La congregazione di corrispondenza s'accorgeva benissimo di quanta importanza fosse il riunire nei medesimi pensieri le congregazioni delle altre colonie; nel che fare però essa trovava qualche disagevolezza, trattandosi specialmente della propria causa di Boston. Perciò scrisse ella assai modestamente, ed in tutte le lettere mandò, che si sperava, si sarebbe la città di Boston, come sofferente per la causa comune, considerata.
Il fuoco di quest'incendio si propagò largamente in tutte le parti del continente, e non vi fu Terra che non facesse la sua adunanza, non mandasse al medesimo fine le sue lettere; e le lodi, le congratulazioni ed i conforti d'ajuto ai Bostoniani furono senza fine. La provincia della Virginia fu anche questa volta la prima a dar l'orma, e, come si dice, fuoco a questa girandola. Trovavasi in essa l'assemblea convocata, quando pervennero le nuove della provvisione del porto di Boston. Tosto determinò, che il dì delle calende di giugno, in cui quella provvisione doveva aver principio, fosse da tutti osservato, come un giorno di digiuno, di preghiera e d'umiliazione; s'implorasse in quel dì dalla divina misericordia, si degnasse quelle calamità frastornare, che minacciavano la perdita dei diritti loro e la guerra cittadina; e che in tutti i cuori, ed a tutte le menti inspirasse i medesimi affetti e pensieri, acciò potessero difendere efficacemente le loro libertà. Le altre città fecero lo stesso. Nelle piazze pubbliche gli oratori popolari, nelle chiese i ministri della religione tenevan sermoni nati, e fatti per incendere il popolo contro gli autori delle usurpazioni e dei mali, che avevano i Bostoniani a sopportare. Il governatore credette il meglio di congedar l'assemblea di Virginia. Ma essi prima di risolversi fecero una lega, per la quale dichiararono, che il voler far forza ad una sola delle colonie, a fine d'indurla ad acconsentire ad una arbitraria tassa, si riputasse, come se si volesse a tutte fare forza; esser in tal caso opportuno e necessario, che tutte in un voler solo si riunissero per opporsi a sì perniziosi, a sì detestabili consiglj. E non contenti a questo, fecero una deliberazione, che fu di tutte la più importante; e questa fu, che tutte le colonie eleggessero deputati, i quali convenissero ogni anno in un general congresso, per deliberare in comune intorno gl'interessi generali dell'America.
In Boston, essendo l'assemblea generale della provincia stata convocata, il nuovo governatore significò loro, che le calende di giugno, in conformità della provvisione del porto, dovessero a Salem la sede loro trasportare; ed essendosi accorto, che l'assemblea, per evitar la translazione, si affrettava a voler terminare le bisogne, l'aggiornò al giorno sette di giugno in Salem. Raunati a Salem, non tardarono punto a deliberare sugli affari che correvano. I Capi, tra i quali il più vivo era Samuele Adams, avevano modellate le risoluzioni. L'assemblea decretò, doversi un congresso generale convocare; elesse i deputati, che a questo dovevano intervenire, e fece le provvisioni per le spese loro. Nella città di Annapoli i Marilandesi, in quella di Charlestown i Caroliniani, in Filadelfia i Pensilvanesi, nella città della Nuova-Londra quei di Connecticut, a Nuovo-Porto quei dell'isola di Rodi, e brevemente tutte le province del Nuovo-Hampshire sino alla Carolina Meridionale fecero le assemblee loro, ed abbracciarono la risoluzione di far il congresso generale, ed i deputati loro a questo elessero. Nissuna provincia ne ebbe meno di due, nè più di sette. La città di Filadelfia, essendo ricca, fiorente e popolosa, e posta nel miluogo tra le settentrionali e meridionali province, fu trascelta per farvi la sede del generale congresso.
La bisogna delle leghe contro il commercio inglese procedette anche con molto calore; ed in questo si adoperarono con grandissima efficacia le assemblee provinciali, le adunanze cittadine, e le congregazioni di corrispondenza. E se ancora fosse stato possibile l'aggiugnere all'animosità ed ardenza, già sì gravi e sì universali, originate dalla provvisione del porto di Boston, queste furono all'estremo grado portate, quando si ebbero le novelle delle due altre provvisioni intorno l'amministrazione civile della provincia di Massacciusset e di quella ancora di Quebec. Perciò la congregazione di corrispondenza di Boston mosse una deliberazione molto importante, la quale fu, che si facesse un accordo generale, il quale si chiamasse la lega ed alleanza (imitando le leghe ed alleanze, che s'erano fatte a' tempi delle guerre civili in Inghilterra). Gli alleati si obbligassero in presenza di Dio, e promettessero nel modo il più solenne e religioso di cessare ogni specie di commercio coll'Inghilterra, facendo tempo dal finire del prossimo mese di agosto, e ciò fino a tanto che gli ultimi atti, tanto abborriti, fossero dal governo rivocati, ed i diritti, franchigie, libertà e privilegi restituiti alla colonia; di non far procaccio nè uso, dopo quel termine, di niuna grascia, o derrata, o merce inglese, e di cessare il commercio o traffico qualunque con coloro, i quali o ne usassero, o ne introducessero, o di entrare nella solenne lega ricusassero. Aggiunsero finalmente la minaccia, che in tanta concitazione d'animi non era da aversi in poco conto, avrebbero pubblicati i nomi di coloro, i quali questa prova non avrebbero voluto dare dell'amor loro verso i diritti e le libertà della patria. E se la risoluzione fu audace, l'esecuzione non fu lenta. Tostamente scrissero e mandarono nelle altre province i capitoli della lega, esortando gli abitanti a porre i nomi loro. Un numero infinito, chi per amore, e chi per paura, si sottoscrissero in tutte le province, ma principalmente in quella della Nuova-Inghilterra. Solo i Filadelfiesi nicchiarono, non che in eguale detestazione non avessero i procedimenti dell'Inghilterra, o fossero meno dei diritti loro solleciti; ma perchè un interrompimento totale di commercio colla Gran-Brettagna pareva loro una cosa di sì grande importanza, e così dannosa a molti industriosi abitatori di quella città, che da per sè stessi ripugnavano molto ad abbracciarla. E però desideravano di riferirsi in ciò, a quanto dal congresso generale sarebbe stato determinato, promettendo le deliberazioni sue, e fossero quali esse si volessero, scrupolosamente eseguire.
Il generale Gage, attonito, ed infiammato al nome di lega, nome tanto pieno di spavento per le orecchie di un uffiziale della Corona d'Inghilterra, bandì pubblicamente, ch'essa era una combinazione illegale, criminosa e contraria alla lealtà dovuta al Re. Ma elleno furon parole. I Massacciuttesi pubblicarono, il bando del governatore esser desso tirannico, contendendo, che nissuno può impedire i sudditi di accordarsi tra di loro, e far convenzioni per mantener i diritti loro nei casi di oppressione. Così quelle leggi, che il governo inglese si era persuaso avessero a tranquillare gli animi in America, dividere i consiglj, sedare i tumulti, procurare la obbedienza, quelle furono, che originarono più commozione, più concordia, maggiori garbugli, e più pertinace risoluzione al resistere. E non è da credersi, che solamente uomini di poco stato, o pochi parziali avessero tanto romore concitato. Per l'opposto in questa opera entrarono uomini di ogni condizione, tanto per ricchezze, che per autorità o per ingegno ragguardevoli. I possessori delle tenute massimamente erano sopra gli altri infiammati e pertinacissimi nel voler vincere la prova contro i ministri, ch'essi malvagi chiamavano, e che sì grandemente detestavano.
Intanto il dì delle calende di giugno, a mezzo dì, ogni bisogna fu posta a fine nella dogana di Boston, ed il porto chiuso ad ogni nave, che ci volesse entrare; e nel giorno quattordici fu proibita l'uscita a quelle, che prima entrate vi fossero. Quello intanto fu osservato come dì nero a Williamsburgo, città capitale della Virginia; in tutti gli altri luoghi, come di lutto. A Filadelfia si cessò da ogni negozio, e tutti, eccettuati i Quaccheri, serrarono le botteghe; le campane suonarono a lutto. Ma i Bostoniani facevan pietà. La città loro, testè sì ricca, sì prospera, sì piena di un ospitale e cortese popolo, ora non offeriva più che lamenti e disperazione in ogni canto. I ricchi, per aver perduto l'uso delle magioni loro, diventavan poveri; i poveri, perduta l'opera, eran diventati indigenti. Ognuno era tratto a parte della generale sventura. Una soldatesca nimichevole, che correva per la città, pareva ancora alle miserie loro volesse insultare. Gli abitanti della provincia di Massacciusset, e di tutte le altre venivan bene in soccorso loro; in Filadelfia andarono attorno sottoscrizioni per procacciare sostentamento a quei Bostoniani, i quali per effetto della nuova legge fossero privi di vitto. Ma questi ajuti non bastavano a gran pezza in tanta necessità; e molti fra i Bostoniani erano agli estremi casi ridotti. Ma se gravi erano i mali che sperimentavano, non meno grande era la costanza e la fortezza d'animo, colle quali gli sopportavano. Ed ognun può pensare, che si andarono diligentemente rivolgendo le storie antiche e moderne, che ci hanno tramandata la memoria dei mali sopportati dagli amici della libertà in difesa di questa, per pubblicarle, siccome facevano, con istile sovente concitato, e molto più spesso gonfio, nelle gazzette, e favellarne nelle adunate, e potere a quelli paragonare i patimenti dei Bostoniani, la cui costanza con sommissime lodi proseguivano. Questi chiamavano martiri viventi della libertà; questi appellavano difensori generosi dei diritti dell'uomo; questi pronunziavano degni dei pazienti e virtuosi antenati loro.
S'era il governo persuaso, che per amor dell'interesse, essendo tenuto in chiusa il porto di Boston, gli abitanti dei porti vicini ne avrebbero fatto il lor prò, tirando a sè il commercio, che in quello prima si esercitava. Il che credette dover esser di scisme e di gelosie utili all'intendimento suo cagione. Ma la cosa procedette molto lontana dall'aspettazione sua. Quei di Marblehead, piccolo porto di mare tra Boston e Salem, a tre miglia distante dall'uno e dall'altro, e quegli stessi di Salem offerirono ai Bostoniani i porti loro, le rive, i fondachi da ogni spesa liberi e franchi.
Tra queste cose eran cessati gli uffizj di quasi tutti i civili magistrati; poichè quelli che, secondo i nuovi ordini, stati erano eletti, o avevano rifiutato, o il popolo non gli voleva obbedire, od impediva che l'uffizio loro esercitassero. Solo il Consiglio che stava presso il governatore, poteva le sue faccende espedire, stantechè fra trentasei nuovi consiglieri eletti, due soli rifiutarono il maestrato. Ma essendo denunziati al pubblico, come inimici della patria, e correndo il popolo in furia alle case loro, i più rinunciarono. Le Corti di giustizia eran sospese, perchè i membri non volevano, a norma della nuova legge, prestar il giuramento, nè cosa alcuna operare in conformità di quella. I cancellieri, i quali avevan mandato fuori le cedole di citazione erano stati obbligati a chieder perdonanza ne' diarj pubblici, e di promettere di non espedirne altre, finchè non fossero le leggi rivocate, ed i diplomi reintegrati. Il popolo correva in folla a riempir le sale dei tribunali, acciocchè i giudici non potessero trovar luogo; ed invitati a sgombrare, rispondevano, non riconoscere altri tribunali, nè altri magistrati, che quelli, i quali secondo gli ordini ed usi antichi fossero eletti.
I più persuadendosi, che le cose andassero finalmente a terminare in aperta guerra, si provvedevano studiosamente di armi, e dentro vi si esercitavano ogni giorno. Nel che riuscivano all'aspettazione, essendo molto spigliati della persona, avvezzi alle fatiche, e deditissimi alle cacce. Sapevano principalmente maneggiare gli archibusi con molta destrezza. Non si udiva da ogni parte, che romor d'armi, o suoni di pifferi e di tamburi; non si vedeva che gente, la quale con grandissima contenzione imparava le mosse e l'uso dell'armi; giovani e vecchi, padri e figliuoli, e perfino le donne, in ciò tutti insistevano, chi per apprendere, e chi per dar animo e conforto. Fonder palle, far procaccio di polveri erano occupazioni comuni diventate. Ogni cosa rappresentava l'immagine di una vicina guerra.
Subito dopo l'arrivo di Gage erano giunti in Boston due reggimenti di fanti con alcuni artiglieri e cannoni, ed accampatisi nella città. Arrivarono poscia parecchi reggimenti dall'Irlanda, dalla Nuova-Jork, da Halifax e da Quebec, mandati colà, perchè ponessero il piè in su quelle prime faville. Ciò vedevano gli abitanti con incredibile gelosia, la quale fu anche accresciuta per avere il generale posta una guardia sull'istmo, che la penisola, dove sta Boston, colla terra-ferma congiunge. Del che il colore era, che si impedisse, non desertassero i soldati; ma la cagione, per dar ombra agli abitanti, acciò non trasportassero così liberamente, come eran soliti di fare, armi dalla città in contado. Nuove cause di scandali nascevano ogni giorno tra i soldati ed i cittadini. I romori popolari erano e prontamente rapportati, ed avidamente uditi, e ad ogni tratto la gente si sollevava, e traeva.