Questa splendida lode s'ascolta in onor di Traiano Imperatore nella bocca del derisore de' primi suoi predecessori. Nondimeno la Colonna Traiana, che sussiste tuttodì, è il testimonio più certo dell'eccellenza, in cui era venuta l'Architettura presso i Goti di Decebalo. Prima delle due guerre Daciche, Tacito scriveva il suo libro della Germania, verso l'anno 98 di Gesù Cristo. Non parlo di ciò che ivi si dice del guidrigildo, ignoto a' Geti o Goti, essendo stato questo il perpetuo argomento de' miei studj sul Codice Diplomatico Longobardo. Ma ciascuno può leggere in Tacito, quanto per tutti gli altri rispetti fossero i suoi Germani diversi dai Geti o Goti, ossia da' Daci, per la Teocrazia, per la potestà de' Re, per gli ordini Sacerdotali ed Aristocratici; pe' sagrificj e gli auspicj; per le discipline letterarie introdotte da Deceneo; per le condizioni mobili dell'agricoltura e del continuo mutamento delle terre, alle quali non chiedevasi altro che il grano in Germania (sola seges imperatur): soprattutto per le qualità dell'Architettura, là dove non si conosceano le città (urbes nullas habitari) e non si costruivano i tugurj vicini gli uni agli altri da' Germani, ma ciascuno interponeva grandi spazj di terra fra que' tugurj o per paura degl'incendj, o per ignoranza dell'arte d'edificare (inscitia aedificandi). Niun uso della calce; niuno delle tegole: e sacrilego era il pensiero di rizzar Statue o di fabbricar Tempj alle lor Divinità, quasi rimanessero elle imprigionate in tal guisa fra le mura (parietibus cohibere Deos). Quando poi si cominciavano a mutare i costumi, levossi un'agreste dimora, la quale si chiamò più dal Romano che non dal Germano il Tempio della Dea Tanfana. So, che ad alcuni or sembra più spiritale il concetto de' Germani di Tacito di non alzarsi nè Tempj nè simulacri agli Dei: ma qui non si tratta di ciò; qui non occorre altro notare se non la gran diversità fra essi Germani e gl'Immortali così di Zamolxi come soprattutto di Deceneo, e la mancanza d'ogni Architettura in Germania. Ma non potrà mai lodarsi a bastanza, nè alcuno più di me lodolla in tutto il corso della Storia, la dolcezza della servitù presso i Germani di Tacito.

Di qui si scorge qual somiglianza regnasse fra una borgata delle selve di Germania, e l'alta Sarmizagetusa di Decebalo, senza toccar dell'altre città Daciche, figurate nella Colonna Traiana, e massimamente di quella, dove si rinchiuse la sorella del Re[16]. Tali, quali or gli abbiamo veduti, erano i Germani di Tacito sette od otto secoli dopo la predicazione Zamolxiana dell'immortalità dell'anima fra' Geti o Goti. Un sì lungo spazio di tempo dee cancellarsi affatto dalla Storia per concedere, che i due popoli fossero d'una stessa razza, e che arrivati fossero insieme dall'Asia in sulle bocche del Danubio. S'e' dovesse tenersi per vero, che così l'una tribù come l'altra venute vi fossero entrambe in uno stesso giorno, insieme partitesi dalla Persia o dall'India o dalla Cina, sarebbe non meno vero, ch'elle si separarono, e divennero affatto straniere fra loro, e vissero a questo modo per molti secoli fino a Zamolxi, poscia per sette altri fino a Deceneo, e poi per otto altri fino alla promulgazione del Vangelo fatta da San Bonifazio. Non vanno comprese nel mio ragionamento quelle parti della Germania di Tacito, le quali furono conquistate da' Geti o Goti del Re Berebisto e da' suoi Successori, ma prima di San Bonifazio, le quali parti perciò acquistarono la natura Gotica ed appresero l'idioma, che ho detto essersi chiamato Ulfilano. Questo s'andò successivamente insinuando ed infondendo negl'idiomi Germanici primitivi, e vi dura oggidì nelle bocche Tedesche. Nè nego, che il Politeismo Romano era più ritroso del culto de' Germani di Tacito a ricevere in sè i propizj semi del Vangelo: ma chi più degli Immortali di Zamolxi potea tenersi per un popolo capace del Cristianesimo?

V.

Le vittorie de' Geti o Goti sopra i Romani prima delle due guerre Daciche di Traiano, e massimamente quella di Cornelio Fosco procacciarono il nome d'Ansi o d'Asi, cioè di Semidei, a que' Pilofori ed a quei Capelluti, che più s'erano in un tanto pericolo illustrati. Fra tali Asi fu Capto, dal quale discese, dopo diciassette generazioni, Teodorico, Re d'Italia e padre d'Amalasunta; e fu eziandio Balto, donde trasse l'origini Alarico, il quale s'impadronì di Roma nel 409. I nipoti e pronipoti di Gapto signoreggiarono sugli Ostrogoti; que' di Balto su' Visigoti: due grandi famiglie del popolo Gotico, come nella Dacia, rimasta libera dall'armi Romane s'appellarono esse dopo la morte di Decebalo ed i trionfi di Traiano. Il bisnipote di Gapto, chiamossi Amalo, e per lui si chiamarono i suoi discendenti gli Amali. Or così gli Asi o Semidei Amali che i Semidei Balti, quando ebber nell'anno 107 perduta Sarmizagetusa, si ridussero nell'altre due terze porzioni del Regno di Decebalo di là dal Prut ed a cavaliere de' Carpazj, donde cominciarono contro i Romani quell'aspra e continua guerra, che costrinse finalmente Aureliano, fortissimo Imperatore, ad abbandonar la Dacia conquistata da Traiano, ed a ridursi nell'anno 275 di Gesù Cristo, al limite Augusteo di quà dal Danubio.

Ne' cento sessant'otto anni della dominazione Romana, la Dacia di Traiano si Latinizzò in buon dato: ma Gotico e puramente Gotico durò il resto, cioè la maggior parte, del Regno di Decebalo. Gli Ostrogoti vissero sotto il reggimento degli Amali, ed i Visigoti sotto quello de' Balti, fino al Re Ostrogota degli Amali, che regnò sopra entrambe le due grandi tribù nella metà del terzo secolo. Poscia l'undecimo discendente di Gapto, ed il sesto del Re Ostrogota, Ermanarico degli Amali, ottenne anche di signoreggiar su' Visigoti e sugli Ostrogoti, con le forze unite de' quali e' diè i principj alle sue conquiste.

VI.

Non appena erano spenti Decebalo e caduta Sarmizagetusa, che Celso il Filosofo si pose a scrivere, volgendo l'anno 131, contro i Cristiani. E' faceva uno stolto paragone tra Zamolxi e Gesù Cristo; poscia, volendo in qualche maniera deprimere l'antichità dei Libri Mosaici, lodò l'antichità e la sapienza de' Geti o Goti. Non ancora un mezzo secolo era trascorso, e Luciano ricordò i sacrificj degli Sciti, ma parlava dei Geti, perchè non tacque de' loro Pilofori, nè dell'uccisione degli Ambasciatori che spedir doveansi a Zamolxi[17]. Nè tardò Clemente Alessandrino[18] rifermar ne' suoi Libri dell'anno 193, i racconti di queste uccisioni degli Ambasciatori; lodando ad un'ora le discipline filosofiche sì d'essi Geti o Goti come de' Traci Odrisj, e soprattutto le dottrine Zamolxiane sull'immortalità dell'anima, la rassegnazione de' Geti alla morte, la lor cura in onorar gli Eroi ed i sapienti della loro nazione. Il che, tutti lo veggono, riesce all'Architettura Gotica, ed alla rinomanza degli edificj posti a quegli Eroi, divolgata da per ogni dove ne' luoghi più lontani dal Prut e da' Carpazj. Quanto alla Dacia Romana, l'uccisione degli Ambasciatori a Zamolxi fu certamente vietata nella stessa guisa, che nelle Gallie i riti ed i sacrificj umani dei Druidi erano stati dianzi per gran ventura dell'umano genere aboliti dagl'Imperatori.

VII.

Ma già cominciava da lungi la luce del Vangelo a risplendere presso gl'Immortali, che, per questa sola credenza loro, doveano riuscire i primi a divenir Cristiani, e riuscirono, fra' popoli detti Barbari dal Greco e dal Romano: da lungi, dico, nè presso tutta la nazione Gotica. Nel 211 già Tertulliano parlava de' Daci, che aveano udita la Buona Novella[19]; ma erano scarsi drappelli, che non ancor poteano rivolgere ad altro e più fausto segno le pratiche dell'Architettura Gotica, sì come avvenne poscia quando il maggior numero della nazione si voltò al Cristianesimo. Intanto il Re Ostrogota degli Amali vinceva i Gepidi, popolo di sangue Gotico[20], il quale avea superato e disfatto i Burgundioni o Borgognoni. Furon costoro annoverati da Plinio fra' Vandali, ed erano genti di Germania verso il Baltico. Le relique di sì fatti Borgognoni furono incorporate fra i Gepidi, e tosto co' Visigoti e cogli Ostrogoti per la vittoria conseguita dal Re Ostrogota. In tal guisa i Borgognoni svestironsi la Germanica loro sembianza, e passarono alla Gotica, e furono sempre ricordati dagli Scrittori antichi fra' Goti. Tale Agatia[21], il quale dà loro espressamente il nome di popoli Gotici, quali veramente divennero e si mostrarono in tutto il corso della loro Storia.

Ne' giorni d'Ostrogota, Origene d'Alessandria in Egitto, prese a difendere il Cristianesimo dall'imputazioni del Filosofo Celso. Pubblicò, verso l'anno 250, i suoi Libri contro esso, il quale tanto aveva esaltato le Gotiche antichità e la sapienza. Origene per altro non negò punto l'antichità de' Geti[22], quantunque inferiore a quella di Mosè. Insigne testimonianza si legge in questo lavoro contro Celso intorno alle verità de' detti di Giuseppe Ebreo sulla conformità d'alquanti costumi de' Geti o Goti con alcune usanze de' Giudei. Non certamente nell'età d'Origene il Sommo Sacerdote degli Ebrei sarebbesi potuto paragonare col Pontefice Zamolxiano o col Decenaico de' Geti o Goti: ma l'inutile aspettazione di costoro, che Zamolxi dovesse venire a regnar sulla terra, diè buoni fondamenti ad Origene di paragonare questa vivissima loro speranza con l'inutile aspettazione del già venuto Messia presso gli Ebrei. Più d'ogni altra Gotica tribù i Crobizj aspettavano Zamolxi, celebrando a tale uopo annui banchetti e sacrifizj. Queste Getiche pratiche religiose non aveano rimesso nulla del loro fervore nell'età d'Origene, quando i Goti non eransi ancora convertiti al Cristianesimo.