Insomma le minaccie dei Barbari aveano reso necessario l'esercito, e perciò l'onnipotenza imperiale; vero governo militare, parallela al quale svolgeasi un'altra civiltà pacifica; quello opprimendo, questa costituendo leggi sapienti. Una serie d'insigni guerrieri portati all'impero ritardò per avventura l'invasione da ogni parte minacciata, ma recavano sul trono le dispotiche e feroci abitudini dell'accampamento e della guerra. Dalle spade alzati, da queste abbattuti, qualvogliasi riforma restava impedita dall'effimera loro durata, e dall'obbligo di vegliar sempre in armi contro gli stranieri, e più contro gli usurpatori, che con altrettanto diritto si sollevavano, e che si sostenevano col tenersi amici i soldati per gratitudine del passato e per apprensione dell'avvenire.
Comodo, successore di Marc'Aurelio, ricco solo di forza, lussuria e codardia, fu il primo imperatore nato da padre regnante; ma si credè generato da uno dei gladiatori che Faustina dalla sanguinosa palestra chiamava a contaminare il talamo di Marc'Aurelio. Gli esempj e le lezioni di questo non ne corressero l'indole; e a dodici anni trovando soverchiamente scaldata l'acqua del bagno, ordinò di gettar nel fornello il bagnajuolo.
Arrivato al trono di venti (180 — 17 marzo), benchè non avesse nè emuli da tor di mezzo, nè ambizioni o memorie da sradicare, sbrigliasi a tutte le crudeltà che potevano suggerirgli il carattere atroce e fomenti malvagi: si compiace di veder uomini alla tortura; vantandosi esperto chirurgo, fa sue prove sopra infelici, che costringe ricorrere a' suoi consulti; girando notturno per le vie, a chi taglia per celia un piede, a chi cava un occhio; gitta alle belve uno perchè avea detto lui e Caligola esser nati lo stesso giorno; un altro fende in due di netto, per mostra di sua gagliardia; vestito da Ercole compare in pubblico, onde intitolarsi vincitore de' mostri. Per ostentare al genere umano le sue virtù, scende ignudo nell'arena, che i predecessori suoi avevano interdetta ai senatori, e non essendo mai rimasto ferito in settecentotrentacinque combattimenti, assume il titolo di vincitore di mille gladiatori.
Di forza prodigiosa, trapassò fuor fuori un elefante colla lancia; uccise in un giorno cento leoni nel circo, ciascuno d'un solo trar d'arco; colle frecce levava di netto il collo a struzzi correnti, e trafisse una pantera senza toccar l'uomo con cui essa era alle prese. Perchè non mancassero belve all'imperial trastullo, vietò agli Africani d'uccider leoni, nè respingerli qualora affamati si accostassero ai villaggi. Di tutto ciò si fa gloria, e vuole se ne tenga memoria ne' giornali. Degli applausi del vulgo s'inebbria, e per serbarselo amico, istituisce una compagnia di mercadanti e una flotta che rechi grano dall'Africa, se càpiti male quella d'Egitto; ma immaginatosi un giorno che il popolo lo schernisca, comanda un generale macello e l'incendio della città, e a gran pena il prefetto de' pretoriani nel dissuade. Non meno segnalato per lussurie, tenne a sua posta trecento concubine e altrettanti cinedi; violò le proprie sorelle; sul resto si tiri un velo[2].
A tante pazzie occorrevagli denaro; onde rincarì le imposizioni, trafficò delle cariche, per denaro assolse rei, e permise assassinj e vendette. Lungo sarebbe ridire le vittime innocenti del forsennato, che ben presto, dato lo sfratto ai tutori impostigli da Marc'Aurelio, lasciò ogni arbitrio ai compagni di sue dissolutezze, salvo a disfarsene non appena il contrariassero. Perenne, entratogli in grazia col fomentarne le passioni, assisteva con esso ai giuochi Capitolini, quando un filosofo cinico compare nel teatro e grida a Comodo: — Mentre ti tuffi nelle voluttà, alla tua vita insidiano Perenne e suoi figliuoli». Detto fatto, Perenne fe gettar nel fuoco colui: ma all'imperatore restò il sospetto ch'egli aspirasse veramente a regnare perchè n'era capace; indi le legioni britanne deputarono mille cinquecento uomini che venissero a Roma chiedendo la morte del ministro; il quale, reo o no, fu ucciso colla moglie, la sorella e tre figliuoli: condiscendenza che rivelò la debolezza del governo all'esercito lontano.
Gli sottentrava Cleandro, che dalla Frigia nativa portato schiavo a Roma, appartenne prima a Marc'Aurelio, poi a Comodo, il quale gli diede una sua concubina a sposa e la libertà; poi non avendo a temerne nè l'abilità nè la virtù, gli concesse sconfinato potere. E colui ne abusava per vender cariche, provincie, entrate, giustizia, vite d'innocenti. Fatto incetta de' grani, affamò la città per arricchirsi e per acquistar favore colle distribuzioni. Creò patrizj molti schiavi appena tolti alla catena, e gli assise in senato; e fin venticinque consoli elesse in un anno: chi osò portarne richiamo all'imperatore, pagò l'ardimento col sangue. Ma mentre celebravansi i giuochi circesi ecco entrare una turba di fanciulli capitanati da una viragine, e mandar feroci grida contro Cleandro: il popolo vi fa eco, ed accorre al palazzo suburbano ove questi era coll'imperatore, e ne chiede la morte; a tegoli e ciottoli volta in fuga i pretoriani: e Comodo che, immerso in sozze lascivie, ignorava il caso, sgomentato fa gettare ai tumultuanti la testa del favorito, che con la moglie, i figliuoli, gli amici è trascinato per le vie.
Altro consigliatore de' suoi delitti era il liberto Antero di Nicomedia; e quando i pretoriani lo uccisero, l'imperatore se ne vendicò col mandare a male quanti di essi potè. Gli stessi prefetti del pretorio erano mutati si può dire ogni giorno; alcuni non durarono che sei ore; i più colla carica perdettero la vita.
Scaricandosi d'ogni cura su cosiffatti, l'imperatore ricusava persino appor la firma a' dispacci; e appena sotto alle lettere degli amici scriveva il vale. Eppure questo basso infame nelle medaglie attribuiva a sè il titolo di felice, e al secolo suo quel di comodiano, di colonia comodiana a Roma; il senato piacentiero chiamò il luogo di sue assemblee casa di Comodo; i nomi dei mesi furono mutati in aggettivi a lode di lui; ed egli scriveva al senato: — L'imperatore Cesare Lucio Comodo Elio Aurelio Antonino Augusto felice, leone, pio, sarmatico, britannico, germanico, pacificatore, invincibile, ercole, romano, padre della patria, pontefice massimo, console per la VII volta, imperatore per l'VIII, tribuno per la XVII, agli illustri senatori comodiani salute».
Mossa da privata ambizione, Lucilla sorella sua (183) presunse di voltare lo Stato congiurando coi principali senatori; ma il sicario, preso mentre vibrando il colpo diceva, «Questo dono t'inviano i senatori», fu coi complici messo a morte; la principessa esigliata a Capri ed ivi uccisa: dove pure fu relegata e morta l'imperatrice Crispina, propostasi d'imitare le scostumatezze del marito.
Le parole del sicario, il quale seppe dire e non fare, invelenirono Comodo contro il senato; e se dapprima, feroce per inclinazione non per calcolo, sapeva anche perdonare, e sull'esempio paterno avea gittato al fuoco le rivelazioni offertegli da Manilio, segretario dell'usurpatore Avidio Cassio, allora fece rivivere i delatori e i processi di maestà e, solito corredo, i supplizj degl'innocenti e di quelli la cui virtù facesse raffaccio all'imperiale corruttela. Ricorderemo fra questi i due fratelli Quintilj Massimo e Condiano della Troade, unanimi a segno che operavano come un uomo solo; insieme governavano le provincie e comandavano gli eserciti, insieme sostennero il consolato ed altri onori, insieme da Comodo furono uccisi.