Ma i ministeriali, e massimamente i dottori, che gli secondavano, mantenevano, che i ribelli fatti dovevano col nome di ribellione chiamarsi; che il resistere coll'aperta forza alle leggi del regno si riputava ribellione in Inghilterra, e tale dovevasi anche riputare in America; che la misericordia e la liberalità verso gli obbedienti si sarebbero tramescolate col rigore e colla forza contro gli ostinati; che la ragione di Stato e la giustizia richiedevano il gastigo di questi; che la punizione di pochi avrebbe anche gli altri richiamati al dovere, e che in tal modo la unione delle colonie sarebbesi disciolta; che del rimanente la resistenza degli Americani era una cosa da tenersi in niun conto, essendo essi, dicevano, codardi di natura, inabili ad ogni sorta d'ordine militare; fievoli di corpo, lordi d'inclinazione; che non potrebbero continuare un sol anno in guerra, senza che o si disbandassero, o fossero sì fattamente assottigliati dalle malattie, che si abbia a credere, che poche forze debban bastare a suggettargli. Il generale Grant tanto s'infautò in questo pensiero, che disse spacciatamente, che gli bastava la vista con cinque reggimenti di fanti di traversar tutta la contrada, e cacciarsi innanzi tutti gli abitanti da un'estremità del continente all'altra. Queste cose i ministri, che tenevano del gretto anzichè no, se le lasciavan calare molto volentieri, e assai dolcemente se le credevano; e questa fu una delle principali cagioni dell'ardir loro a cominciar la guerra, e dell'avervi fatto contro sì deboli provvedimenti.

Il partito posto dal lord North fu approvato con due terzi più di voti favorevoli.

Ma gli opponenti, conoscendo pure di quanta importanza fosse il fare una sì espressa dichiarazione di ribellione, non si perdettero d'animo; che anzi il giorno sei dello stesso mese, lord Giovanni Cavendish mosse nella Camera dei Comuni, che si riconsiderasse.

Il signor Wilkes, uno dei più ardenti libertini di quei tempi, e come si suol dire un repubblicone largo in cintura, rizzatosi, parlò nei seguenti termini:

«Io mi maraviglio bene, che in una causa di tanto momento, quale quella si è, di cui ora si tratta, delle colonie inglesi della settentrionale America, e nella quale tutti i diritti comuni del genere umano, e tutti quei punti principali si comprendono, che alle bisogne di Stato, od alla legislazione si appartengono, si voglia, non so se mi debba dire, con sì poco riguardo, ovvero con tanta inconsideratezza procedere; e come così di leggieri sostener si possa, che quelli uomini, i quali sono sovente stati con sommissime lodi innalzati fino al cielo per l'amore loro verso di questa patria, per la generosità loro a concederle quegli ajuti, che le abbisognavano, e pell'egregio valore mostrato in difenderla, ora siano dall'antico costume loro tanto mutati e diversi, che ingrati, sediziosi, empj e ribelli s'abbiano ad appellare. Ma se così è, egli è ben forza il confessare, che per qualche assai grave cagione siano sì insolite affezioni nate, un tanto cambiamento negli animi dei fedelissimi popoli intervenuto. Ma chi non sa, chi non conosce la mattezza nuova, che invasò i nostri ministri? o chi ignora i tirannici consiglj presi da due lustri in qua? Eglino voglion ora, che noi portiamo al piè del trono una risoluzione ingiusta, temeraria, piena di sangue e di un orribile avvenire. Ma prima che questo si permetta loro, prima che s'intraprenda la civil guerra, prima che la madre impugni l'armi contro la propria figliuola, spero io, che la Camera sarà per considerare i diritti dell'umanità, la causa ed il fondamento della presente querela. Sta per noi forse la giustizia? Certo mai no. E' bisogna esser affatto nuovo nella costituzione inglese, per non sapere, che le contribuzioni sono doni gratuiti dei popoli; e' bisogna aver la mente cieca, per non vedere, che i nomi di libertà e di proprietà cotanto grati alle orecchie inglesi, non son più altro, che uno squisito scherno, che un grave insulto fatto agli Americani, se si può nelle proprietà loro por la mano senza il consentimento loro. E che mestiero c'è di questo nuovo rigore, di questi insoliti consiglj? Gli Americani non sono venuti forse sempre, e prontissimamente, e liberalissimamente in ajuto della patria? Nelle ultime due guerre contro la Francia più vi concedettero, che non dimandavate, e che concedere non potevano. Eglino vi furono delle ricchezze loro non che liberali, prodighi; ei combattettero ai fianchi vostri; ei gareggiarono di valore e di coraggio con essi voi; ei furono a parte della vittoria contro il comune nemico della libertà dell'Europa e dell'America, contro l'ambizioso ed infedel Francese, che noi ora temiamo, che piaggiamo oggidì. Ed in questo punto istesso, in cui noi gli vogliamo con l'odioso nome di ribelli marcare, qual è la favella loro, quali le protestazioni? Leggete, che il ciel vi guardi, la petizione del congresso indiritta al Re, e vi troverete, che son pronti essi, come sempre stati sono, a testificar la fede e lealtà loro, i più rilevati sforzi facendo per fornir i sussidj, per effettuar le leve, quando a norma della costituzione ricerchi ne siano. Eppure si va qui vociferando da alcuni uomini avventati, che gli Americani vogliono l'atto di navigazione disfare; che intendono di levarsi di sotto alla maggioranza inglese. Ma volesse pur Dio, che non fossero più provocative, che vere queste stesse parole. Eglino non dimandan altro, così favellan essi nella petizione, che la pace, la libertà e la sicurezza. Ei non pretendono nè la diminuzione della prerogativa reale, nè alcun nuovo diritto. Ei son pronti e risoluti a questa prerogativa difendere, a questa autorità mantenere, ed a quei vincoli stringere viemmaggiormente, che alla Gran-Brettagna gli congiungono. Ma i nostri ministri, forse perchè dire si possa, che puniscono in altri il peccato loro, questi medesimi vincoli vogliono non solo allentare, ma disciogliere e rompere affatto. Ci si presenta la provincia di Massacciusset, come se ella avesse rizzate le insegne della ribellione. Altri eloquenti ed offiziosi personaggi di questa Camera pretendono anche tutte le altre province comprendere nei medesimi e delitto e proscrizione. Ma lo stato presente loro è forse veramente ciò, che ribellion si chiama? O non forse meglio una giusta e convenevol resistenza a quegli atti arbitrarj, che la costituzione interrompono, che le libertà e proprietà loro intraprendono? Ma so ben io quel che succederà, e non voglio ristarmi dal dirvelo, comunque strano e duro abbia a taluni sembrare, acciocchè non possa venir io accusato di avere, in sì grave occorrenza e nel principio delle imminenti calamità, del debito mio verso la patria mancato. Sappiate adunque, che una resistenza coronata dal successo si chiama una rivoluzione e non una ribellione; che il nome di ribellione sta scritto sul dorso del sedizioso che fugge, e quello di rivoluzione brilla in sul petto del guerriero vittorioso. Chi ci assicura, che per l'effetto della violenta e folle dicerìa di questi dì, gli Americani, dopo d'avere sguainato la spada, non siano ad esempio nostro per gettarne il fodero lungi da loro? Come sappiam noi, che in poco d'anni non abbiano la rivoluzione del 1775 a festeggiare, siccome quella noi celebriamo del 1688? Se il cielo non avesse favor dato, e coronata con un felice evento la generosa impresa dei nostri padri per la libertà, il nobil sangue loro arrossati avrebbe i fatali ceppi in vece di quello dei traditori e ribelli Scozzesi; e quello, al nome inglese orrevolissimo fatto, sarebbe di ribellione tacciato contro l'autorità legittima del Principe, invece di esser lodato ed esaltato, come una resistenza autorizzata da tutte le leggi divine ed umane, e come un generoso cacciamento di un abborrito tiranno. Ma poniamo, che con più infelice augurio contro di noi combattano gli Americani, che noi con Jacopo combattuto non abbiamo, non sarà forse perniziosa e deplorabile la vittoria? Non saranne perduta, non che l'americana, l'inglese libertà? Quegli eserciti, che soggiogheranno i coloni, suggetteranno anche i padri loro. Mario e Silla, Cesare, Augusto e Tiberio la romana libertà oppressero con quelle stesse soldatesche, che state erano levate per la superiorità romana mantenere sulle suddite province. Ma la bisogna andò anche più oltre, che gli autori stessi non divisavano; poichè i medesimi soldati che spento avevano la romana repubblica, distrussero e rovinarono da capo in fondo la potenza imperiale essa stessa; ed in men che non fa cinquant'anni dopo la morte di Augusto, quegli eserciti che avevano il debito di tener le province in soggezione, non meno che tre Imperadori nello stesso tempo chiarirono, dell'Impero disponevano a lor talento, ed a chi più lor veniva a grado il trono dei Cesari concedevano. Ma non posso io meglio restar capace della prudenza, che della giustizia della deliberazion vostra. Dove sono le vostre forze? dove le armi? come le manterrete voi? come le fornirete? La sola provincia di Massacciusset ha in questo punto trentamila armati in pronto, usi alle armi e pratichi della militar disciplina; ad un grand'uopo potrà essa condurne in campo novantamila; e così farà ella al certo, quando ciò, che di più caro ella ha, sarà tratto a pericolo, quando ella sarà a difendere sforzata contro i crudeli oppressori i suoi beni e le sue libertà. Quell'onorando Signore, che porta la fettuccia cilestra, ci assicura che diecimila uomini dei nostri, con quattro reggimenti irlandesi faran tornar loro un poco di cervello in capo, e gli faran star queti per bella paura. Ma dove lo manderete voi, Signore, questo esercito? Per avventura potrete voi incendiar Boston, o presidiarlo forte; ma la provincia sarà perduta per voi. Voi avrete Boston, come avete Gibilterra, in mezzo ad un paese, che non sarà vostro; tutta la terra-ferma d'America sarà in mano dei nemici. Vedrem rinnovarsi l'esempio della pelle del bue, che circoscrisse i limiti delle mura di Cartagine. Veggio già fin d'adesso nascere e crescere l'independenza d'America, e questa la grandezza acquistare, in sulla libertà fondandosi, dei più ricchi, dei più possenti Stati dell'universo. Io temo gli effetti della presente risoluzione; io temo l'ingiustizia e la crudeltà nostre; io ridotto i frutti della nostra imprudenza. Voi volete gli Americani trarre alla disperazione. Essi le libertà e proprietà loro difenderanno con quel coraggio, che inspira l'odio della tirannide, con quell'istesso, col quale i gloriosi nostri antenati hanno i minacciati diritti loro, e difesi e stabiliti. Dichiarerannosi independenti, e ad ogni più grave pericolo si metteranno, ogni altro male incontreranno, ad ogni più crudele sventura sottentreranno, piuttosto che piegar il collo sotto quel giogo, che i ministri stan loro apparecchiando. Ricordivi di Filippo secondo, re della Spagna; sovvengavi delle Sette Province, e del Duca d'Alba. Si deliberava nella consulta del Re, quale fosse il partito da pigliarsi in riguardo ai Paesi Bassi. Alcuni consigliavano il rigore, altri la clemenza. Prevalsero i primi. Il Duca d'Alba fu vittorioso, egli è vero, per ogni dove; ma le crudeltà sue seminarono i denti del serpente. I pitocchi, i guidoni di Brilla, come gli chiamavano, tenuti tanto a vile, quanto gli Americani or sono, furon quelli, che diedero il primo crollo alla potenza spagnuola. E ragguagliando le probabilità dell'evento da una parte e dall'altra, può forse l'Inghilterra altrettanta speranza di vittoria avere, quanta aveva la Spagna? Certo, mai no. Eppure a tutti è nota l'uscita di quella impresa, e come quel possente impero sia stato lacerato e diviso in varie parti per sempre. Giovatevi, se un eguale destino non volete incontrare, della sperienza de' tempi. Ma voi volete chiarir ribelli gli Americani, ed aggiugnete le più aspre parole, gli più amari scherni alla ingiuria ed all'ingiustizia. Se voi manterrete la deliberazione vostra, ogni speranza di concordia è spenta. Gli Americani vinceran la pruova; tutto il continente dell'America settentrionale sarà dall'Inghilterra smembrato, e già si rompe quel vincolo, che queste due, una volta amiche e parenti contrade, tra di loro collegava e congiungeva. Abbenchè mi giovi ancora sperare, che il giusto disdegno del popolo inglese sarà per punire gli autori di si perniziosi consiglj; e che quei ministri, i quali primi inventati gli hanno, pagheran colla vita loro le pene della perdita della principale fra le province americane».

Così parlò quell'uomo ardentissimo; e se il suo non è stato profetare, non vaglia. Dal che si può forse con nuova pruova argomentare, esser vero il volgar motto, che meglio indovinano i matti che i savj; imperciocchè tra le altre cose si disse a quei tempi anche quella, che Wilkes sentiva dello scemo.

Ma il Capitano Harvey parlò all'incontro nella seguente sentenza:

«Abbenchè io non creda di essere da tanto, che nella presente causa io possa con tanta facondia disputare, con quanta il mio infuocato avversario ha favellato in favore di coloro, che all'antichissima potestà della Gran-Brettagna alla scoperta ed armata mano resistono, essendo quelle gentili discipline, che agli uomini insegnano l'arte del bene e leggiadramente favellare, troppo dalla mia professione diverse e lontane, tuttavia non mi rimarrò io dal dirne liberamente quel che ne sento, quantunque dovessero le mie parole dagli uomini parziali in mal senso essere interpretate; ed io stesso rappresentato, come autore d'illegittimi consiglj, come difenditore, siccome essi dicono, della tirannide. Ed in sul bel principio io non posso non deplorare la sventura dei presenti tempi; e quel destino, che la nostra cara e gioconda patria persegue, ch'ella sia a questi stretti termini condotta non solo dal pervicace animo di quegl'ingrati figliuoli, che vivono dall'altra parte dell'Oceano, ma eziandio da alcuni fra gli abitanti di questo regno, i quali, non che per debito di giustizia e di gratitudine, ma di onore ancora, dovrebbero quella sostentare e difendere, a quella porger la lingua e le mani ajutatrici. Fintantochè non si porrà un freno ai sediziosi, i quali con eguale costanza ed arte, che vergogna ed infamia loro soffiano la discordia, e spargono il veleno loro in ogni luogo, invano potrem noi sperare, senza venirne agli ultimi danni, di ridurre i Capi di quel popolo invasato al debito loro. Il negare, che la potestà legislativa della Gran-Brettagna non sia sovrana, intiera e generale sovra tutte le parti del suo dominio, mi par cosa troppo puerile, perchè vi si possa spender più parole intorno. Quello che voglio dire si è, che sotto queste coperte di diritti, sotto questi colori di franchigie, con questi pretesti d'immunità nascondono questi buoni e fedeli Americani il disegno non nuovo, ma ora apertamente messo avanti, di levarsi dal collo ogni specie di superiorità, e ad ogni modo una nazione independente diventare. Si dolsero gli Americani della tassa della marca. Ella fu tolta. Furonne essi contenti? Mai no; anzi ridussero le cose a peggiore stato, ora non volendo rifar i danni agli offesi, ed ora quelle risoluzioni annullare, che pizzicavan già fin d'allora di ribellione. Eppure non si trattava in quei casi di tasse nè interne nè esterne. Furono quindi posti i dazj sul vetri, le carte, i colori ed i tè. Di nuovo si ammottinano; e la benignità di questa troppo amorosa madre rivocava ancora la più parte di quei dazj, lasciando solo quello in sui tè, che doveva al più gettare sedicimila lire di sterlini. Anche questa avrebbe per l'inudita pazienza e mansuetudine sua rivocata la Gran-Brettagna, se i coloni, coi quieti e pacifici modi procedendo, avessero la rivocazione addimandata. Ora si lamentano degli eserciti stanziali mandati colà per mantenervi la pubblica quiete. Ma, in nome di Dio, qual è la causa della presenza loro in Boston? Le disturbanze americane. Se i coloni non avessero dapprima la pubblica tranquillità turbata; se non avessero insultati i vostri uffiziali; se le proprietà pubbliche e private rispettate avessero, nè apertamente alle leggi del Parlamento ed agli ordini del Re contrastato, essi i soldati armati non avrebbero dentro le mura loro veduti. Ma il fatto sta, che pongon essi espressamente le cagioni per potersi poscia lagnare degli effetti. Allorquando era presente un pericolo, allorquando sovrastavano gli esterni ed i domestici nemici, eglino agli eserciti stanziali posti nel cuore stesso delle province loro non solo acconsentivano, ma questi da noi richiedevano con ogni maniera di più efficace istanza. Ma passato il pericolo, e restituiti i coloni colla pecunia e col sangue nostro alla pristina sicurezza, tostochè questi eserciti son diventati necessarj per frenare i faziosi, per dar forza alle leggi, tosto sono essi contrarj alla legge, sono una manifesta violazione delle libertà americane, sono un tentativo di tirannide; come se non fosse diritto ed obbligo dell'autorità suprema di mantener del pari la pace interna, che l'esterna, e di contener egualmente i domestici nemici, che i forestieri. E come se temessero gli Americani di esser un dì chiamati a parte della rappresentazione nazionale nel Parlamento, preoccupano il passo, e vi ammoniscono, che per la lontananza loro non possono nel Parlamento britannico venir rappresentati. Il che, se non m'inganno, vuol significare, che non voglion essi una comune potestà legislativa coll'Inghilterra avere, ma sibbene più tosto una propria loro, e da questa nostra affatto separata. Ma che vado io divisando, o quali dubitazioni son queste? Non si contentano essi di metter la discordia in casa loro, di corrompervi tutti gl'istrumenti del vivere civile, ma vanno ancora a gettar semi di erbe contrarie nelle vicine province della Nuova-Scozia, delle Floride, e principalmente in quella del Canadà. Nè qui si rimangono le americane fraudi. Non abbiamo noi letto qui, sotto di questo felice e benigno cielo, le infiammative parole della dicerìa loro al popolo inglese indiritta per trar questo a parte della ribellione? Anche qui avrebbero voluto, e per quanto sta in loro, tentato hanno, introdurre le ruberie, i saccheggi, le ferite, gli oltraggi, i tumulti e l'aperta resistenza alle leggi. Ahi misero! ahi disgraziato! ahi mille volte infelice popolo inglese, se lasciato ti fosti dalle lusinghe americane sedurre, dalle arti ingannare, dalle provocazioni incitare; che di questa lietissima pace, di questa dolcissima libertà già più tu non goderesti, e la feroce anarchia avrebbe già distrutte le tue ricchezze, annientata la tua potenza, ed ogni contento di questa felicissima vita, che ora vivi, guasto e contaminato. Già rompono ogni freno, già d'ogni rispetto si dispogliano, ed in mezzo alla cupezza delle arti loro, in mezzo a quell'ombre, nelle quali si avviluppano, lascian, come loro malgrado, trapelar l'intento loro; e se non la realtà istessa, certo la forma e lo stile assumono di una nazione independente. Chi di noi non si è commosso sin dentro all'anima, chi non ha pigliato sdegno, udendo le risoluzioni del congresso, colle quali in modi e parole, che meglio si converrebbero alle altiere Corti di Versailles e di Madrid, che a' sudditi di un gran Re, prescrivono superbamente, che ogni commercio, ogni traffico sia interrotto tra la loro e la nostra contrada? Fra tutte le altre nazioni possiamo le merci nostre, le nostre derrate trasportare. Solo sotto il cielo inospitale dell'America, solo in quelle terre tinte del nostro sangue, e bagnate del nostro sudore sparsi in prò e benefizio degli abitanti suoi non può l'industria inglese sperar protezione, trovare asilo. Siam fatti e nati noi per sopportare, che i sudditi nostri descrivano il cerchio di Popilio, ed imperiosamente ci dicano, con quali condizioni, e non altrimenti, ci consentano ad obbedire alle antiche leggi della comune patria? Ma bene sta; eglino ne sono ben contenti, perciocchè sperano, che abbia a nascere dalla nostra magnanimità la guerra, e dalla guerra l'independenza. E qual è questo popolo, cui i benefizj non obbligano, la mansuetudine inacerba, la necessità della difesa da esso stesso indotta offende? Se adunque non può più rimanere dubbio alcuno intorno l'intendimento di questi sconoscenti coloni; se una universale resistenza al civil governo ed alle leggi del paese; se l'impedire il reciproco e libero commercio tra una parte e l'altra del regno; se il contrastare ad ogni atto della potestà legislativa dell'Inghilterra; se il negare in fatti ed in parole la sovranità di questa contrada; se il por mano nella pecunia pubblica; se l'insignorirsi delle fortezze, delle armi e delle munizioni del Re; se il provocare i sudditi di quelle e delle vicine province a pigliar l'armi, ed a resistere all'autorità legittima della Gran-Brettagna sono atti di ribelli, egli è pur forza il confessare, che gli Americani sono in istato di ribellione constituiti. Orsù adunque pigliamo i consiglj risoluti; e se un'altra alternativa non ci è lasciata, se bisogna usare quella potenza, che il giusto Iddio ci ha concessa, onde protegger l'universalità dell'impero, mostriam pur noi agli Americani, che se i nostri gloriosi antenati sparsero il sangue loro per lasciarci questa libera costituzione, noi, come degni posteri loro, ad onta delle fazioni al di dentro, e delle ribellioni al di fuori, sapremo bene quella intatta ed incorrotta ai nostri discendenti tramandare. Odo dire a questi propagatori di sinistri augurj, che sarem perdenti nella contesa. Ma tutte le imprese umane han sempre in sè stesse una parte d'incertezza. Hanno perciò da ristarsi gli uomini generosi, e da lasciarsi condurre oziosamente all'arbitrio della fortuna? Certo, se queste timide dottrine prevalessero, se volessesi sempre andare a gioco vinto, nissuna rilevata impresa si tenterebbe, e tutto governerebbe il caso ed il cieco destino. Abbenchè nella presente bisogna io creda, che noi dobbiamo migliori speranze avere; conciossiachè, passando anche sotto silenzio il valore dei nostri soldati, e la perizia dei nostri capitani, gli uomini fedeli non sono, come credono alcuni, o come fingon di credere, sì rari in America; nè potranno gli Americani sopportare il difetto delle cose al viver necessarie, che il numeroso navilio nostro sarà per vietare, perchè ai lidi loro non approdino. Questo è quello che nel presente fatto io sento; questi i pensieri di un uomo nè parziale nè invasato, ma da ogni anticipata opinione libero, e pronto a combattere, a versare il proprio sangue per allontanare la sfrenata licenza, per ispegnere i semi della crudele anarchia, per difendere i diritti e le libertà di questo innocentissimo popolo, o sia, ch'egli incontri i nemici di lui negli strani e selvaggi deserti dell'America, o nelle coltivate pianure dell'Inghilterra. E se fra di noi vi sono Catilina, i quali tra le tenebre ordiscano le pericolose trame contro lo Stato, che siano essi disvelati e tratti a cotesta luce; che siano offerti, come vittime, in sagrifizio alla giustissima vendetta di questa cortese patria; che i nomi loro siano d'infamia notati infino tra la più tarda posterità, e la memoria loro esecrabil fatta a tutti gli uomini ingenui e dabbene in ogni secolo avvenire».

Attutato il fremito, che le due veementi orazioni concitato avevano fra i circostanti, fu posto il partito e funne vinta la proposta ministeriale con due terzi più di voti favorevoli.

In tal modo si terminò nel Parlamento il più importante affare, che da molto tempo indietro fosse stato alla sua disaminazione sottoposto. Tanto gli abitanti dell'Inghilterra, quanto quei della restante Europa stavano tutti intenti e disiosi di sapere, qual dovesse essere il fine di questa contesa. Mentre stava tuttora in pendente, i ministri esteri, che risiedevano in Londra, spiavano attentamente ogni procedere dei ministri britannici, ed i dibattimenti del Parlamento, dandosi a credere, e non senza cagione, che qualunque avesse ad esserne la uscita, sarebbe ella di gravissimi avvenimenti feconda, non solo per l'Inghilterra, ma eziandio per tutti gli altri regni dell'Europa.