A questi dì fu letta in Parlamento una petizione dell'isola della Giamaica molto grave, e tutta in favor delle colonie. Non piacque, e fu posta, secondo il solito, dall'un de' lati.
I ministri, avendo vinto la pruova coll'aver fatto chiarir ribelli gli abitanti di Massacciusset, si risolvettero a discoprire innanzi il Parlamento, qual fosse il disegno loro intorno gli affari dell'America. Essi, o non conoscendo la ostinazione dei popoli sollevati a nuove cose, o avendo la mente occupata dalla passione, ovvero dalla timidità degli animi loro rattenuti, persistevano nella credenza, che gli Americani non avrebbero lungamente sopportata la privazion del commercio loro, e che perciò, divisi tra di loro, avrebbero chiesti i patti. Medesimamente, facendo troppo fondamento sulle asseverazioni dell'Hutchinson e degli altri uffiziali della Corona, ch'erano stati, od erano ancora in America, i quali costantemente affermavano, che gli amici dell'Inghilterra erano in quelle province potenti di numero, di forze e di riputazione, credettero di doverne venire a rigorose determinazioni, senza però accompagnarle colle debite armi. Così condotti, secondo il solito, da quell'affascinamento di mente, la causa loro fidarono non alle certe operazioni delle armi e dei soldati, ma piuttosto alle credute parzialità ed incostanza degli Americani. Perciò il lord North introdusse una provvisione, il fine della quale si era di confinare il traffico ed il commercio delle province della Nuova-Inghilterra nella Gran-Brettagna, l'Irlanda e le Isole inglesi dell'Indie occidentali; e nel medesimo tempo di proibir loro la pesca sui banchi di Terra-Nuova. Il danno, che da questa provvisione dovevan pruovare gli abitanti della Nuova-Inghilterra, da questo solo si può argomentare, ch'essi impiegavano ogni anno in queste pescagioni circa quarantaseimila botti, e seimila marinai; e che il provento loro nei mercati esterni sommava a un dipresso a trecento ventimila lire di sterlini.
Questa provvisione però non passò di quieto nelle due Camere; che anzi le batoste ed il romore non vi furon pochi. Molti membri del Parlamento fecero grande opera, perchè la non fosse approvata, e più di tutti il marchese di Rockingam, il quale presentò a questo fine una petizione dei mercanti di Londra.
La provvisione però si ottenne con grandissimo favore. Gli opponenti protestarono; i ministeriali non sen curarono.
Questa proibizione da ogni commercio forestiero, e dalle pescagioni di Terra-Nuova, la quale soltanto le quattro province della Nuova-Inghilterra dapprima riguardava, i ministri, avendo trovato il Parlamento secondo il bisogno tenero e pieghevole, distesero poscia anche alle altre colonie, eccettuate quelle della Nuova-Jork e della Carolina Settentrionale; allegando, ch'elle si erano accostate all'altre nelle perniziose leghe contro il commercio e le manifatture inglesi. La proposta fu approvata di leggieri. Trascorsi alcuni dì, mossero, che alla medesima legge fossero sottoposte le colonie situate sulla Delawara, perciocchè anco queste avessero aperti spiriti di ribellione. La cosa passò. Così i ministri britannici seguivano i consiglj spezzati, e parevano fare, come i fanciulli fanno, i quali intorno ad un argine si trastullano; che ora a questa, ora a quell'altra buca corrono, dove l'acqua ha rotto, per riturarle.
Intanto si apparecchiavano a mandare in America diecimila soldati; la quale forza credevan sufficiente, per costringere all'obbedienza, e far le leggi eseguire; imperciocchè facevano tuttavia un gran fondamento sulle parzialità degli Americani, e sul numero di coloro, i quali credevano alla causa britannica affezionati. Questo errore dei ministri è stato la principal cagione della diuturnità della guerra, e del fine che ella ebbe, essendochè egli importava moltissimo alla somma delle cose, che le prime impressioni fossero gagliarde; che fosse tolta in fino dalle prime mosse agli Americani l'opinione del poter resistere; e che fossero incontanente, con un grandissimo ed incontrastabile sforzo, alla necessità di por giù l'armi ridotti. Ma i ministri amarono meglio l'esito di questa guerra, nella quale una sì gran posta si metteva, alle speranze sempre incerte delle Sette e delle parti, che non alle buone armi e sufficienti fidare.
Ma qui non ebbero fine i consiglj dei ministri britannici. Volendo accoppiar al rigore una qualche mansuetudine, e levar anche l'occasione all'America di recalcitrare, misero innanzi un modello di legge, il quale importava: che allorchè in qualche provincia o colonia il governatore, il Consiglio, e l'assemblea, o Corte generale proponessero di fare una provvisione di pecunia in conformità delle rispettive condizione, circostanze e facoltà loro, affine di contribuire proporzionatamente alla comune difesa; la qual rata, o proporzione dovesse raccolta essere in ciascuna provincia o colonia sotto l'autorità della generale Corte ed assemblea, e tenersi a disposizione del Parlamento, ed allorchè si obbligassero ancora a fare un'altra provvisione pel mantenimento del civil governo, e per l'amministrazione della giustizia, in tal provincia o colonia, in tali casi fosse giudicato conveniente, quando una simile proposta fosse dal Re nel suo Parlamento approvata, e per altrettanto tempo, per quanto ella sarà fatta, astenersi dal porre in sì fatta colonia o provincia alcuna gabella o tassa o gravezza, eccettuate quelle, che siano al regolare il commercio credute necessarie.
Questa proposizione del lord North, siccome dispiacque a molti fra i ministeriali, i quali opinavano, che la dignità ed i diritti del Parlamento ne fossero grandemente pregiudicati, e che nissuna concessione dovesse farsi ai ribelli, finchè tenevano le armi in mano, così fu anche con grandissimi segni di disapprovazione da parte degli opponenti ricevuta, i quali bassa, vile ed insidiosa la chiamarono. Ma i ministri consideravano, che qualunque avesse ad essere l'effetto della legge in America, se gli Americani non l'accettassero, sarebbersi convinti i popoli inglesi, che nulla poteva vincere l'ostinazione dei coloni, e che, trattandosi di pecunia, essi non volevano a patto niuno entrar a parte delle pubbliche gravezze. E se la provvisione più concordia doveva ingenerare in Inghilterra, pareva anche verisimile, che avrebbe disunito gli animi in America; conciossiachè, se una sola provincia accettava la offerta, e calava agli accordi, la confederazione dei coloni, la qual sola formidabili gli rendeva, sarebbesi del tutto risoluta. Questa ultima speranza non dissimulò lord North, facendo la sua orazione nel Parlamento. La qual cosa recò grande offesa agli Americani, lamentandosi, che il ministro volesse usare la divulgata massima di divider per imperare; come se il ministro inglese avesse dovuto riputare non lodevole quello, che eglino riputavano biasimevole; e le cose fra i nemici dovessero presso l'uno e l'altro andare al medesimo ragguaglio ed alla medesima stregua.
Questi erano i pensieri dei ministri rispetto alle cose americane. Ma intanto quei, che in Inghilterra e nel Parlamento medesimo favorivano le parti dell'America, non perdutisi punto d'animo per l'infelici pruove fatte, e preveggendo ottimamente, qual piena fosse per andare addosso ai coloni, se le risoluzioni ministeriali fossero mandate ad effetto; non volendo mancare al debito loro verso la patria, e forse anche mossi da ambizione, caso che le cose sinistrassero, deliberarono di fare nuovi sforzi per indurre, se possibil fosse, il governo a far deliberazioni meglio atte a calmare quegli spiriti inveleniti, ed a disporgli alla concordia; imperciocchè non credevano per niun modo, che il mezzo proposto dal lord North fosse per partorire gli effetti, che se ne attendevano.
Perciò Edmundo Burke, uno dei membri della Camera dei Comuni, il quale per ingegno, per dottrina e per lode d'eloquenza i più famosi eguagliava, e gli altri avanzava, incominciò a dire, che molto piacere aveva provato nell'animo, vedendo che i ministri si erano dimostrati propensi a far concessioni; che poichè lord North istesso aveva messo avanti un partito, che si credeva poter condurre alla concordia, ciò accettava egli in felice augurio di quanto era per dire; che in una tale disquisizione non si doveva alle vane immaginazioni, alle astratte idee dei diritti, alle generali teorie di governo riguardo avere, ma piuttosto dalla natura delle cose, dalle attuali circostanze, dall'uso e dall'esperienza argomentare. Ei fece quindi una accurata investigazione del presente stato delle colonie, esaminando la situazione, l'estensione, la ricchezza, la popolazione, l'agricoltura, il commercio loro e quei rispetti, che tutte queste cose avevano colla grandezza e la potenza dell'Inghilterra. Ei rammentò quello amore alla libertà che gli Americani da ogni altro popolo distingueva; osservò, che fino a tanto che l'Inghilterra aveva governato l'America in conformità di tutte queste circostanze, erano l'una e l'altra concordi e felicissime state; e che bisognava, per ristorar l'antica condizion delle cose, ridursi di nuovo al consueto modo di governo. Considerò le varie maniere di reggimento proposte pell'America, e notò principalmente quello della forza; metodo, il quale, siccome è quello, ch'è il più semplice ed il più facile ad esser compreso da tutti, così gli uomini a questo hanno tosto ricorso nelle difficili occorrenze; ma che ciò che pare più speditivo, riesce il più delle volte meno spediente; ei disse, che l'utilità di usare la forza dipende dai tempi e dalle circostanze, le quali sono variabili sempre ed incerte; che essa tende necessariamente alla distruzione e non alla preservazione; che questo era un insolito modo di governare le colonie, e perciò pericoloso a cimentare; che la floridezza loro, che i benefizj, che ne trae l'Inghilterra, ad un metodo affatto contrario, a cause del tutto diverse si dovevano più convenevolmente riferire. Seguitò dicendo, che senza correr dietro alle questioni dei diritti e dei favori, la regola più sicura per governar le colonie era di chiamarle a parte della libera costituzione dell'Inghilterra, ed assicurare gli Americani colla fede data del Parlamento, che la Gran-Brettagna non sarebbe mai per iscostarsi da quelle regole, che una volta fossero stabilite, che in questa materia meglio la prudenza, che il diritto dovevasi considerare; che i solenni dottori delle leggi in questa cosa non avevan che fare, ma era mestiero piuttosto consultar la esperienza; che questa aveva già da lungo tempo indicato la strada che si doveva tenere, alla quale era d'uopo ritornare, tutti i nuovi ed insoliti consiglj abbandonando. Discorse finalmente, che nissuna ragione si aveva per dubitare, che i coloni avessero ad essere per l'avvenire più renitenti a concedere di per sè stessi i sussidj, di quello che fossero stati per lo passato. E che perciò s'indirigessero dai segretarj di Stato le consuete requisizioni alle assemblee loro.