L'istesse querele si rinnovarono in Massacciusset. Sul finir dell'anno alcune compagnie di artiglieri furon gettate da una fortuna di mare nel porto di Boston. Il governatore fu ricerco, alloggiassele e fornissele di ogni oggetto necessario alle stanze. Il Consiglio fu di parere, si fornissero. La moneta necessaria fu tratta dal Tesoro sul mandato del governatore. Intanto fu convocata l'assemblea, e volendo eglino la gara, scrissero al governatore, informassegli se qualche provvisione fosse stata fatta per le genti del Re; e se altre dovessero arrivare da dover ivi avere gli alloggiamenti loro. Rescrisse il governatore, mandando il diario del Consiglio col conto della spesa, aggiugnendo, non aspettar l'arrivo di nuove genti. Or qui vi fu che fare e che dire. Esclamavano che il governatore, coll'avere ordinato col solo parere del suo Consiglio si facesse il fornimento, aveva in punto essenziale operato contro gli statuti della provincia. Aggiunsero alcune protestazioni sulla prontezza loro nell'obbedire ai comandamenti del Re, quando secondo gli ordini pubblici, richiesti ne fossero.

Da questa ostinazione delle due principali province dell'America, e da questa inclinazione loro a cercare nuove cagioni di contesa, siccome sentirono in Inghilterra molestia grande coloro, che alle prerogative americane si erano favorevoli dimostrati, così fu causa, che gli avversarj loro garrissero per ogni canto, questi essere i frutti delle ministeriali condiscendenze; questa essere la lealtà, la gratitudine dei coloni verso la comune madre; quest'esser le prove dell'amore loro verso la pubblica quiete; questa l'osservanza e l'ossequio verso il governo britannico; ora essersi levata la maschera dal viso, ora senza alcun ritegno correre allo scopo della disgiunzione e della independenza; doversi per tempo imporre un freno a questi spiriti baldanzosi; mostrar loro, quanto sia pericolosa cosa il contendere coi possenti padri loro, il resistere alla volontà della Gran-Brettagna; e giacchè così male corrispondevano alla mansuetudine e bontà sua, nell'avere la tassa della marca rivocata, un'altra doversi loro imporre, e per mantenere il diritto, e per fargli direttamente contribuire alla difesa comune del regno. Questi romori erano assai fomentati dai possessori delle terre nell'isole britanniche, i quali si davano a credere, che di quanto si traesse da una tassa posta sull'America, di tanto s'avesse a diminuire quella, alla quale essi medesimi eran sottoposti. Le quali opinioni lusingavano grandemente l'orgoglio britannico, ch'era stato tocco in fino sul vivo dalla rivocazione della tassa della marca, ed ora la ferita penetrava ancora più addentro per le nuove ritrosità americane. Il Re stesso, essendochè molto suo malgrado s'era indotto ad acconsentire a quella rivocazione, si mostrava sommamente alterato, ed essendo lord Bute tuttavia il suo più intimo consigliere, il quale si credeva generalmente fosse l'autor principale stato dei consiglj rigorosi, pareva di nuovo molto inclinato ad aggravar la mano sui sudditi americani. Perciò, nell'uscir di luglio, un improvviso scambio ebbe luogo nei ministri, essendo stato il duca di Grafton eletto primo segretario del Tesoro invece del marchese di Rockingam, il conte di Shelburne segretario di Stato invece del duca di Richmond, Carlo Townshend, uomo di natura molto versatile, ma di chiaro ingegno, camerlingo, ch'essi chiamano cancelliere dello scacchiere, invece di Guglielmo Dowdeswel; e finalmente Guglielmo Pitt, il quale era testè stato eletto visconte di Pinsent e conte di Chatam, ebbe il carico di guardasigillo.

1767

I nuovi ministri, eccettuato però il conte di Chatam, il quale, dalle sue infermità impedito, non interveniva nelle consultazioni, determinarono d'imporre certe gabelle sul tè, i vetri, la carta ed i colori che servono all'uso della pittura, che fossero nelle colonie dell'America introdotti. La provvisione si tenne in pronto per proporla avanti il Parlamento. Il quale convocato, Carlo Townshend andava vociferando e vantandosi nella Camera dei Comuni, che conosceva bene egli un modo di ritrarre una rendita dalle colonie, senza offendere i diritti ed opinioni loro. Grenville ricolse le parole, e fece una gran calca al ministro, perchè dichiarasse qual fosse questo modo, e promettesse, fosse senza indugio innanzi il Parlamento posto. Infatti poco appresso il camerlingo mosse nella Camera dei Comuni, si dovessero imporre gabelle sopra il tè, la carta, i vetri ed i colori, che fossero dall'Inghilterra nelle colonie americane introdotti; si togliessero le gabelle imposte sui tè, che dall'Inghilterra si trasportassero per alla volta dell'America, e si ponesse una gabella di tre pensi la libbra su quelli, i quali sarebbero nei porti americani introdotti. Queste due provvisioni furono vinte senza molta contraddizione, ed approvate dal Re. Nel preambolo era stabilito, che il ritratto dovesse servire per meglio sostentare il governo e l'amministrazione delle colonie; ed inoltre un articolo ordinava, si formasse in ciascuna provincia dell'America settentrionale una general lista civile, e ciò senza verun limite fissare, ch'è quanto a dire, che dal ritratto di queste nuove gabelle venisse a comporsi una somma di pecunia pubblica, della quale il governo inglese potesse immediatamente e sino all'ultimo denaro, disporre per salarj, pensioni e stipendj nell'America, e che questa pecunia si dovesse e potesse dall'erario estrarre ed adoperarsi in sui mandati dei ministri; e che quello, che logorati tutti essi mandati, sopravanzasse, si trattenesse nelle casse all'ordine e disposizione del Parlamento. Si statuiva eziandio, che il governo potesse colla medesima pecunia concedere stipendj e salarj ai governatori ed ai giudici nelle colonie, ed il montare di essi stipendj e salarj determinare. Le quali ultime risoluzioni erano di troppo maggiore importanza, che le nuove gabelle stesse non erano, ed affatto pervertivano gli ordini consueti della costituzione britannica. Imperciocchè, fin dai tempi di Carlo secondo, questo voler istabilire una lista civile, o sia Camera reale in America, independente dalle assemblee colonarie, era stato tentato più volte dai ministri, ma non l'avevano mai potuto ottenere. Ora Carlo Townshend con quel suo ingegno vivo e svegliato, quasi ridendo, ottenne con somma facilità quel punto, e ciò ottenne quando era ancora fresca la memoria dell'opposizione americana in una cosa di minor momento, che questa, e non erano ancora ben raffreddi quegli umori, ch'erano stati a tanto incendio concitati. L'altro cambiamento pure di grandissimo rilievo da queste nuove risoluzioni cagionato si fu, che potendo i giudici ed i governatori aver salarj o stipendj dai ministri con una pecunia ritratta per un atto del Parlamento senza l'intervento, e forse contro la volontà, delle assemblee provinciali, quelli diventavano al tutto, e dai popoli americani e dalle loro assemblee independenti, e solo al governo generale, o sia ai ministri britannici obbligati. Le nuove gabelle dovevan pagarsi facendo tempo dai venti di novembre. E come se si temesse in Inghilterra, che fosse nelle colonie di troppo buon grado ricevuta la nuova tassa, e si volesse coll'immagine viva posta sotto gli occhj degli Americani di quei gabellieri, i quali la riscossione di quella sopravvedere dovevano, gli animi loro provocare, si vinse un'altra provvisione che statuiva, si creasse un maestrato di dogana, che dovesse nell'America risiedere. E per soprammercato a tal deliberazione fu trascelta per capo la città di Boston, meno di tutte le altre ad un tal uopo appropriata; perciocchè ivi, più che in altro luogo, erano gli abitanti fisicosi, ed in sulle proprie libertà gelosi, e sempre la guardavan molto nel sottile. Erano oltre a ciò poco avvezzi a veder tra di loro i gabellieri sfoggiarla con grosse paghe, da ricavarsi dal denaro delle colonie, mentrechè eglino in una molto stretta mediocrità se ne vivevano.

Da tutte queste cose ne nacque, che di bel nuovo si eccitarono molte commozioni fra gli Americani; imperciocchè le discordie passate avevano maggiore inclinazione prodotta verso la resistenza, e le ricerche che s'eran fatte intorno gli affari politici, avevano le pretensioni dei diritti, e le voglie di una più larga libertà accresciute. Come questa era una tassa esterna, vi si sarebbero forse i popoli accomodati, se in tempi più tranquilli, e senza l'accompagnamento di tante altre circostanze, che andavan a ferire ciò, ch'essi tenevano più caro, fosse stata mandata ad effetto. Ma in sì fatto stato di cose non poteva non avere un cattivo incontro, e molto più, in quanto che il ritratto di essa era all'oggetto di una rendita pubblica destinato, ed oltre i limiti di una regola di commercio si estendeva; il che era stato appunto il soggetto di tante controversie. Ei si vedeva chiaro, che le antiche pretensioni del governo britannico con tanta contenzione cimentate, di creare una rendita pubblica nelle colonie per mezzo dell'autorità del Parlamento, erano di nuovo messe in campo. Perciò si risolvettero in ogni parte alla resistenza; e siccome quando si riscaldano tra gli uomini le cose, eglino negli antichi limiti non si contengono, ma procedono per l'ordinario più oltre, così nei diarj pubblici di Boston s'incominciaron a metter fuori nuove ed insolite dottrine intorno l'autorità del Parlamento. Già si gettavan motti verso l'independenza, e si diceva, che i liberi uomini non debbono più venir tassati, che governati senza il consentimento loro, il quale dato sia da una rappresentazione o reale o virtuale. La potestà legislativa del Parlamento britannico sull'America era, non che recata in dubbio, negata; ed ora abbracciando le massime di coloro, i quali all'atto della marca nelle due Camere contraddetto avevano, affermarono, esser vana la distinzione tra la tassazione esterna ed interna; che nè l'una, nè l'altra stavano in facoltà del Parlamento; che questo non aveva niuna autorità di far leggi, che obbligare gli potessero; e, brevemente, tant'oltre procedettero, che mantennero, che il non avere rappresentanti in Parlamento, da ogni qualunque soggezione al medesimo gli esentasse. I diritti, che pretendevano i coloni godere, furono con molta chiarezza e con una certa eleganza di stile esposti in un libretto, che aveva in titolo: Lettere di un coltivatore in Pensilvania agli abitanti delle colonie inglesi. L'autore era Giovanni Dickinson, e furon ricevute con allegro animo da tutti. La concitazione divenne tosto generale. Di nuovo si ebbe ricorso alle leghe contro l'introduzione dei lavorii inglesi, ed in favor dei proprj; ed a questo effetto in Boston si portò attorno una carta, in cui quei che volevano entrar nella lega, dovevano sottoscriversi, obbligandosi a non fare acquisto di certi oggetti di commercio dopo l'ultimo giorno di dicembre. Per altro Jacopo Otis, la cagione non si sa, o perch'ei fosse sventato, o forse perchè ordinariamente gli uomini più ardenti nelle opinioni sono anche i meno costanti, o perchè veramente sospettasse, la colonia di Massacciusset dovesse restar sola nella presente bisogna, rimutatosi, orò con una lunga dicerìa in favor del governo. Con tutto ciò la lega fu approvata alla Provvidenza, a Nuovo-Porto, e nelle Terre del Connecticut. Ma però il negozio di queste leghe andò questa volta molto rimessamente, malgrado tutti gli sforzi degli adirati.

1768

Sedeva nel principio dell'anno 1768 l'assemblea di Massacciusset, la quale tosto entrò nella considerazione delle nuove tasse. Scrisse ella lungamente a Dionigi de Berdt, agente suo in Londra, acciò facesse le rimostranze. Protestarono dell'amore loro verso la Gran-Brettagna, e condannarono ogni pensiero d'independenza; si gloriarono del nome inglese, e di essere della costituzione britannica partecipi; osservarono, che è manifesto il disegno di trarre una entrata pubblica dalle colonie senza il consenso loro, cosa affatto contraria agli ordini pubblici ed ai diritti loro; e che se qualche volta gli uomini digradano la propria vita, od hanno la libertà in dispregio, eglino sono però sempre, ed inviolabilmente attaccati alla roba loro; e quelli stessi, che disprezzano tutti i dettami del diritto e dell'onesto, e la fede, e la verità, ed ogni legge divina ed umana hanno a vile, non è però, che non tengano in gran conto il denaro; i Barbari stessi, che abitano le selve, conoscere ed osservare il diritto di proprietà, ed avere altrettanto cari l'arca, le frecce e le reti da pescare e da uccellare, quanto gli altri popoli l'oro e l'argento, e le cose più preziose. I progetti dei livellatori, e la comunanza dei beni essere altrettanto vani ed impraticabili, quanto sono arbitrarj e dispotici i disegni di coloro, i quali vorrebbero della proprietà di tutti la Corona investire. E qual proprietà poter rimanere ai coloni, se, senza il consenso loro, può loro tolta essere? Favellaron poscia lungamente dei diritti loro, e dei benefizj commerciali, che dalle colonie ritrae l'Inghilterra; affermarono gli stipendj ed i salarj dati dalla Corona ai governatori ed ai giudici esser cose da dover isgomentare gli uomini liberi dell'America; niuno più efficace fondamento esistere alla tirannide, che questo, massimamente in America, dove, altrimenti che in Inghilterra, i giudici tengono il magistrato per sempre, e non durante la buona condotta; essere pronti i coloni a far le spese necessarie per lo Stato senza l'intervento dell'autorità parlamentare; niuna necessità aversi degli eserciti stanziali in America; abborrire essi gli eserciti stanziali, come pericolosi alla pubblica libertà, e dover temere l'Inghilterra, coll'esempio degli antichi tempi, che il tener grosso esercito di soldati mercenarj in un paese così lontano, faccia sorgere una volta un altro Cesare, che usurpi infine l'autorità del suo Signore. Si dolsero ancora del nuovo maestrato della dogana, siccome quello, che tende a far pullulare un mondo di pubblicani, gente nojosa al popolo, ed al buono e retto costume dannosa. Si querelavano anche gravemente della sospensione cotanto insolita dell'assemblea della Nuova-Jork, ed asserirono, non esistervi più alcuna libertà, ed essere le assemblee inutili, se, vogliano, o non vogliano, hanno esse a far la volontà del Parlamento. E posto anche quello, che non è, che le nuove provvisioni siano al diritto conformi, soggiungevano, che certo era, ch'elleno riescono molestissime ai popoli, che la fede e l'amore tra le due nazioni ne proveranno una notabile diminuzione. Le quali cose un buon governo deve pur ben considerare. Sapere i coloni, che era nato il costume in Inghilterra di sparlare delle assemblee colonarie, e di essere tenuta in poco conto; del che aversi gl'Inglesi a guardar molto bene, e più che gli Americani stessi; perciocchè nei passati regni vi fosse anche l'annuale di sparlare del Parlamento; ed il Re Jacopo primo era solito di dire, che i Lordi ed i Comuni erano cattivi compagni della monarchia, alludendo in ciò a quell'antico proverbio, che signoria non vuol compagnia; e se ora, concludevano, si incomincia dalle assemblee colonarie, si procederà un dì al Parlamento. Raccomandarono finalmente all'agente loro di fare ogni sforzo per isventare i disegni di coloro, i quali ostinati erano nel seminar la zizzania tra le due parti del regno, e nel mantener vivi i mali umori, che, se rattenuti non fossero, era da temersi, avessero a prorompere in qualche gran rovina.

L'assemblea di Massacciusset scrisse nei medesimi termini al conte di Shelburne, ed al generale Conway, segretarj di Stato, al marchese di Rockingam, al lord Camden, al conte di Chatam, ed ai commissarj del Tesoro. Queste lettere parlavano, secondo il solito, dei diritti dei coloni, e delle querele loro, chiamandogli tutti, ma specialmente il marchese di Rockingam, patroni delle colonie, amici e difensori della costituzione britannica e dei diritti del genere umano. Ordinò che si presentasse una petizione al Re con molte protestazioni di lealtà, e molte affermazioni contro i gravami, dei quali si dolevano. Ma la medesima non contenta a queste cose, volendo far convenire in un animo solo tutte le province, prese una molto animosa deliberazione, scrivendo a tutte le assemblee, ch'era ormai tempo, che tutte pigliassero il medesimo indirizzo, e con concordia di animi allo stesso fine s'incamminassero. La qual cosa riuscì di non poco disgusto al governo, ed i ministri nelle lettere loro ai governatori delle province aspramente la condannarono.

Il governatore, sapendogli quest'assemblea di cattivo, la disciolse. Non si deve passar sotto silenzio, che da molto tempo vi erano di molti corrucci tra questo e quella, non ch'ei non fosse uomo d'ingegno e di esperienza nelle cose; che anzi era peritissimo ed intendentissimo, ma era riputato nemico occulto alle prerogative americane, e si credeva, che nelle sue lettere scritte al conte di Hillsborough avesse ed esortato il governo ai consiglj rigorosi, e le perturbazioni colonarie magnificate. Da un'altra parte erano i rappresentanti di spiriti alti, e molto infatuati delle libertà loro. Perciò si stava dall'un canto, e dall'altro in sul ritroso; e spesso, ad un minimo che, si bisticciavano, e poche eran le cose, che andasser di quieto. Ella è cosa certa, che questi sdegni, che correvano tra l'assemblea di una provincia tanto principale ed il governatore Bernardo, sono una delle più efficaci cagioni state delle prime turbazioni, ed in ultimo dell'americana rivoluzione.

Il governo della Gran-Brettagna stimolato continuamente dalle istanze del governatore, e mal soddisfatto dei Bostoniani, e generalmente dei popoli di tutta la provincia di Massacciusset, temendo nuovi tumulti, e volendo l'osservanza delle leggi efficacemente procurare, aveva scritto al generale Gage, il quale aveva gli alloggiamenti nella città della Nuova-Jork, ordinandogli, mandasse un colonnello, ed anche maggior numero di soldati, se giudicasse necessario, perchè quivi avessero a rimaner di presidio. Deliberò ancora, che una fregata, due brigantini, e due fuste stanziassero nelle acque di Boston, perchè dessero favore ai grascini nelle bisogne loro. In questo mentre successe nella città un grave tumulto, essendo i Bostoniani corsi a calca contro i grascini, perchè volevano assicurare una nave sospetta di frodo.