Costanzo dalla guerra di Persia si volse contro gli usurpatori; ricevette al perdono Vetranione che sempre avea fatto mostra d'essere daccordo con lui; a Magnenzio, che già aveva ucciso Nepoziano, diede una delle più sanguinose battaglie che da gran tempo vedesse l'Europa[95]. Costanzo pianse allo sterminio di tanti prodi che avrebber potuto far barriera ai Barbari: Magnenzio, fuggito in Aquileja, sostenne alquanto tempo la guerra nell'alta Italia poi nelle Gallie, finchè a Lione s'uccise (353). Allora Costanzo si trovò unico possessore di tutto l'impero; egli eterno, egli signore dell'universo: ma era un fiacco, inetto a far il bene o impedire il male, aggirato da eunuchi, i quali, arbitri del nuovo impero come dell'antico erano i pretoriani, ergevano ai primi gradi creature loro, accumulavano ricchezze, impedivano che i lamenti giungessero al monarca, illuso da mendace quadro di prosperità e d'applausi.

Di tali disordini si fanno forti alcuni per dire, — Ecco a che fu ridotto l'impero dal cristianesimo».

Perchè l'illazione reggesse, bisognerebbe dimenticare qual era l'impero pagano; chè è solo dei fatui, allorchè una medicina non risana un infermo disperato, dire che lo ammazzò. Il cristianesimo operava una rivoluzione, non di accademiche speculazioni, ma pratica, volendo mutare la condizione morale, dirigere la volontà e la vita. Non tendeva dunque ad operare sull'opinione per via della pietà, ma viceversa, a penetrare nelle credenze, e da queste nelle leggi quale indistruttibile componente. In mutazioni siffatte, il movimento, non che si arresti alla superficie, investe tutte le azioni e le idee, la società domestica non men che la pubblica, s'intreccia spesso ne' legami della famiglia e dello Stato, sempre alla loro sanzione; talchè l'opinione recente trovasi a petto un ordine legale da abbattere, affezioni da contrastare, abitudini inveterate da rompere, giudizj abbarbicati da revocare in discussione.

Men difficile riuscirebbe la vittoria se i novatori portassero seco un ordinamento bello e compito, una legislazione foggiata sui dogmi che insegnano. Ma il cristianesimo, società spirituale, volta a convincere gl'intelletti e far retti i cuori, più che a sovvertire le relazioni e l'esterior condizione dell'uomo, quando uscì dall'angusto circolo delle chiese non aveva in pronto veruna teorica sociale da offerire agli imperatori convertiti, sicchè trovossi esposto agli inevitabili ondeggiamenti del tirocinio.

I successori pertanto di Costantino trovavano nei precetti del Vangelo e nei consigli della Chiesa di che migliorare le leggi dal lato morale: ma mentre la legislazione civile assumeva spirito cristiano, gentilesca rimase l'amministrazione; il sovrano era ancora identico collo Stato, coll'autorità senza confini rendendo smisurata l'efficacia de' vizj suoi; alla Corte duravano perversi costumi, e raggiri d'eunuchi e cortigiani; le credenze evangeliche rimanevano falsate dal despotismo di teologi coronati. Se v'aggiungete l'irriflessivo ostinarsi di molti nella dottrina dei loro padri; la necessità di rispettare certe forme di reggimento, unico puntello della costituzione di cui erano scalzati i fondamenti; le gravi sventure che percossero l'impero; le dissensioni interne della Chiesa, vi sarà spiegato perchè sì lento arrivasse il finale trionfo di questa, e nella sua visibile attuazione si mescolassero estranei elementi.

Frattanto alla società civile essa ne contrapponeva un'altra, costituita regolarmente ma sovra tutt'altre basi. E poichè gli affari esterni della Chiesa tale importanza acquistano, che senza di essi rimarrebbe inintelligibile la storia, vogliamo esaminarne l'ordinamento allora introdotto; e tanto più che durò dopo scomparso il civile, per dar carattere alla storia moderna d'Italia, e conservasi fino a noi colla stabilità che la Chiesa imprime a tutto.

A una dottrina veramente cattolica, la cui identità resterebbe distrutta per ogni minima deviazione dalla fede comune, era indispensabile un sacerdozio ordinato in modo, da perpetuare la rigorosa conformità di credenze nell'infinito numero di Stati fra cui è divisa la comunità spirituale, indipendenti, distinti di luoghi, di stirpe, di favella; in modo che s'attuasse una civiltà, universale di fatto come di nome. A ciò servì l'unità del sacerdozio, pel quale l'esistenza del potere ecclesiastico rimane assicurata accanto al temporale, senza che l'uno minacci l'altro.

Col sacerdozio s'introduce fin dal principio una distinzione, ignota a Greci e Romani, fra preti e laici. I sacerdoti, destinandosi a speciale servizio divino, ricevevano la missione e la dignità dai vescovi coll'imposizione delle mani. Ogni comunità aveva un solo vescovo, che la propria elezione comunicava ai confratelli con lettere pastorali, ove faceva professione di sua fede: gli uni agli altri poi partecipavansi la lista degli scomunicati, acciocchè nessuno di questi fosse accettato in altre chiese; e davano lettere di raccomandazione (literæ formatæ) pei fedeli della propria diocesi che viaggiassero. Così l'universalità moltiplicava le relazioni, potentissimo mezzo d'incivilimento.

Il territorio su cui un vescovo aveva giurisdizione, chiamavasi diocesi, con nome dedotto dalla nuova distribuzione imperiale. Più tardi a molti vescovi fu preposto un metropolita, col titolo d'arcivescovo o di patriarca, che li consacrava, convocava a sinodi, rivedeva le loro sentenze. Ne' primi secoli non appajono altri patriarchi che a Roma, Alessandria, Antiochia.

La chiesa di Roma, oltre esser eretta nella maggior città d'allora, vantavasi fondata avanti ogn'altra di Occidente, e dal maggiore degli apostoli, e bagnata del sangue di esso e di san Paolo; onde consideravasi capo della gerarchia il vescovo di essa, malgrado che gli altri patriarchi ora ad ora competessero: ma almen nella pratica, la primazia teneasi piuttosto d'ordine e dignità, che di potere o giurisdizione. Quando la Chiesa universale fu legalmente riconosciuta, e potè congregare i suoi rappresentanti, e pubblicare decreti per tutto l'impero, l'autorità della romana sede fondossi sopra atti legittimi, emanati dalla potenza ecclesiastica d'accordo colla civile[96], e s'andò via via fortificando anche esteriormente.