[204]. Il codice Teodosiano andò perduto, colpa dei compendj fattine, tra cui il principale è il Breviario d'Alarico, che ebbe vigore presso i Visigoti. Nel 1528 Giovanni Siccardo ne pubblicò un'edizione in Magonza; ma non è se non esso Breviario, purgato dalle leggi derivate da usanze gotiche. Du Tillet aggiunse gli ultimi otto libri, non compendiati in quel Breviario. Cujaccio credette dare interi il VII e VIII col supplemento di Stefano Carpino. A Cujaccio stesso furono da Pietro Piteo comunicate le costituzioni del senatoconsulto Claudiano, appartenenti al IV libro. Giacomo Gotofredo commentò questo codice con trenta anni di lavoro, pubblicato nel 1736 in Lipsia da Antonio Marsigli e Daniele Ritter (Codex Theodosianus, cum perpetuis commentariis J. Gothofredi; 6 vol. in-fol.). Il cardinale Maj in un palimsesto vaticano scoperse altri frammenti, che stampò a Roma nel 1823 coi tipi di Propaganda. L'anno seguente Amedeo Peyron nella biblioteca dell'Università di Torino trovò ben cinquanta leggi non prima conosciute, tra cui quelle ove Teodosio prescrive le norme colle quali produrre la sua legislazione (Fragmenta codicis Theodosiani, nel tomo XXVII degli Atti dell'Accademia di Torino). Con queste e le scoperte da Clossio fu fatta un'edizione nuova d'esso codice a Lipsia il 1825, per cura di C. F. Wenck. Ma nuove leggi scoprì a Torino e nell'Ambrosiana Carlo di Vesme, che ne fa la più compiuta edizione.
[205]. Πᾶν δέχεσθαι, tutto contenere. La sigla ff, colla quale suole indicarsi il Digesto, probabilmente viene da un d corsivo, abbreviazione di Digesto, traversato da una linea, che dagli editori fu scambiato per un doppio f. Vedi Cramer, Progr. de sigla Digestorum ff. Chilon 1790. Spesso, nel citar le leggi, invece di L. si pone fr., perchè in fatto son piuttosto frammenti.
Già al tempo che si compilarono le Pandette, molte opere di diritto erano o perdute o scarse a Costantinopoli, poichè di Casellio vi si dice che scripta non extant, sed unus liber; di Trebazio, che minus frequentatur; di Tuberone, che libri parum grati sunt, ecc. ecc. Le Pandette stesse poco mancò non andassero perdute; giacchè, se anche è una storiella quella dell'unica copia serbatasi ad Amalfi, ne prova però la rarità. Più tardi gli eruditi raggranellarono i brani de' varj autori sparsi per le Pandette, e li disposero secondo i libri dond'erano tolti; e ad alcuni passi recò non poca luce il ravvicinarli e paragonarli.
Degli scrittori di diritto antegiustinianei pochi ci arrivarono intatti; i più, alterati da qualche legislatore, come tutti quelli nella raccolta giustinianea. Queste opere di diritto sono o Libri prudentum, o Codices constitutionum, ossieno diritto antico e diritto posteriore. Fra i primi voglionsi particolarmente mentovare:
1. I frammenti Regularum di Ulpiano;
2. Le Instituta di Gajo, di cui parliamo;
3. Le Receptæ Sententiæ di Paolo, conservateci mutile dai Visigoti;
4. Lex Dei, sive Collatio legum mosaicarum et romanarum, raccolta fatta sul dechino dell'Impero Occidentale, del pari che
5. Consultatio veteris jurisconsulti;
6. Vaticana juris fragmenta.