Costui, di mezzana condizione, di turpi costumi, di spirito e corpo vigoroso, erasi traforato nella grazia di Tiberio col rendergli rilevanti servizj e sleali. Ordì con esso di perdere Agrippina vedova di Germanico, la quale col costume severo e coll'amorosa venerazione verso l'estinto sposo dava ombra all'imperatore. I costei amici sono un dopo l'uno accusati e morti; ond'essa vien guardata con una specie d'orrore. Ucciderla però non ardiva Tiberio: onde uscito di Roma, ronza nella parte più deliziosa d'Italia; poi restituitosi a Capri, scrive una lettera ambigua al senato, imputando colei d'orgoglio, i suoi figli d'impudicizia. Il senato vede la mina contro la casa di Germanico, ma è rattenuto dal favore del popolo per questa. Quand'ecco da Capri giungono rimproveri perchè non s'abbia verun riguardo alla sicurezza dell'imperatore e dell'impero; e tosto Nerone è esigliato, Druso messo prigione (30), nè tardarono a morire. Agrippina confinata nell'isola Pandataria, dissero si fece poco poi ammazzare; e Tiberio si lodò al senato di clemenza per non averla fatta esporre alle gemonie.

Snidatone Tiberio, Sejano governò Roma a sua posta. Rese importante il comando de' pretoriani, ai quali, col raccorli in un campo solo sotto Roma, attribuì pericolosissima potenza. Disponendo a suo arbitrio delle cariche, poteva acquistarsi amici: colla promessa di sposarle, traeva principali donne ad ajutare il suo ingrandimento, e scoprire i segreti de' mariti: Tiberio stesso lo chiamava il consorte di sue fatiche, lasciava effigiarlo sulle bandiere, e bruciar vittime quotidiane sulle are di esso.

Non contento del dominio, Sejano vuole anche le apparenze; e poichè fra lui e l'impero si frapponea Druso figlio di Tiberio e di Vipsania, seduce la costui moglie Livilla e glielo fa avvelenare, poi chiede a Tiberio la mano di essa. Da quel punto diviene presuntivo erede; in conseguenza Tiberio lo teme, in conseguenza lo odia. Ma come abbatterlo se ha tutto l'impero in mano? Tiberio comincia ad elevargli a fronte Cajo Cesare Caligola, prediletto dal popolo e dai soldati perchè figlio di Germanico; poi manda secretamente al senato Macrone (31), colonnello dei pretoriani, con lettera nella quale sul principio getta qualche lamento contro di Sejano, poi parla d'altro; torna alle querele, indi divaga; si rifà sopra Sejano con parole sempre più acerbe; ordina sieno condannati a morte due senatori, intimi del ministro; e mentre questi stordito non osa proferir parola a loro scampo, ode chiudersi la lettera col comando ch'e' sia arrestato. Detto fatto, gli amici lo abbandonano; pretori e tribuni gli recidono la fuga; il popolo, partigiano d'Agrippina e vindice de' figli di Germanico, lo insulta allorchè il console lo mena al carcere; e mentre, se fosse riuscito, avrebbe avuto adorazioni, vede dappertutto abbattersi le sue statue, e il senato decretarlo al supplizio[109].

Tiberio, che peritavasi sull'esito di questo gravissimo colpo di Stato, non aveva ommesso veruna precauzione; teneva vascelli sull'àncora per fuggire, spiava d'in vetta agli scogli i concertati segnali; tanto temeva che il gelo dell'egoismo non si squagliasse un istante. Ma al cessare della potenza era cessato il favore al dio, al futuro imperatore; i pretoriani, invece di difenderlo, si buttano a saccheggiar Roma; il popolo si svelenisce sul cadavere esecrato del nemico del popolo; quanti amici aveva egli avuto, sono perseguitati, vuotate dal boja le prigioni ov'erano accumulati i complici del ministro, messi a orribile carnificina i suoi figli; e perchè la legge vietava il supplizio delle vergini, una sua figliuolina fu data prima al carnefice da violare.

I sudditi, propensi sempre ad attribuire ai ministri le colpe de' regnanti, persuadevansi che Sejano fosse la sola causa dei delitti di Tiberio, e che, morto lui, il principe si mitigherebbe; al contrario, Tiberio diventa più sitibondo di sangue: ciascun senatore, per salvar sè, corre ad accusargli un complice del caduto; sicchè egli non discerne tra amici e nemici, tra fatti recenti e inveterati; sprezza e teme il senato, e ogni giorno un nuovo membro ne recide; teme i governatori, e a molti, dopo nominati, impedisce di recarsi alle provincie, rimaste così senz'amministrazione; teme le memorie, e molti fa uccidere perchè compassionevoli (ob lacrymas); teme gli avvenire, e fanciulli di nove anni manda al supplizio. Le più assurde cagioni portano condanna: ad uno appose l'amicizia di un suo antenato con Pompeo; ad un altro, onori divini attribuiti dai Greci al bisavolo di lui: un nano che il divertiva a tavola gli domanda, — Perchè vive ancora Paconio reo d'alto tradimento?» e Paconio poco dipoi è morto. La storia di quegli anni può dirsi il registro mortuario delle famiglie illustri, e notavasi come cosa rara il personaggio che morisse a suo letto: una volta Tiberio mandò scannare tutti gl'imprigionati per l'affare di Sejano, senza divario d'età, sesso o condizione; i mutili loro corpi giacquero più giorni per le vie sotto la custodia dei carnefici che denunziavano chi si dolesse.

Or tremendamente sardonico, or tremendamente serio, voleva essere adulato, eppure sprezzava gli adulatori; sicchè diventava pericolo fin la vigliaccheria. Voconio propose che venti senatori per turno gli facessero la guardia qualvolta entrasse in senato; e toccò le beffe dell'imperatore, troppo alieno dal concedere armi ai senatori, i quali anzi volea fossero frugati all'entrare. Al suo ventesimo anno i consoli decretano solennità, ringraziamenti, voti: Tiberio dice che con ciò vogliono far intendere che gli prorogano per un altro decennio la sovranità, e li fa mettere a morte.

Un animo sospettoso e severo può d'assai peggiorare invecchiando fra l'aspetto della universale vigliaccheria e delle reciproche malevolenze, e fra le sordide adulazioni che mascherano il rancore e la trama. Pure, tanta frenesia di crudeltà, sottentrata alla severa ma giusta onestà de' primi anni di Tiberio, tiene perplesso lo storico, il quale abbia deplorato, anche ai proprj giorni, quella menzogna che svisa i fatti meglio conosciuti, e quella credulità che accetta i meno fondati.

Almeno per consolazione dell'umanità sappiasi che costui aveva la coscienza de' proprj misfatti e dell'orrore che ispirava, onde scriveva al senato: — S'io so che cosa dirvi, gli Dei e le Dee mi facciano perire ancor più crudelmente di quel che mi senta perire ogni giorno». Ma non che ridursi al meglio, ripeteva: — M'aborrano, purchè m'obbediscano», e precipitava in eccessi, che non solo scrivere, ma nè possono tampoco immaginarsi.

Qualora però trovasse resistenza, piegava. Marco Terenzio, accusato della benevolenza di Sejano, disse in senato: — Dell'amicizia con esso ci assolverà la ragione che assolve Cesare d'averlo avuto genero e confidente»; e Cesare lo mandò giustificato. Getulio generale, imputato di aver voluto dare nuora sua figlia a Sejano, risponde a Tiberio: — M'ingannai io, ma anche tu. Io ti sarò fedele, se non m'offendono; se ricevessi lo scambio, mi crederei minacciato di morte, e saprei ripararla. Accordiamoci: tu resta padrone di tutto; a me lascia la mia provincia». Così poteva scrivere un generale a quello che faceva tremar Roma e il mondo.

Imperocchè non era egli robusto per amministrazione salda e compatta, ma per la disunione degli altri; potentissimo dove arrivavano i suoi carnefici, poco valea di lontano; chiunque fosse insorto intrepidamente fra lo sgomento universale, era certo d'abbatterlo. Lo sentiva Tiberio, e di qui la diffidenza, motrice sua prima. Mentre gira per Italia, ode che alcuni da lui accusati furono rimandati dal senato senza tampoco interrogarli, crede compromessa l'autorità sua e la vita, vuol ritornare a Capri, ma tra via muore (37). Roma sulle prime la dubitò arte di spie; accertata, esultò, quasi il cadere di lui restituisse la libertà. Eppure egli tiranneggiava anche postumo, e trovandosi in Roma de' prigionieri, che, secondo un consulto del senato, non si potevano strozzare che dieci giorni dopo la condanna, nè essendovi ancora il successore che li potesse assolvere, i manigoldi li strangolarono per seguire la legalità.