Gaudenzio vescovo di Brescia, seguitando l'esempio di Filastro suo predecessore, combattè vigoroso l'idolatria nella sua diocesi; e — Voi, neofiti, chiamati al banchetto di questa pasqua mistica e salutare, badate bene di conservar le anime monde dagli alimenti contaminati dalla superstizione pagana. Non basta che il vero Cristiano respinga da sè il pascolo avvelenato dai demonj; bisogna ancora che sfugga tutte le abominazioni dei Gentili, tutte le frodi degl'idolatri, come si fugge il veleno vomitato dal serpente infernale. L'idolatria si compone d'incanti, di presagi, d'augurj, di sorti, di tutte le vane osservanze; e inoltre di quelle feste chiamate parentali, per cui mezzo l'idolatria sa rianimar l'errore. Di fatto gli uomini, cedendo alla gola, cominciarono a mangiar i cibi che avevano imbanditi pei morti, poi non temettero di celebrare a onor loro sacrileghi sacrifizj, per quanto sia difficile a credere che adempiano un dovere verso i loro morti quelli che, con mano tremolante per l'ubriachezza, ergono il desco sui sepolcri, e dicono a chiara voce, Lo spirito ha sete. Ve ne supplico, astenetevi da questi atti, chè Dio sdegnato non abbandoni al furor dell'inferno i suoi sprezzatori e nemici, reluttanti al suo giogo».

Abondio, vescovo di Como, col risuscitare un fanciullo morto toglieva dal gentilesimo il principale signore di quella città. Benchè sia attribuita a san Romolo la conversione di tutta l'Etruria al tempo di Costantino, numerose iscrizioni attestano che il culto idolatrico sopraviveva in Firenze, a Pisa, a Volterra, a Rimini. Giove e la Fortuna Pubblica erano adorati a Spoleto, Vesta ad Alba, Castore e Polluce nell'isola Sacra presso Ostia, Nettuno in questa città; Anzio, Preneste, Velletri, Terracina, Narni consultavano e riverivano gli Dei antichi; in Ardea continuavasi il culto della madre degli Dei; Napoli era la metropoli del paganesimo dell'Italia meridionale. Con tanta ostinazione si conservavano le viete osservanze! E più ancora nella campagna, donde venne il nome di paganesimo (pagus); sicchè i missionarj osavano appena staccarsi dalle città.

Per isvecchiare l'antico si era tentato innestarvi i culti orientali, con una tolleranza che degenerò in grossolano sincretismo. L'arguto Luciano mise in burletta l'affaccendamento di Mercurio per trovar posto nell'Olimpo agli Dei che v'arrivano in folla dalla Persia, dalla Scizia, dalla Tracia, dalla Gallia; e il dispetto con che i vecchi guatavano cotesta gentaglia nuova, il dio Ati, il dio Sebazio, i Coribanti; Bacco che seco introduce i satiri capripedi, e fin il cagnuolo d'Erigone: Mitra, che giungendo di Media col turbante in testa, adocchia stupido i colleghi, e non capisce quel che dicano, neppur quando trincano alla salute di lui.

Inoltre i filosofi avversavano la nuova dottrina, la cui umiltà mortificava la loro superbia: i sacerdoti che aveano divulgato tanti miracoli e tante baje, or trovavano ridicole le leggende de' Cristiani: i retori erano menati dall'abitudine scolastica e dalla classica educazione a sostenere e imbellire cerimonie senza fede, numi senza vita, e render popolare la causa soccombente, ch'essi patrocinavano tanto più, quanto meno poteano comprendere le sublimità della trionfante. Si tentò dunque opporvi una religione filosofica, impastata di neoplatonismo; e a quell'estremo sforzo per rigenerare la società e il politeismo diede opera principale Plotino di Licopoli. Coll'esercito dell'imperatore Gordiano era venuto in Asia e a Roma, dove si pose a lottar di virtù e di scienza col cristianesimo, e chiese a Gordiano una piccola città della Campania, ove stabilire un governo repubblicano secondo le massime della sua scuola. Non l'ottenne, ma molti seguaci si attirò predicando il distacco delle cose terrene: i ricchi lo costituivano tutore de' loro figliuoli, i litiganti lo sceglievano arbitro, lasciavansi le delizie della città per ritirarsi seco nella solitudine. Altri correano a cercar lumi a Edesio, scolaro di Giamblico: ma anche costoro erano costretti assumere aspetto religioso; ed o impostori contraffacevano le austerità de' cristiani per combatterli; o avidi del vero, eppure sfasciati nel dubbio, riuscivano a pratiche teurgiche e a teorie panteistiche, le meno convenevoli ad una fede pubblica, che vuole un oggetto degno d'amore, di riverenza, di speranza.

Tutti questi aveano occhieggiato con compiacenza Giuliano, che mostravasi disposto a rimettere in onore il culto avito. Compita la poca filosofica sua rivolta, egli getta la maschera; man mano che acquista un paese, vi lascia riaprire i tempj, rinnovare i sagrifizj; egli stesso come sacerdote massimo moltiplica questi a segno, da far temere non venissero meno i bovi nell'impero. Conoscendo troppo che una religione da alcun tempo riposata, anzi seduta sul trono, più non poteva essere combattuta coi supplizj e a spada sguainata, introdusse una persecuzione d'altro genere dalle precedenti; e potè vantare non senza verità d'essersi coi Cristiani mostrato più umano che non il predecessore, il quale tanti n'avea espulsi e morti a titolo d'eresia, mentr'egli restituì agli esuli la patria, i beni agli spogliati, le sedi ai vescovi di qual si fossero setta. Ma operava non per generosità, bensì per iscaltrimento, prevedendo che con ciò susciterebbe tale vespajo, da sovvolgere la Chiesa, e da aprire largo campo alle beffe sue e de' suoi.

Altro pensato attacco fu l'interdire ai Cristiani la elevata educazione; e stando a lui la nomina de' maestri di grammatica e di retorica e fors'anche de' medici, arti liberali stipendiate dall'erario, sbandì dall'insegnamento tutti i Cristiani, per dirigere all'intento suo le prime tanto efficaci impressioni della gioventù, e così o guastarla o escluderla dalle scuole, e preparare alla Chiesa gli erramenti ed il fanatismo dell'ignoranza. Al modo stesso precluse loro tutti gl'impieghi d'onore e di confidenza, munendo ogni aula, ogni bandiera colle immagini idolatriche, cui il fedele non poteva rendere omaggio: la quale esclusione in mano de' subalterni diventava una fiera tirannia, portando sino a negare la giustizia.

Poi egli medesimo scese alla lizza, e nei Cesari e nei Sette libri contro i Cristiani risvegliò quante folli ed esagerate accuse mai si fossero avventate contro di questi, condendole colla beffa, arma terribile perchè vulgare, e perchè dispensa dal ragionamento. Mentre con ciò tendeva ad offuscar la luce, erasi proposto di trovare virtù e verità là dove erano vizio e pazzia, svecchiare le credenze pagane col ritrarle verso i loro cominciamenti, imbellire come simboli ed allegorie ciò che d'empio e di turpe v'aveano introdotto le popolari tradizioni, trarre dagli adulterj di Giove una lezione di morale, e dall'eviramento di Ati un simbolo dell'anima separata dal vizio e dall'errore; Omero doveva essere per lui quel che l'Evangelo pei Cristiani; morale caritatevole, dogmi puri, idee nuove indagando sotto idee antiche e favole sensuali; e foggiando a proprio talento una scientifica superstizione, la quale pretendeva innestare, non già ne' cuori, ma nelle teste degli uomini.

Era egli possibile riformare una religione che mai non possedette principj teologici assoluti, nè precetti morali, nè sacerdotale ordinamento? Vero è forse che ne' misteri tradizionalmente s'insegnasse alcun che di meno materiale che non le oscenità e le ridicolaggini delle cerimonie e delle credenze propalate: ma qualvolta il senato romano volle rinvigorire la fede, nol seppe altrimenti che coll'introdurre numi forestieri, a cui la novità procacciasse devozione. Se un robusto pensatore, conoscente della società fra cui vivea, avesse mai potuto proporsi di rimpedulare il passato, con che spedienti vi si potea accingere? col saldare le istituzioni romane, sostegno della religione in cui erano nate e cresciute; religione del resto tutta politica, nè punto metafisica. Che se Costantino, per sottrarsi all'ascendente di questa, avea mutato la sede dell'impero a Costantinopoli, chi volesse risuscitarla dovea ritornare verso quel focolajo dell'idolatria.

Giuliano, all'incontro, filosofo da scuola, nè tampoco s'accôrse che in Roma sopravivevano un senato ed un'aristocrazia, avvinghiati al culto degli avi; e tutte le sue sollecitudini concentrò sull'ellenismo, vale a dire sopra credenze impotenti da gran pezzo a sostenere il dechino de' costumi e ad invigorire la nazionalità; e pensò affidar l'avvenire del mondo a sofisti, indovini, ciancieri furbi e sprezzati. Con un eclettismo senza buona fede, injettando alla credenza greca sentimenti che mai non v'erano stati o che da secoli erano periti, egli accettava l'unità di Dio: al tempo stesso, avendogli il Sole in visione a Vienna pronosticate le future grandezze, venerò specialmente il padre Mitra, e si dichiarò assessore di quell'altro[110]; nelle medaglie si lasciò figurare or da Serapide, ora da Apollo, e dipingere fra Marte e Mercurio; giurava per Serapide[111]; faceva il panegirico della Madre Idea, sgridando cotesti ridicoli che, acuti, ma non sani dell'intelletto, negano fede a ciò che dalle città viene creduto, e preferiscono la croce ai sacri trofei degli Ancili, indubbiamente caduti dal cielo; con una turba di sofisti e teurgici celebrava sacrifizj, rinnovava le spaventose scene dell'iniziazione e l'orrida maestà de' riti in antri cupi, fra tuoni e lampi.

Dopo imperatore e pontefice massimo, non poteva accomunarsi ai sudditi nelle pratiche devote; onde ebbe una cappella domestica sacra al Sole: di statue e altari empì gli appartamenti e i giardini: appena l'astro del giorno apparisse sull'orizzonte, il salutava con un sacrifizio; di nuove vittime l'onorava al tramonto; nè la notte lasciava prive d'offerte la luna e le stelle: ciascun giorno visitava il tempio del Dio, di cui correva speciale commemorazione; poi non isdegnando gli uffizj più bassi, vestito di porpora, in mezzo ad impudichi sacerdoti e a donne carolanti, soffiava nel fuoco, sgozzava di propria mano le vittime, e nelle palpitanti viscere indagava il futuro; si sottopose anche ad un taurobolo, facendosi piovere sul capo il sangue d'un toro scannato. — Con ciò vuol cancellare il carattere impressogli dal battesimo», dicevano i Cristiani, ai quali se volessimo credere, scannò vergini e fanciulli per esplorarne le viscere, e i cadaveri ne furono trovati lui morto: ma il titolo di apostato attribuitogli, bastava a denigrarlo agli occhi di quelli ch'esso perseguitava; onde conviene andar cauti nel credere ai delitti, di cui essi funestano i tre anni del suo regno.