Insorsero i ministri, e questa volta, cosa strana e da non aspettarsi dalle tolte di lord Bute, si dimostrarono molto teneri della libertà; tanto è vero, che se qualche volta i fautori dell'anarchia popolare, così anche quei della Realtà assoluta gridano non di rado il nome di libertà, conoscendo gli uni e gli altri, che se i popoli non possono amare quello che lor nuoce, possono bensì facilmente essere ingannati dalla sembianza, e col nome solo di quello che lor giova. Dissero, che sarebbe stata cosa alla libertà pericolosa, se le colonie potessero senza il consenso del Parlamento, e sulle semplici requisizioni dei ministri concedere i sussidj alla Corona; che del rimanente le americane assemblee non avevano mai avuto la facoltà legale di concedere di per sè stesse questi sussidj; che questo era un privilegio privato del Parlamento, il quale non poteva ad un altro corpo qualsivoglia venir comunicato; che si leggeva nella dichiarazione dei diritti e delle libertà degli uomini inglesi, che il por tasse ed il cavarne pecunia per uso della Corona col pretesto di qualche prerogativa, e senza il consenso del Parlamento, è cosa contro la legge; che un ministro, il quale sofferisse, che le colonie facessero una qualche concession di pecunia alla Corona senza il consenso del Parlamento, sarebbe colpevole di Stato; che se in tempo di guerra, per la necessità delle cose, quest'abuso è stato qualche volta tollerato, non lo poteva esser del pari a' tempi di pace, senza il totale sovvertimento della costituzione; che spogliatosi una volta il Parlamento del diritto di tassar le colonie, nissuna certezza si poteva più avere di alcun sussidio da parte di quelle, stantechè, che avessero finora fornito non voleva significare, fossero per fornir in avvenire; che potrebbe darsi, che ad un bel bisogno ricusassero, ed in tal caso non si avrebbe più in pronto alcun mezzo per obbligarle; e che finalmente, se avevano fatte provvisioni di moneta nell'ultima guerra, ciò fu, perchè si trattava della causa loro, e del pericolo, in cui si trovavano; ma che in altri casi ed in altri interessi più dai loro lontani, sarebbe molto da dubitare, se del pari volessero somministrare.

Così risposero i ministeriali. Cimentato il partito pel signor Burke non si ottenne. Ma però il rifiuto di questa proposta non fu senza grave dispiacere da molti fra gl'Inglesi ricevuto, i quali ardentemente desideravano, che si trovasse un qualche termine, onde si potesse venire agli accordi. Ma i più, fra i quali i ministeriali, la pensavano diversamente. Il fatto era, o almeno assai pareva che fosse, che nella condizion delle cose in cui si era, l'affare della tassazione fosse diventato la menoma parte della contesa; che la gara era venuta più addentro, e distesasi ad altri oggetti di maggior momento alla natura e forma stessa del governo appartenenti. I ministeriali, e quelli che seguitavano le parti loro, si erano grandemente insospettiti, che sotto quest'ombre di pretensioni intorno le tasse e libertà costituzionali, si nascondessero trame tendenti ad alterare la forma del governo, e propagare e forse mandare ad effetto quelle opinioni intorno la Repubblica, le quali di tante discordie e di tante guerre state erano al l'Inghilterra cagione. I presenti libertini d'America, e quei che gli favoreggiavano nella Gran-Brettagna molto somigliavano a quelli dei passati tempi, e si temeva, covassero i medesimi disegni. Guardavasi sopra le parzialità in favore degli Americani, come sopra criminose macchinazioni contro lo Stato; e gli autori loro estimavansi una setta d'uomini audaci, ambiziosi ed ostinati, i quali per acquistar il potere, per esercitare la vendetta avrebbero ogni cosa tratto a rovina ed al sangue. Si credeva, che siccome i padri ai figliuoli loro, così i libertini, che vissuti erano ai tempi della rivoluzione d'Inghilterra, avessero le opinioni ed il veleno loro tramandato ai presenti, e che questi volessero per mezzo della rivoluzione americana pervenire ai loro perniziosi fini; che già avevano una parte ottenuto dell'intento loro colla ribellion nuova dell'America e colla discordia cittadina in Inghilterra; e che in aspettazione di futuri avvenimenti avessero intanto formato il disegno, non potendo per ora della somma delle cose insignorirsi, di travagliare continuamente coloro che governavano, colle vociferazioni, colle combriccole, cogl'incentivi loro. E per verità così esorbitanti erano stati da qualche tempo i procedimenti dei partigiani in quella contrada, che nissuna, non dirò civile modestia, ma misura si era osservata; e che tutte le vie e tutti i mezzi riputavansi onesti, purchè conducessero al fine che si aveva in mira. Perciò in sì fatta ricordanza delle antiche offese, in una cosa trattata con tanto affetto, ogni partito, che si movesse in favor degli Americani, era ricevuto con grandissima sospizione. Si pensava, che non facesse all'interesse della Gran-Brettagna di venire a patti coi coloni, se prima non erano raumiliati e rintuzzati quegli spiriti repubblicani. E siccome ciò non si poteva se non colla forza delle armi ottenere, così si desiderava che queste si adoprassero. Imperciocchè, qualunque fosse stato l'effetto dei mansueti consiglj, avrebbero essi, dicevasi, palliato, non guarito il male, il quale avrebbe poscia nella prima occasione ripullulato, e, distendendosi vieppiù, fatto peggiori danni che prima. Così pensavan molti dentro e fuori del Parlamento. A queste opinioni e timori si deve principalmente attribuire la durezza, che incontrarono tutte le proposizioni di concordia fatte dai parziali degli Americani. Oltre a questo credettero i ministri, che questi degli Americani fossero piuttosto impeti popolari, che fondati consiglj, i quali, poichè fossero alquanto ribolliti, avessero leggermente a risolversi.

Ciò nonostante non ebber fine ancora le proposte di concessioni e le petizioni; le quali forse appunto si facevano, perchè si sapeva, che non si ottenevano. Furon ributtate; ed in tal modo fu posto fine ad ogni speranza di concordia. Così si aspettavan di necessità gli estremi casi; così le cose precipitavano ad una inevitabil guerra, ed universalmente i cittadini, non senza grande orrore, rimiravano le calamità, ch'erano alla patria sovrastanti.

Intanto in America si preparavano ogni dì più le occasioni ai futuri mali, e pareva che anche là ad ogni modo fosse già per rompersi la cittadina guerra. Il congresso massacciuttese aveva decretato, che si procacciasse quanta polvere d'artiglierie si potesse trovare, ed ogni sorta di armi e di munizioni, che potessero bastare per un esercito di quindicimila soldati. Ciò si eseguiva da tutti con moltissima sollecitudine, e siccome queste cose abbondavano principalmente in Boston, così si studiavano con ogni più destra maniera di farne procaccio, e scapolarle a luoghi sicuri nelle campagne, ingannando la vigilanza delle guardie, le quali stavano sull'istmo. I cannoni, le palle ed altri istrumenti di guerra si trasportavano a traverso le poste dell'istmo sulle carrette cariche di letame; la polvere dentro i canestri, o le zane di coloro, che venivano dal mercato di Boston, ed i cartocci eran nascosti dentro le casse piene di candele. Così riuscivano i provinciali nell'intento loro. E perchè si temeva, che il generale Gage mandasse a pigliar le munizioni nei luoghi, ai quali erano state sgombrate, si elessero uomini, i quali tutte le notti appostassero a Charlestown, a Cambridge ed a Roxbury, e mandassero subitamente corrieri alle Terre, dove erano le canove, ogni qual volta si vedesse uscir da Boston qualche banda di soldati. Ma Gage non si ristette. Avendo egli avuto sentore, che fosser deposte nelle vicinanze di Salem alcune bocche di artiglierie, vi mandò una mano di soldati del castello, acciocchè le pigliassero e ritornassero in Boston. Sbarcarono a Marblehead, ed essendo proceduti sino a Salem, non le trovarono. Stavano essi per passare un ponte levatojo, pel quale si aveva il passo a Danvers, dove si trovava adunato molto popolo. Fu levato il ponte per impedire il passo alle genti regie. Il capitano del Re comandava fosse abbassato, ed il popolo ricusava. Si abbarruffavano coi soldati. Era vicina a nascere qualche mostruosità. Sopraggiunse in questo punto un Bernardo, ecclesiastico di molta autorità, il quale tanto disse e tanto fece col popolo, che il ponte fu messo giù. Sopra il quale passate le soldatesche, e data una scorribanda dall'altra parte in segno della potestà, che acquistata avevano di correre il paese, se ne tornarono di queto alla nave. Ma intanto i paesani avevano sgombrate a luoghi più sicuri le artiglierie e le munizioni, di modo che la spedizione del Gage riuscì di niun effetto. Così per la prudenza di un sol uomo non si venne, come n'era il pericolo imminente, al sangue. Tuttavia la resistenza che incontrarono i soldati, aveva molto inasprito gli animi loro; e se prima già si viveva in cagnesco in Boston, dopo questo fatto l'irritazione ed il rancore erano sì grandemente cresciuti, che ad ogni momento si temea, non si venisse alle mani tra i soldati del presidio ed i cittadini.

Ma, aspettando la guerra, il destino, particolarmente degli abitatori di Boston, era un oggetto diventato di comune apprensione. Il presidio era gagliardo, le fortificazioni condotte a perfezione, e poca speranza si aveva di potere quella città sottrarre dalla divozione britannica. Nè potevano i cittadini aver migliore speranza di scampar per la via del mare, essendo il porto occupato dalle navi di guerra. In tal caso i Bostoniani, posti in mezzo all'arrabbiata soldatesca, avrebbero dovuto tutte quelle calamità sopportare, che dalla licenza militare si possono temere. Erano essi, come in una sicura prigione rinchiusi, e potevano anche servir di statichi in mano dei capitani britannici; il che avrebbe le operazioni, che gli Americani avevano in animo di fare tanto civili, che appartenenti alla guerra, grandemente impedite. Perciò varj disegni furon posti avanti per istrigarsi da tanta necessità; i quali, se non dimostrarono molta prudenza, certo arguirono una non ordinaria ostinazione. Consultarono alcuni, che tutti gli abitanti di Boston dovessero abbandonar la città, ed in altri luoghi trasferirsi, dove sarebbero fatte loro le spese del pubblico. Ma questo disegno era impraticabile del tutto, perciocchè stava in potestà del generale Gage l'impedirlo. Altri volevano, che si facesse una generale stima delle case e delle masserizie degli abitanti, e si ponesse quindi fuoco alla città, e fossero colla pecunia pubblica ristorati dei sofferti danni e dei perduti averi. Dopo matura considerazione anche questo pensiero fu giudicato di difficilissima, anzi d'impossibil esecuzione. Ciò nonostante molti alla spicciolata lasciavano la città, e nelle parti più interne della provincia si ritiravano; alcuni pel fastidio del confino, altri per paura delle vicine ostilità, ed altri finalmente per timore di essere ricerchi delle cose fatte contro il governo. Ma molti con ostinata risoluzione eleggevano di rimanere, seguisse quello volesse. I soldati del presidio infastiditi del lungo confino desideravano di prorompere, e cacciar via questi ribelli, dai quali ricevevano tanto incomodo nelle vettovaglie, e che in tanto dispregio avevano. I Massacciuttesi dall'altro canto erano fieramente sdegnati all'opinione di poltroneria, nella quale erano dai soldati tenuti, e desideravano di far qualche pruova per mostrar loro quanto fossero ingannati, e per far le vendette.

Arrivarono frattanto le novelle della concione tenuta dal Re al suo Parlamento, delle risoluzioni da questo fatte, e della dicerìa, per la quale erano stati i Massacciuttesi chiariti ribelli. Tutta la provincia si pose in arme; la rabbia diventò furore, l'ostinazione disperazione. Ogni speranza d'accordo fu spenta; la necessità pungeva anche i più tiepidi; ed un desiderio di vendetta occupava gli animi di tutti. L'esca è apprestata, le materie disposte, l'incendio imminente. I figliuoli sono pronti a combattere contro i padri loro, i cittadini contro i cittadini, e, come dicevan gli Americani, gli amici della libertà contro gli oppressori, contro gli stabilitori della tirannide. «In quelle armi, in quelle destre, affermavano, esser posta la speranza di salute, la vita della patria, la difesa delle proprietà, l'onore delle castissime donne. Con quelle sole potersi ributtare una efferata soldatesca, potersi conservar quello che l'uomo ha più caro costaggiù, ed i diritti intatti alla posterità tramandare; ammirerebbe il mondo il coraggio loro; gli uomini ingenui gli proseguirebbono coi voti e coi desiderj loro, e con somme lodi gli esalterebbero infino al cielo; la memoria loro diventerebbe cara ai posteri, sarebbe d'esempio e di speranza agli uomini liberi, e di terrore ai tiranni di ogni età; si facesse vedere alla vecchia e contaminata Inghilterra, quanto potesse quella innocente ed incorrotta gioventù d'America; si dimostrasse, quanto i soldati proprj avanzino di valore e di costanza i mercenari; non rimaner altra via di mezzo; doversi o vincere, o morire; esser gli Americani posti fra le are fumanti di gratissimi incensi da una parte, e tra i ceppi e le mannaje dall'altra. S'insorga adunque, si dia dentro, si combatta. Così richiedere gli interessi più cari di quaggiù; così comandare la santa religione; così voler quel Dio, che ricompensa al di là gli uomini virtuosi, e punisce i tristi. Si accetti il felice augurio; che già quei satelliti prezzolati mandati là da malvagi ministri, per ridurre agli estremi casi quei popoli incolpevoli, rinchiusi stanno dentro le mura di una sola città, dove la fame gli conquide, la rabbia gli arrovella, la morìa gli consuma; non doversi aver dell'evento temenza; la fortuna arridere alle imprese degli uomini generosi». Così si aizzavano l'un l'altro; così s'incitavano alle difese. Il momento fatale è giunto; il segno è dato della guerra cittadina.

Era Gage informato, che i provinciali avevan fatto massa delle armi e munizioni loro nelle Terre di Worcester e di Concordia, delle quali l'ultima è a diciotto miglia distante dalla città di Boston. Messo su dai leali, che gli avevan persuaso, non troverebbe resistenza, essendo, dicevan essi, i libertini codardi e vili, e forse non credendo, che la cosa avesse a venire così ad un tratto al ferro, si risolvette di mandare a quest'ultima alcune compagnie per ivi pigliar quelle armi e munizioni, ed o condurle in Boston, ovvero distruggerle. Si disse ancora ch'egli ebbe in mira di far mettere le mani addosso con questa improvvisa fazione a Giovanni Hancock ed a Samuele Adams, due dei Capi più vivi dei libertini, e che aggiravano a posta loro il congresso provinciale, il quale a quei dì si teneva nella Terra di Concordia. Ma perchè non si sollevassero gli animi, e non si desse origine alle commozioni popolari, le quali avrebbero potuto sturbar il disegno, determinò di procedere cautamente e sotto coperta. Perciò comandò ai granatieri e ad alcune compagnie di fanti leggieri, si tenesser pronti al marciar al primo cenno fuori della città, aggiungendo, che ciò era, perchè facessero una mostra, e sì esercitassero in certe mosse e rappresentanze di fazioni militari. I Bostoniani n'ebbero sospetto, e mandarono dicendo all'Adams, ed all'Hancock, stessero avvisati. Il comitato di sicurezza, che così chiamavano un Consiglio d'uomini eletti per sopravvedere e vegghiare la pubblica sicurezza deliberò, che le armi e le munizioni fossero disperse qua e là in differenti luoghi. Intanto Gage per procedere con più segretezza ordinò, che molti uffiziali, che erano stati del disegno del generale indettati, andassero, come per diporto, a desinare a Cambridge, la qual Terra, molto vicina a Boston, è posta in sulla strada per a Concordia. Era il giorno diciotto aprile; la sera si disperdettero qua e là sulla strada e sui tragetti per tagliar la via ai procacci, che per avventura vi fossero mandati a fine di recarvi l'avviso della mossa dei soldati. Il governatore ordinava, nissuno uscisse dalla città. Per altro il dottor Warren, uno dei più svegliati libertini, ebbe a tempo odore della cosa, e mandò speditamente uomini a posta, a qualcuno dei quali fu mozza la strada dagli uffiziali appostati, altri però trapelarono e portarono le novelle a Lexington, Terra posta in sulla strada, prima di arrivare a Concordia. Si divulgò la cosa; la gente traeva in copia; si suonavano in ogni parte le campane a stormo; le salve sollevavano a calca tutte le Terre circonvicine. In questo mezzo alle undici della sera un grosso squadrone di granatieri, e di fanti leggieri fu imbarcato a Boston, ed andò a pigliar terra in un luogo chiamato Phippsfarm, donde marciò alla volta di Concordia. In questo stato di cose erano talmente mossi gli umori, che ogni piccolo accidente gli poteva, siccome avvenne, far traboccare.

Erano i soldati sotto la obbedienza del luogotenente colonnello Smith, e del maggiore Pitcairn, il quale guidava l'antiguardo. La milizia di Lexington, essendo incerto l'avviso della mossa degl'Inglesi, s'era riparata sul finir della notte qua e là. Finalmente verso le cinque della mattina dei diciannove si ebbe certo avviso, che eran già vicini i regj. I provinciali che si trovavano più vicini ed in pronto si assembrarono in numero circa di settanta, troppo pochi certamente, perchè potessero aver intendimento d'incominciar essi la battaglia. Arrivarono gl'Inglesi ed il maggiore Pitcairn ad alta voce gridò: disperdetevi ribelli; ponete giù le armi, e disperdetevi. I provinciali non obbedirono. In questo ei saltò fuori dalle file, e sparata una pistola, e brandendo la spada, comandò ai soldati traessero. I provinciali andarono in volta; i regj continuarono a trarre. I provinciali, ripreso animo, ritornarono alla battaglia. In questo mentre Hancock, e Adams, si allontanavano dal pericolo; e si narra, che strada facendo esclamasse quest'ultimo, tutto pieno di contento: O che gloriosa mattinata è questa mai! Volendo accennare i felici effetti che dalla sparsione di questo sangue dovevano, giusta l'opinione sua, alla patria risultare. Aveva egli in mente quel proverbio: Cosa fatta capo ha. I soldati si avvicinarono a Concordia. I terrazzani levatisi e raunatisi fecer sembianza di volersi difendere; ma veduto il numero dei nemici si ripararono ad un ponte, che si trovava a tramontana della Terra, ed intendevano di aspettare i rinforzi dai vicini luoghi. Ma i fanti leggieri arrivarono a furia, gli cacciarono e s'insignorirono del ponte, mentre gli altri entrarono nella Terra, e procedevano ad eseguire gli ordini che tenevano. Guastarono due cannoni da ventiquattro di palla coi carretti loro, e molte ruote ad uso di artiglierie; gettarono nel fiume e nei pozzi cinquecento libbre di palle, e disperdettero molte farine, che i provinciali avevano colà ammassate. Furon queste tutte quante quelle vettovaglie ed armi, le quali diedero la prima occasione ad una lunga e crudele guerra.

Ma qui non si terminò la cosa. Arrivavano i minuti uomini, ed i provinciali s'ingrossavano da ogni parte. I fanti leggieri, i quali correvano la campagna oltre Concordia, furon obbligati a ritirarsi, e nell'entrar della Terra seguì un feroce affronto. Molti furon morti da una parte e dall'altra. I fanti leggieri accozzatisi colla schiera di mezzo, e col retroguardo si ritirarono speditamente tutti verso Lexington; imperciocchè tutta la contrada all'intorno s'era levata in armi, ed i provinciali arrivarono in folla in soccorso dei loro. Prima che i soldati reali fossero arrivati a Lexington furono grandemente nojati alla coda ed ai lati, appiattandosi i provinciali dietro le macìe, le piante e le frequenti siepaje, donde offendevano senza poter essere offesi. I soldati del Re si trovavano in grandissimo pericolo. Sospettando Gage della cosa, aveva spedito frettolosamente in ajuto, sotto i comandi di lord Percy, sedici compagnie di fanti con alcuni soldati di marina, e due cannoni da campo, i quali arrivarono a Lexington molto opportunamente, allorquando dall'altro canto vi giungevano i regj stanchi e cacciati a furia dalle armi provinciali. Pare molto probabile, che senza di quel rinforzo sarebbero stati tutti tagliati a pezzi o fatti prigionieri; poichè non avevano più nissuna forza vivente, ed avevano spese tutte le munizioni loro. Fatta una buona pausa a Lexington, di nuovo si ponevano in cammino verso Boston, crescendo ognor più il numero dei provinciali, sebbene non fossero gl'Inglesi tanto molestati alla coda per causa dei due cannoni, che tenevano il nemico in rispetto. Ma dai lati erano assaliti vivamente, traendo gli Americani, i quali addopati ai monticelli ed alle macìe gli ammazzavano alla sicura. I soldati regj erano anche nojati dal calore e da un gran polverìo, che, soffiando allora un vento contrario, veniva loro in viso ed offuscava gli occhi. Gli stracorridori dei nemici, essendo velocissimi e pratichi dei luoghi, arrivavano per vie traverse alla non pensata, e facevan molto danno, pigliando di mira principalmente gli uffiziali, che per questo dovettero aversi molto riguardo. Finalmente dopo una incredibile fatica e con grave perdita di gente arrivarono i reali stanchi, anzi vinti dalla lassitudine, avendo essi camminato quella giornata, senza tener conto del travaglio nato dalla battaglia, meglio di trentacinque miglia, a tramonto di sole a Charlestown, ed il giorno dopo traghettarono a Boston.

Questa fu la prima presa d'arme, e tale il fatto di Lexington, che fu il cominciamento della guerra civile. I soldati inglesi, e più di tutti gli uffiziali, ne presero uno sdegno grandissimo, non potendo tollerare, che una gente raunaticcia, che una moltitudine indisciplinata, che infine i Jankee, che con tale nome chiamavano essi per disprezzo gli Americani, avessero loro non solamente fatto tenere l'olio, ma di più gli avessero costretti a dar le spalle, ed a ripararsi dentro le mura di una città. Per lo contrario i provinciali ne presero un grandissimo ardire, avendo conosciuto per pruova, che quelle famose soldatesche non erano invincibili, e che anche le proprie armi loro tagliavano e foravano.