Trajano, spintosi ben addentro nel nord-est, potè ridurre a provincia la Dacia, ponendovi numerosa colonia di soldati, che misti coi natii, formarono la gente dei Valacchi, superbi anche adesso della romana origine. Sotto Marc'Aurelio i Marcomanni riuscirono fino ad Aquileja, e d'allora crebbe il numero degli Alemanni che Roma adoprò in guerra, nelle magistrature e nelle colonie.
Duravano dunque da molti secoli e i moti interni e le migrazioni. Fame, peste, diluvj, allettamento di patria migliore, baruffe intestine, oracoli, emulazioni di re, avidità di bottino, di conquiste, di sangue, traevano alcun popolo a respingere un altro: talvolta un capo colla numerosa banda de' suoi fedeli, o con una tribù, cominciava correrie; e dal fare preso ardimento al fare, spingeva le imprese più che prima non avesse immaginato. Il paese che abbandonavano non lasciava ad essi nè rimembranze nè desiderj, giacchè portavano seco gli Dei, le famiglie, le ossa dei progenitori, tutte le cose che fanno cara la patria.
Allora poi che videro i Romani indeboliti lentarsi nella resistenza, cedere alcune provincie, in altre non opporre che una muraglia, più innanzi s'ardirono; ed allettati dal predare paesi colti e ricchi, e dall'umiliare la nazione che li chiamava barbari, irruppero tutti insieme; come al fiaccarsi della diga precipita il nostro Po sulle circostanti campagne, senza che per questo si dica esserne allora cominciati il corso e la foga. Che però l'impulso venisse di lontano, parrebbe provato dal vedere che i primi invasori non sono già i popoli confinanti, bensì i più remoti: gli Unni dal Volga; poi gli Alani dal Tanai e dal Boristene; poi i Vandali dalla Pannonia; seguono i Goti dalla Germania settentrionale, indi dalla centrale Eruli e Turingi, in appresso i Franchi dalla meridionale, e i Borgognoni dalla grande Polonia.
I più segnalati fra questi popoli sono i Goti, che provenivano essi pure dall'Asia, e precisamente dai contorni del lago Aral, dove ebbero il nome di Messàgeti o Geti[20]: poi sembra pigliassero stanza nella penisola scandinava e attorno al Baltico, divisi in Ostrogoti od orientali, e Visigoti od occidentali, secondo la loro posizione colà; nomi che conservarono poi nelle successive migrazioni. Aggiunge la nazionale leggenda, che in tre vascelli uscirono dalla Scandinavia, uno dei quali essendo rimasto indietro, a quei che lo salivano restò il nome di Gepidi, cioè infingardi.
Sarebbero dunque tre famiglie della nazione stessa: ma qual conto fare di tradizioni, alterate sulle bocche, e spesso mutate di gente in gente? Fatto è che i Goti ci appajono una nazione battagliera e numerosa, che meglio d'ogni altra germanica ebbe il concetto della monarchia ereditaria, dipendendo, non obbedendo, gli Ostrogoti alla stirpe degli Amali, i Visigoti a quella dei Balti, che si vantavano progenie degli Ansi loro semidei, e tra essi la nazione sceglieva il re.
Dapprima seguirono il corso della Vistola, poi la catena de' Carpazj: al tempo degli Antonini abitavano quella che oggi è la Prussia, donde mossi, abbracciarono o sospinsero Eruli, Burgundi ed altri, bevettero alle foci del Boristene e del Tanai, e trovaronsi dinanzi la Dacia, ove un popolo laborioso coltivava campi gratissimi, s'arricchiva colle industrie, e nella diuturna pace aveva trascurato le difese contro nemici che reputava abbastanza discosti. Con poca difficoltà i Goti la invasero, e Decio imperatore, venuto in persona a combatterli, vi perdè la battaglia e la vita. Il successore di nulla si mostrò più premuroso che di lasciar liberamente tornarsene i Barbari, carichi di preda e di baldanza; che più? s'obbligò a loro di annuo tributo. Non era il modo d'invogliar altri all'attacco? Sempre nuovi sciami irrompevano in fatto sulle provincie limitrofe come a preda sicura, respinti talvolta, reduci sempre, tanto più mentre gli eserciti si trovavano impegnati fra emuli imperatori.
Piantatisi nell'Ucrania, i Goti vennero ben presto signori della costa settentrionale dell'Eusino, donde corseggiarono le ricche e molli provincie dell'Asia Minore. Usciti poi dall'Ellesponto, serpeggiarono tra le isole Egee, e sorti nel Pireo, s'impadronirono della città di Minerva, sparsero il guasto per tutta la Grecia, e si difilavano sull'Italia, quando Gallieno, scosso dalle torpide voluttà e comprata una banda di Eruli, al cui capo concesse gli ornamenti consolari, tenne testa agli invasori. La dissensione e l'indisciplina dell'esercito romano diedero agio ai Goti di ritirarsi, e sui rimasti vascelli devastare il lido ove Troja fu, poi riposarsi nella Tracia.
Aureliano, dopo giornata campale, gl'indusse ad una pace, ove obbligavansi a fornire di duemila cavalieri gli eserciti romani, lasciando ostaggi i figliuoli de' caporioni, cui Aureliano fece educare convenientemente al sesso e al grado, poi le fanciulle impalmò a' primarj suoi uffiziali affine di saldar l'unione tra le due genti. Egli poi ritirava le guarnigioni dalla Dacia, i cui coloni rinvigorirono la parte meridionale del Danubio, mentre sull'abbandonato paese dilagavano Vandali e Goti, che dai coloni rimasi impararono qualche arte di pace, mantennero relazioni di commercio coll'altra riva del fiume, e furono barriera a nuovi invasori.
Come dall'oriente i Goti, così dal nord-est della Germania uscì una seconda invasione, quella dei Franchi, che sotto Gallieno tragittarono il Reno, invasero le Gallie e la Spagna. Gli usurpatori che non iscrupoleggiavano sui mezzi per sostenersi nell'impero, ricorsero più volte al costoro braccio; ma infine Aureliano li ricacciò di là dal Reno. Poco tardarono a ripassarlo; e avvegnachè Probo ne trionfasse, non per questo mitigò la loro fierezza. Gran prova rinnovarono di loro ardimento allorchè dal mar Nero, ove esso imperatore gli aveva relegati, osarono sopra fragili legni tragittarsi nel Bosforo Tracio e nell'Egeo, e sbarcati predarono molti luoghi della Grecia e dell'Asia Minore, sorpresero Siracusa, approdarono in Africa, indi usciti dallo stretto di Cadice per l'Oceano tornarono in Germania[21]. Corsa appena credibile a chi non abbia osservato anche ai dì nostri quanto ardimento possa infondere la navigazione da corsaro. Rapidissimi si vedevano i Franchi piombare sulle coste dell'Armorica e della Belgica, saccheggiare e sottrarsi; poi quando Carausio si fu valso di loro per usurpare la Bretagna, divenuti più audaci, occuparono tutta l'isola de' Batavi. Colà furono vinti da Costanzo Cloro, e trapiantati lungi dal Reno; ma poco indugiarono a sorgere terribili contro di Costantino e di Crispo.
Altra o lega o gente principale fra' nemici di Roma, sono gli Alemanni. Con questo nome comparvero primamente sul Meno ai giorni di Caracalla, il quale non solo scelse fra loro le sue guardie, ma ne imitò il vestire e la bionda capellatura. Benchè non osassero travalicare le barriere dei Romani, molestavano senza tregua il confine e le opulente contrade della Gallia; poi alcuni, varcato il Danubio, per le alpi Retiche scesero in queste nostre parti, ed accamparono fin sotto a Ravenna, donde con lautissimo bottino ritirarono il passo davanti all'esercito romano. Un'altra volta ben trecentomila di essi giunsero a Milano.