Silla stesso fece rinnovare il Giove Capitolino, Mario il tempio dell'Onore, Pompeo quel di Venere Genitrice. Il Panteon, fatto costruire da Vipsanio Agrippa 26 anni avanti Cristo, è una rotonda, illuminata soltanto dall'apertura della cupola, la quale ha l'altezza e il diametro di quarantatre metri, ed è ammirata singolarmente pel pronao di sedici colonne corintie, di trentasette piedi in altezza sopra cinque di diametro, ciascuna d'un pezzo solo di marmo; e tanti secoli non le smossero[357].
Sotto Augusto, fu circondato di portici il suntuoso circo Flaminio, e sorsero il portico d'Ottavia, la piramide di Cestio, il teatro di Marcello, il tempio di Giove Tonante. Il mausoleo d'Augusto nel Campo Marzio innalzavasi a varj piani, verdeggianti d'alberi; in sulla cima la statua dell'imperatore; davanti alla porta terrena due obelischi egizj, e all'intorno boschetti e viali, serpeggianti fra il Tevere, la via Flaminia e porta Popolo. Dappoi la magnificenza degl'imperatori e dei ricchi moltiplicò occasioni agli artisti, che crearono un nuovo stile grandioso e caratteristico, improntato della romana magnificenza, benchè essi fossero greci tutti o i più.
De' quali alcuni furono portati schiavi a Roma; qualche altro vi venne libero, come Arcesilao, Zopiro, un Prassitele che scrisse su tutti i lavori di belle arti allora conosciuti; una Lala di Cizico, ritrattista nella galleria di Varrone; Valerio d'Ostia, che inventò di coprire gli anfiteatri. Le monete romane, grossiere dapprima, dopo il 700 di Roma emulano quelle di Pirro e d'Agatocle; ma gli incisori erano nostrali? Che se Antioco Epifane chiamò in Atene l'architetto romano Cossazio pel tempio di Giove Olimpico, ed Ariobarzane re di Cappadocia si valse dei due fratelli romani Cajo e Marco Stallio per rifabbricare l'Odeone di Atene, rovinato nell'assedio di Silla, chi ci assicura che in queste commissioni non avessero parte l'adulazione o la raccomandazione de' potenti? Degli altri architetti romani perirono fino i nomi; e così i libri di Fusisio, di Varrone, di Settimio.
Anche nell'età più splendida si ricorreva ad artisti greci; greci furono gli architetti, mediante i quali Augusto, secondato da Agrippa, mutò il Campo Marzio in città marmorea; nella Grecia Pomponio Attico fece lavorare gli ermi pel suo Tusculano[358], e comperò statue per le ville di Cicerone; Verre fece fondere molti vasi di tutto oro a Siracusa.
Il costui nome rammenta il modo più consueto onde i Romani acquistavano capidarte, rapendoli ai vinti o ai sudditi. Lucio Scipione recò in vasi mille quattrocenventiquattro libbre d'argento, e mille ventiquattro in oro: ducentottanta statue di bronzo e ducentrenta di marmo abbellirono il trionfo di Marco Fulvio sopra gli Etolj: Silla ridusse Atene a uno scheletro, espilò i tre più ricchi tempj d'Apollo in Delfo, d'Esculapio in Epidauro, di Giove in Elide, del quale portò a Roma fin le colonne e la soglia di bronzo della porta: Fulvio Flacco scoperchiò il tempio di Giove Lacinie presso Crotone per collocarne i tegoli di marmo sul tempio della Fortuna Equestre: Varrone e Murena fecero a Sparta tagliar le pareti per trasportare degli affreschi[359]: le sfingi e gli obelischi d'Egitto, le statue di Grecia, i soli di Babilonia venivano ad abbellire Roma: Agrippa pagò un milione ducentomila sesterzj due tavole d'un artista greco per ornare i suoi bagni: Lucullo fece trasferire da Apollonia in Campidoglio un Apollo alto trenta cubiti, ch'era costato cencinquanta talenti: Lentulo vi collocò due busti: Ortensio fabbricò un tempio sol per riporvi gli Argonauti di Fidia, comprati cenquarantaquattromila sesterzj: Augusto comprò statue da disporre sulle piazze e nelle vie, pose nel fôro due quadri della guerra e del trionfo; nel tempio di Cesare un Castore e Polluce e una Vittoria, opere di Apelle; nella curia due freschi di Nicia e di Filocare[360]; raccolse anche musei di varie rarità, de' quali uno era stato già unito da Scauro figliastro di Silla, sei da Cesare, uno da Marcello di Ottavia.
Quando si pensi che questo arricchirsi della patria nostra faceasi a desolazione dell'altrui, possiamo congratularcene noi Italiani? Viene alle nazioni come agli individui l'ora del compenso, e noi ripagammo e ripaghiamo le violenze esercitate dai nostri padri.
Tanti tempj sono ricordati nella sola città; ma niuno ne paragoni la mole al San Pietro di Vaticano e ai nostri duomi[361]: e quanto fossero piccoli lo attestano i ruderi della Sibilla Tiburina, del Giove Clitunno nella campagna di Roma; quelli di Vesta e della Fortuna Virile sono ben minori del Panteon, il quale ognun sa che fu sollevato per cupola a San Pietro; in Campidoglio, sovra spazio minore di quel che oggi occupi il Vaticano, ergevansi sessanta tempj; moltissimi attorniavano il fôro; e se crediamo a Plinio, il Giove Feretrio non era lungo più di quindici piedi. Nè di vasti recinti era mestieri là dove il popolo non veniva ammesso a vedere le funzioni sacre, serbate a sacerdoti o a matrone; bastando che alla soglia deponesse le ghirlande o i donativi.
Sparsi per la città e sui fondi privati v'avea pure sacelli ad Ercole, a Nenia, alla Pudicizia, agli Dei Lari, con un'ara e talvolta la statua della divinità. I serapei forse servivano anche a cure salutari, come quello di Pozzuoli, parallelogrammo di sessantacinque su cinquantadue metri all'esterno, ove molte cellette sono simmetricamente disposte attorno a un cortiletto porticato, in mezzo al quale sorgeva una rotonda aperta sovra colonne; e sembra destinata alla purificazione per acqua. La schiera di sedie forate nelle due camere agli angoli, forse serviva ai bagni a vapore.
Entro quei tempj erano altari ed are[362] stabili e ornati, e foculi mobili. Si ornavano di emblemi e delle frondi sacre al Dio, come il pino per Pane, l'ulivo per Minerva, il pioppo e le mazze per Ercole, mirto e colombe per Venere, aquile e quercia per Giove, pampani e tirsi per Bacco. Variava pure il sagrifizio che agli Dei si faceva; buoi a Giove, tori a Nettuno, vacche a Latona, cinghiali a Bacco, troje a Cerere; e in generale vittime bianche agli Dei celesti, nere agli infernali; e quelle col capo alzato e ferendole dall'alto in basso, queste col capo chino e colpite da sotto in su, per modo che il sangue sgorgasse non sull'altare ma in una fossa. Ne' tempj si sospendeano i voti, come dai naufraghi vesti e tavolette a Nettuno, dai guerrieri armi a Marte, dai gladiatori spade ad Ercole, dai poeti ciocche di capelli ad Apollo.
Nel teatro di Emilio Scauro, preparato nel 694, tre ordini di colonne sovrastavano uno l'altro; dietro di esse, pareti di marmo al primo piano, di vetro al secondo, al terzo di tavolette dorate; tremila statue di bronzo compivano l'addobbo, più ricco che di buon gusto, e che dovea durare il solo tempo che Scauro rimaneva edile. Perocchè un senatoconsulto del 597 vietava i teatri permanenti, e primo Pompeo nel 697 ne fece uno di pietra, capace di quarantamila spettatori. Cesare, che abbellì il Campidoglio e fabbricò un fôro ricchissimo, costruì la prima arena pei conflitti navali (naumachia); ed Augusto una maggiore, avente seicento metri di lungo sopra quattrocento di largo; una terza Trajano. Statilio Tauro eresse in Campo Marzio il primo anfiteatro di pietra. Il circo, equivalente allo stadio e all'ippodromo greco, era traversato per lo lungo da una spina, ornata di statue, colonne, obelischi, attorno alla quale volgeansi le corse de' cavalli e de' cocchi, finchè toccassero le mete, colonnette finite in cono. Il circo Massimo, che risaliva all'età dei re, fu ampliato da Cesare, poi da Trajano: di quel di Caracalla rimangono gigantesche rovine, ampio trecensettanta metri sopra sessantuno.