La comunanza dei beni, possibile in società ristretta, perdette opportunità appena la Chiesa fu dilatata; e i proseliti poterono conservare i loro beni ed aumentarli ciascuno col traffico, l'industria, le eredità, solo obbligati a soccorrere i fratelli poveri, e ad un'offerta nelle ebdomadali o mensili adunanze, pel culto o per opere di pietà. Il denaro raccolto custodivasi dal vescovo, e tre porzioni generalmente se ne facevano: la prima a sostentamento del vescovo e del clero; la seconda al culto e ai banchetti di carità; l'ultima ai poveri, pellegrini, schiavi, carcerati, a salvar la vita e l'anima degli esposti, a quelli che soffrissero per la giustizia. N'erano dispensieri i diaconi; nè lontananza di provincie, nè diversità di nazione limitava la carità, anzi neppure la differenza di religione. Essendo dalle leggi imperiali interdetto ai collegi e corpi il possedere fondi senza dispensa del senato o del l'imperatore, le chiese non n'ebbero se non sullo scorcio del secolo III. Dall'editto di Costantino ne ricevettero ampia facoltà, e allora cessarono di trarre unico sostentamento dalle limosine dei fedeli.

Gli ecclesiastici dapprima vestivano non altrimenti de' laici, per la necessità di nascondersi; ed abito consueto a' Cristiani era il mantello filosofico sopra la tunica, quale con poca varietà conservasi tuttora dagli ecclesiastici. La maestosa toga già cadeva in disuso sotto Augusto[97], riserbandosi solo a certe comparse, per quanto egli e più tardi Adriano tentassero richiamarne l'usanza: smessa poi affatto nel dechino dell'impero, dell'antico vestimento serbarono traccia soltanto gli ecclesiastici, i quali in tal modo vennero a trovarsi addobbati diversamente dalla comune de' cittadini.

Ciascuna plebe poi eleggeva i proprj sacerdoti: fra questi cernivasi il vescovo, cercando appartenesse alla diocesi medesima, onde conoscesse il suo gregge, ma del resto prendendolo dovunque si trovassero scienza, virtù, opportunità alle circostanze; e popolarmente era pure eletto il romano pontefice. Per decidere sui dubbj, o per refocillarsi di fede e di carità, si radunavano in sinodi particolari, ovvero in generali.

Era dunque la Chiesa costituita in monarchia elettiva e rappresentativa, colla libertà e l'eguaglianza accoppiando l'assoluta obbedienza dovuta al capo, benchè tolto dal popolo: nè altro culto al mondo seppe coordinare una gerarchia in modo, da potersi svolgere ed ampliare indefinitamente, eppur rimanere sotto ad una magistratura suprema ed infallibile in diritto e in fatto. Re e sudditi, individui ed assemblee non sono sommessi che alla legge di Dio, promulgata e interpretata dalla Chiesa, a cui egli disse, — Chi ascolta voi, ascolta me; pascete le mie pecore; ciò che voi sciorrete sarà sciolto, ciò che legherete sarà legato»; onde l'autorità e l'obbedienza rimangono del pari nobilitate; ai popoli s'impone un'autorità scevra d'ogni violenza, e tale che lo spirito vi s'inchina senza che il cuore s'avvilisca; giacchè, parlando dall'alto, obbliga eppure non costringe.

La potenza morale de' pontefici, divenuta poi efficacissima nel medioevo, riducesi, come quella de' prischi tribuni, a una negazione protettrice, impedendo si conculcassero la giustizia e la moralità. Come un pretore romano, il pontefice pacifico e inerme decide, secondo equità, le dissensioni, che l'interesse o l'ambizione suscitino fra i credenti; come un censore, ammonisce gl'ingiusti ed i violenti; come un tribuno, protesta a favore degli oppressi. I suoi ministri, recisamente distinti da quelli dell'ordine temporale, sono obbligati all'universale insegnamento, epilogato in simboli noti a tutti, ed esposti al cherico, al laico, all'incredulo: il che impedisce del pari e l'esclusività delle Caste orientali, e il vacillamento dei moderni Riformati. Il sacerdote accostandosi al sovrano siccome deputato della monarchia della Chiesa, rammenta l'eguaglianza di tutti e la preferenza dovuta ai poveri; accostandosi al popolo, predica la ragionata soggezione.

I primi pontefici, dopo sudato tutta la vita a serbare pura la fede e incoraggiarne i confessori, l'avevano suggellata col proprio sangue. A Pietro succedettero (67) Lino volterrano; Anacleto romano; Clemente romano, già compagno di san Paolo, e di cui ci rimangono due lettere ai Corintj (100); Evaristo siro; Alessandro romano; Sisto della gente Elvidia, che introdusse il digiuno della quaresima; Telesforo di Turio, cui si attribuisce il Gloria in excelsis (139). Di Igino ateniese, Pio d'Aquileja, Aniceto d'Ancisa, Sotero di Fondi, non è ben certo, non che il tempo, l'ordine di successione (177). Eleuterio di Nicopoli narrano mandasse missionarj nella Bretagna. Lo zelo di Vittore africano (193) fu temperato dai prelati occidentali, affinchè non segregasse dalla Chiesa i vescovi d'Asia per la quistione sul tempo in cui celebrare la pasqua. Calisto della gente Domizia (249), succeduto a Zefirino romano, dicono scavasse il famoso cimitero lungo la via Appia, che vi fossero tumulati censettantaquattromila martiri e quarantatre papi. Seguono Urbano e Ponziano romani (253), Antero di Policastro, Fabiano, Cornelio, Lucio, Stefano romani: quest'ultimo ebbe dispareri con san Cipriano. Poi Sisto II ateniese (257); Dionisio di Turio, de' cui scritti ci rimane qualche frammento; Felice romano; Eutichiano da Lucca; Cajo Dalmata; Marcellino romano; Marcello romano (304), di cui la severità e le contraddizioni sono attestate dall'epitafio che san Damaso ne scrisse. Pochi mesi durato papa Eusebio calabrese, gli successe Melchiade o Milziade africano (311), indi Silvestro di Roma (314), sotto il quale avvenne il fortunato cambiamento degl'imperatori.

Tardi si narrò che Costantino, mondato dalla lebbra e battezzato da questo pontefice, cedesse a lui ed ai successori la sovranità di Roma, dell'Italia e delle province d'Occidente. L'atto, forse foggiato nell'VIII secolo e inserito nelle Decretali del falso Isidoro, parve assegnare remotissima antichità e legittimo principio alla dominazione temporale dei papi. Pure sin dal secolo XII ne fu impugnata l'autenticità, poi Lorenzo Valla l'abbattè con ragioni, cui i leali difensori della santa sede furono i primi ad assentire. Costantino dotò bensì lautamente le chiese di Roma; ed un catalogo, comunque imperfetto[98], enumera le rendite che da case, botteghe, fondi, giardini traevano quelle di San Pietro, San Paolo, San Giovanni Laterano, sommanti a ventiduemila aurei, oltre quantità d'olio, lino, carta, aromi, frutti. Pure i pontefici anche dopo il trionfo perseverarono in umile tenore di vita, non aspirando a regnare su questo mondo, ma a darsi specchi di costante virtù.

Tosto però che le cose del cielo toccano queste umane, partecipano della pervertita loro natura. Nella Chiesa, da perseguitata divenuta dominante, a folla entrarono Pagani, non sempre per intima convinzione, nè dopo lottato col raziocinio, colle passioni, coll'abitudine, cogl'interessi; ma sovente per conservare le cariche o il favore, o per cupidigia de' privilegi e delle ricchezze sacerdotali: di che i costumi de' Cristiani peggiorarono, e i vizj dell'antica s'insinuarono nella nuova religione. Trista pittura de' costumi dei prelati fa Ammiano Marcellino, ma siccome uomo che del cristianesimo non conosce se non l'austera semplicità, senza avvertire come già acquistasse ingerenza civile, e in conseguenza dovesse mostrare pompe esteriorj, suntuose solennità, ricevere tributi, avere possessi, co' privilegi e coi pericoli che gli accompagnavano.

In Oriente si era meno ammazzato e più discusso; laonde, se rapido germogliò il cristianesimo, insieme nacquero dubbj e novità, e quella serie di dissensi che rampollano da ogni verità tosto che sia seminata in mezzo agli uomini, dove può restare contaminata da amici, da nemici, dai mezzi stessi di cui l'uomo è costretto valersi per propagarla, cioè la parola e la scrittura. Quindi nuova nè sempre incruenta persecuzione cominciò alla sposa di Cristo, la quale, sicura omai della costanza dei martiri, doveva temere la seduzione dell'errore, e travagliarsi a conservare nell'apostolica integrità questo vasto simbolo della rivelazione, di cui ogni parte, ogni parola corrisponde al tutto.

Al nostro libro non appartiene di toccarne se non quanto concerne l'Italia, e quanto operò sui pubblici avvenimenti; perocchè le eresie, che dapprima erano dispute di scuola, giunsero ben presto a sconvolgere la politica: e la più clamorosa fu l'Arianismo.