O demens! ita servus homo est? Nihil fecerit: esto.
Sic volo, sic jubeo: stet pro ratione voluntas.
[3]. Gajo, Inst., III. 210. 212. 213. Vedi pure Heyne, E quibus terris mancipia in Græcorum et Romanorum fora adducta fuerint. Ci piace, per conformità di sentimenti, addurre queste parole di esso: Desinamus aliquando laudibus extollere virtutem romanam, omnis terrarum orbis vastatricem, et in generis humani calamitatem adultam et auctam. Quid enim? unius populi victoris tantæ ut essent opes, alia post aliam provincia viris opibusque fuit exhausta!
Pignoria, De servis, et eorum apud veter es ministeriis; Popma, De servorum operibus, suppl. ad Grævii Thes., vol. III. — Jugler, Sul traffico degli schiavi fra gli antichi, Guglielmo di Laon, Sull'emancipazione, non sono quasi altro che raccolte di testi. Reitemeier, Gesch. und Zustand der Sklavereileidenschaft in Griechenland, e Blair, An inquiry into the state of slavery amongst the Romans, hanno maggior ordine ed estensione, quantunque si limitino a due nazioni. Recenti sono P. Saint-Paul, Sur la constitution de l'esclavage en Occident pendant les derniers siècles de l'ère payenne, e Walton, Histoire de l'esclavage dans l'antiquité: essi discordano sul numero degli schiavi. Dureau de la Malle, Économie politique des Romains, pretenderebbe che nel VI secolo di Roma in Italia vi fossero ventidue schiavi ogni ventisette liberi. Blair mette da principio uno schiavo ogni libero, poi nel VII secolo almeno tre ogni libero; ma conviene che il problema è irresolubile coi dati che possediamo.
[4]. Impediti pedes, vinctæ manus, inscripti vultus. Plinio, Natur. hist., VII. 4.
[5]. Giustiniano, 530.
[6]. Plinio, XVI. 18: XXI. 26; Quintiliano, Inst., II. 16; Seneca, Ep. 47. — Il Gori, Descriptio columbarii, e i suddetti Pignoria e Popma enumerano con particolari nomi almeno ventitre specie d'ancelle, e più di trecento specie di schiavi.
Dopo la battaglia di Canne, Annibale domandava quattrocencinquanta lire pel riscatto di ciascun prigioniero cavaliere, ducensettanta pel legionario, novanta per lo schiavo; ma anche il prezzo de' cavalieri doveva essere inferiore al consueto d'uno schiavo, giacchè si loda il senato d'aver piuttosto comprato schiavi, benchè costassero di più. Nel VI secolo di Roma uno schiavo robusto o una bella ragazza pagavansi venti mine, cioè da 1800 fr.; e Catone valuta mille cinquecento dramme, cioè fr. 1300, un buono schiavo da campagna. I prezzi d'affezione arrivavano all'eccesso.
[7]. Ovidio, Eleg. I. 6.
[8]. Tacito, Ann., XIV. 42.