corona, quando eravate voi stessi da un enorme debito oppressati, voi avete un merito concesso sulle canape loro, sul ferro e sopra molti altri capi di commercio; voi vi siete scostati in favor loro dall'atto di navigazione, da quel salutare palladio del commercio britannico. Eppure si stampò nei diarj pubblici, che io era al commercio americano inimico; e che aveva ordini ed istruzioni dato per impedir il traffico spagnuolo. Io non cercai di impedire altro traffico fuori di quello che era dalle leggi del Parlamento proibito. Ma si vuole l'uomo prima calunniare, e poi l'opera sua disfare. Di me non dirò altro, e venendo a quello che io di questo fatto intendo e conosco, dico, che si conservi la legge, e dati siano ai governatori delle province americane i mezzi opportuni, perchè, raffrenati i tumulti ed i disordini compressi, possa quella essere ed abbastanza protetta e ad effetto recata».

Ma all'incontro parlò Guglielmo Pitt, uomo venerabile per l'età, e per gli egregi fatti in prò della patria.

«Io non so, onorandi cittadini, nobilissimi signori, se più debba meco stesso rallegrarmi, che la mala valetudine mia, la quale da sì lungo tempo affligge, e travaglia questo mio corpo già da molti anni stanco e quasi caduco, rimettendo testè un poco della solita sua ferocia, m'abbia in questo della facoltà concessa di veder queste mura, ed in mezzo a questo venerabil consesso comparire per potervi di una cosa importantissima, ed alla salute della patria nostra tanto vicina favellare; ovvero della necessità dei fati dolermi, perciocchè essa patria a tanto splendore e maestà in quest'ultimi tempi pervenuta, e potentissima e formidabil fatta a tutto l'universo, ora da interno male occupata, e vinta, e dalle civili discordie in varie parti lacerata e distratta corra imminente pericolo di esser colle proprie mani a quel termine condotta, al quale trarla non han potuto tutte le più potenti nazioni dell'Europa, che a' suoi danni s'erano congiurate. Ed avesse voluto Dio, che la mia infermità allora medesimamente m'avesse di qua recarmi permesso, quando dapprima si parlò dell'americana tassazione; che se la mia debil voce abile non fosse stata di volgere altrove il corso delle presenti calamità, e la tempesta, che sì dappresso ci minaccia, distornare, almeno avrei contro di quella il mio testimonio arrecato. Ma ora ella è una legge vinta; e, se seguendo il mio costume, io son per parlare modestamente di quella, siami lecito almeno di favellarne con libertà. Certamente nissun soggetto mai venne all'attenzion vostra sottoposto, che più di questo importante fosse, se si eccettui quel solo, che, havvi ora un secolo, fu con tanta contesa ed ardenza d'animi agitato, cioè se voi stessi aveste ad esser liberi, o servi. Questi, che con tanta passione fece le parole prima di me, mantiene, che si dee vincere la prova, perchè così all'onor nostro importa. La qual cosa, se non m'inganno, vuol dire, che, ragione o torto che si abbia, si deve tirar avanti nell'incominciata impresa, e seguire un'ombra vana, che alla perdizione vi può per la diritta via condurre. Ma può stare il puntiglio d'onore contro il giusto, contro il ragionevole, contro il diritto? O dove può meglio consistere l'onore, che nell'esercizio delle cose ragionevoli? Questo reame non ha il diritto di tassare le colonie, quantunque esso abbia, e ciò dico colla più grande asseverazione, l'autorità suprema e sovrana in ogni altra occorrenza di governo, e di legislazione qualsivoglia sopra di quelle. Sono i coloni sudditi di questo regno, son dotati, quanto voi stessi siete, di tutti i naturali diritti al genere umano appartenenti, e dei peculiari privilegj, i quali spettano agli uomini inglesi; del pari obbligati dalle sue leggi, del pari partecipi della costituzione di questa libera contrada. Gli Americani sono i figliuoli, non i bastardi dell'Inghilterra. La tassazione non è parte dell'autorità che governa, o di quella che fa le leggi, essendo le tasse doni volontarj, concessioni gratuite, che solo dai Comuni possono procedere. Nella legislazione concorrono tutte e tre le supreme potestà del regno; ma in riguardo alle tasse, il concorso dei Pari e della Corona non è necessario per altro, se non per l'autenticazione degli atti, che le impongono, cioè per dare a questi la forma prestabilita dalla legge. Ma il dono e la concessione ai soli Comuni appartengono; e questa Camera rappresenta quei Comuni, ed essi il rimanente degli abitanti virtualmente rappresentano. E perciò, quando noi in questa Camera qualche cosa doniamo e concediamo, ciò doniamo e concediamo, che è nostro. Ma, nell'americana tassa che cosa fate voi? Noi i Comuni della Gran-Brettagna di Vostra Maestà diamo, e concediamo, che? La roba nostra? No; noi diamo e concediamo alla Maestà Vostra la roba dei Comuni vostri dell'America. Della qual cosa niuna più assurda immaginar si potrebbe. Fu testè affermato, non esservi niuna differenza tra le tasse interne ed esterne, ed esser la tassazione una parte essenziale della legislazione. Ma, di grazia, la Corona, i Pari non sono, e l'una e gli altri egualmente che i Comuni, della potestà legislativa investiti? Certo che sì; la Corona ed i Pari hanno la potestà di tassare? Mai no; e ciò nissun pretende. Or dite su, o Giorgio Grenville, se queste due posizioni son vere, come sono verissime, e voi il concedete, non ne segue di necessità, che la tassazione non fa parte della semplice legislazione, e ch'ella è una qualche cosa da essa diversa? E' si dice, che gli Americani sono qui virtualmente rappresentati. Ma di grazia, da qual provincia mai, o da qual contado, da qual città, da qual borgata sono essi rappresentati? Certamente da quella provincia, o contado, o città, o borgata, che eglino nè gli antenati loro non hanno mai nè veduto nè conosciuto, nè mai saranno per vedere nè per conoscere. I Comuni dell'America, o sia le assemblee loro, quelli sono i rappresentanti loro, quegli hanno avuto ed esercitato sempre, quelli hanno ed esercitano tuttora il diritto di tassare i coloni. E' sarebbero schiavi stati, se un tal diritto posseduto non avessero. Io non sono venuto qua armato di tutto punto, nè ho diligentemente rivilicato i vecchj libri dei nostri statuti, come il mio valente avversario ha fatto. Ma questo so, che se si voglia far accurata considerazione delle cose antiche, e' diventerà manifesto, che niuno mai, anche nei regni i più arbitrarj fu tassato, se non era rappresentato, ed a' tempi nostri, anche quei, che non mandano deputati al Parlamento, sono tutti abitanti della Gran-Brettagna, e, o possono, quando vogliano, rendere il partito nell'elezione di quelli, o con coloro, che il rendono, hanno o congiunzione, o autorità: e piacesse pure al cielo, che tutti meglio fossero rappresentati, che eglino non sono; perciocchè questo è il vizio della costituzione nostra, e forse avverrà, e mi giova sperare, che un dì la bisogna della rappresentazione, parte sì essenziale de' nostri primitivi ordini, e la principal salvaguardia delle libertà nostre, sarà a quella perfezione condotta, che ogni buon Inglese deve desiderare. Si dimanda, quando, e come sia stata l'America emancipata? Ed io dal canto mio dimando, quando, e come ella sia schiava stata? Si dice qui in questa Camera esser rizzato il segnale della resistenza, l'insegna della ribellione, e così d'infame nota si tassa la più bella prerogativa dei senatori inglesi, quella di dir ciò che sentono, e delle cose, che alla patria appartengono, sinceramente e liberamente favellare. Eglino hanno di questa malavventurosa legge con libertà parlato, ed i minacciati pericoli presentiti e presagiti; e questa libertà è loro a delitto riputata. Molto mi duole, che la libertà del discorso sia in questa Camera a delitto attribuita, e ciò mi pare le tristissime cose annunziar per l'avvenire, se le nostre lingue, se li nostri petti, se le mani nostre alla disegnata tirannide con animi fortissimi non opponiamo. Odo dire, che l'America è ostinata, ch'essa corre alla ribellione. Io son ben contento, e mi rallegro, che l'America abbia resistito. Tre milioni d'uomini così dimentichi di ogni senso di libertà, che volontariamente, e di queto fossersi a diventare schiavi sottomessi, sarebbero opportuni stromenti stati a farci schiavi noi stessi. Ei dice ancora, imperciocchè d'invettive e di male parole non ha difetto, che l'America è ingrata, e vanta a cielo la sua bontà verso di quella. Ma queste bontà non eran forse in ultimo al benefizio di questo reame dirette? E come è vero, esser l'America ingrata? Non dà forse ella buona corrispondenza di sè medesima? Certo al sì. I profitti che la Gran-Brettagna ritrae dal commercio dell'America, sono di due milioni di sterlini all'anno. Questo è il fondo stato, che vi ha fatti andar trionfanti per ogni dove a' tempi dell'ultima guerra. Le terre, le quali settant'anni addietro davano una rendita di duemila lire all'anno, ora ne danno di tremila, e ciò si debbe all'America riferire. Questo è il prezzo, ch'ella vi paga per la protezione vostra. E passo sotto silenzio l'incremento della popolazione nelle colonie, l'avvento colà di nuovi abitatori da tutte le parti dell'Europa, e l'ulterior progresso del commercio americano, se ei verrà con savie leggi regolato. Ciò non ostante noi abbiamo ad udir qui un pubblicano venir fuori vantandosi di voler tenere per segno di un diritto, che non si ha, il picciolo, il nonnulla nel tesoro reale! Ei si duole di essere stato malconcio nei pubblici diarj. Del che altro non saprei dire, se non se che questa è una comune sventura a tutti coloro, che nella repubblica tengon grado, od esercitano i maestrati. Ei dice ancora, quando ei per la prima volta propose la tassa, nissuno alzato essersi per contraddire. Ma chi non sa, quanto grande sia la modestia di questa Camera, quando si tratta di contraddire ad un ministro? Della quale se non si spoglieranno una volta questi onorandi gentiluomini, credo bene, che i popoli rimetteranno molto di quel rispetto e fede, che in loro han collocati. Si parla molto fra la gente e più che dicevol non saria, della potenza, e della forza dell'America. Ma in una giusta causa, ma nella difesa di un buon diritto l'Inghilterra ha, molto più che non bisogna, per ridurre l'America a divozione. Ma quando si tratta di queste tasse, quando si vuole un'evidente ingiustizia proseguire, io sono il primo a render il partito contro, ad alzar le mie mani e la mia voce, perchè non sia. In tal caso la felicità dell'evento sarebbe deplorabile, la vittoria pericolosa. Se avesse l'America a cadere, ella cadrebbe come l'uomo forte; ella abbraccierebbe, e scrollerebbe le colonne dello Stato, e seco trarrebbe a rovina la costituzione stessa. È questa la vostra vantata pace? Cacciar la spada non nel fodero, ma sì nelle viscere dei vostri concittadini! Volete voi correre alle discordie civili, ora, che tutta la Casa di Borbone s'è alleata contro di voi? Ora, che la Francia disturba le vostre pescagioni in sulla Terra-Nuova; ora, che impiglia il vostro commercio degli schiavi in Africa; ora, che soprattiene le robe dei vostri sudditi del Canadà impromesse dai trattati; ora, che la Spagna denega il riscatto delle Manilie, ed il loro prode conquistatore vien chiamato un vil marrano, un detestabile saccheggiatore? Certamente gli Americani han misfatto, e scostati sonsi dalla prudenza e dalla temperanza. Ma voi con l'ingiustizia vostra gli avete tratti ad impazzare. Vi darà il cuore di punirgli a cagion di quella mattezza, ch'è opera vostra? Mai no; sia piuttosto l'Inghilterra, siccome quella che è la più forte, e siccome alla madre meglio s'appartiene, la prima ad usare la benignità e la moderazione. Compatite i loro errori, siate cortesi alle loro virtù. Adunque per concludere una volta io dico, che giudico alla dignità nostra più consentaneo, ed alla libertà più utile, ed in tutto al nostro regno più sicuro, che la provvisione della marca sia assolutamente, totalmente ed immediatamente rivocata; e con ciò io sento ancora, che nell'istesso tempo si dichiari e si affermi, l'autorità di questa contrada sopra le colonie essere sovrana, e potersi ad ogni capo qualsivoglia di legislazione estendere. Si statuisca, che noi possiamo il commercio loro regolare, confinar le manifatture, ed ogni poter qualsivoglia esercitare, fuori di quello di trar dalle mani loro la pecunia senza il loro consentimento».

Queste parole gravemente, e con grande asseverazione dette da un uomo di tanta autorità ebbero molta forza negli animi degli ascoltanti. Vi rimaneva però ancora molta ruggine per cagione delle enormità, alle quali erano gli Americani trascorsi; e forse non si sarebbe vinta la rivocazione, se nel medesimo tempo i ministri non l'avessero accompagnata coll'atto declaratorio, del quale si parlerà poco sotto. Alcuni portano anche opinione, che la cosa sia stata molto ajutata colla promessa, che si sarebbe tosto introdotta la rivocazione del dazio posto sui melichini; la quale veramente fu poscia deliberata, e vinta nel mese d'aprile. I Deputati dei contadi, dove si fa il melichino, altrimenti detto sidro, tutti rendettero il partito per la rivocazion della marca. Quale di questo sia la verità, messo e raccolto il partito nel giorno ventidue di febbrajo, la provvisione per la rivocazione dell'atto della marca fu vinta, non senza però un gran numero di voti contrarj. I sì arrivarono a dugento sessantacinque, ed i no a cento sessantasette. Essa fu approvata nella Camera dei Pari con cento cinquantacinque voti favorevoli e settantauno contrarj. Nel medesimo tempo si vinse l'atto declaratorio, il quale statuì, che il Parlamento della Gran-Brettagna aveva il diritto di far leggi e statuti di sufficiente forza e valore per obbligar le colonie in tutti i casi qualsivogliano. Il dì diciannove marzo il Re recatosi alla Camera dei Pari, diè la sua approvazione all'atto della rivocazione, ed a quello della dependenza delle colonie verso la Corona della Gran-Brettagna. In questa occasione i mercatanti, i quali in Londra si ritrovavano, vennero in folla per testimoniare la gratitudine ed allegrezza loro. Le navi, che erano sorte in sul Tamigi dispiegarono a festa le bandiere; si fecero i fuochi alle case in tutti i canti della città; si sentivano gazzarre, e si accendevano i falò in ogni luogo; e, brevemente, non si tralasciarono nissuna delle dimostrazioni solite a farsi dai popoli in simili occorrenze verso la bontà del Re e la sapienza del Parlamento. Si spedirono subitamente corrieri a Falmouth, acciocchè per tutto il Regno e nell'America portassero le novelle di una legge, che pareva, dovere da una parte, contentando gli animi, acquetare i tumulti; e dall'altra quei timori dissipare, che dai danni provati nelle manifatture erano proceduti.