Un prefetto desidera cangiar luogo, e l'imperatore: — Va, conte, e spicca il capo a costui che vuole spiccarsi dalla sua provincia». Un ragazzo sguinzaglia troppo presto un cane? un artefice fa una corazza bella, ma alquanto mancante del peso convenuto? sono decretati a morte. Trovate esauste le finanze, benchè da quarant'anni in poi il tributo si fosse addoppiato, Valentiniano non si fece coscienza d'intaccare le proprietà dei più ricchi e magnifici. Irritato dai disordini derivanti dallo esorbitare delle imposizioni, comanda gli si porti il capo di tre decurioni per ciascuna città di quella provincia. — Piaccia alla clemenza vostra decretare come comportarci ove tre decurioni non vi sieno», gli chiese il prefetto Florenzio; e l'ordine insano fu revocato.

Però nel vivere privato si condusse con castigata semplicità, nè fu cieco pei parenti. Difese avvisatamente l'impero, e lasciò che i giurisprudenti gli suggerissero ottime leggi. Zelante quando il mostrarsi cristiano recava pericolo, si mantenne poi tollerante[116]; allontanò una legione da una sinagoga, di cui disturbava il culto; i Pagani esercitassero i loro riti, esclusa però la magìa e le superstizioni che dal senato erano state interdette; ai pontefici provinciali concedette le immunità proprie dei decurioni e gli onori di conti[117]; lasciò rinnovare i misteri Eleusini, e si videro arder vittime sugli altari, menarsi per le vie le orgie di Bacco, e uomini e donne, vestiti di pelli caprine, stracciar cani e fare l'altre follie di quel culto.

Perchè il clero non si corrompesse nelle prosperità, a Dàmaso vescovo di Roma dirizzò Valentiniano un editto, che ecclesiastici e monaci non frequentassero le case di vergini e di vedove; ai direttori inibì di ricevere dalle figlie spirituali donativo, legato o eredità; e pare che dappoi a tutte le persone dell'ordine ecclesiastico fosse vietato l'accettar testamenti o legati, atteso l'abusare che alcuni faceano della fiducia, massime delle donne, onde fraudare i parenti della legittima eredità[118]; e il lusso e l'ambizione facevano che il seggio pontificale fosse ambito per ben altro che per zelo delle anime, e acquistato sin colla forza.

Valentiniano esercitò sua bravura contro le nazioni straniere, che quasi di conserto invadevano l'impero. I Germani, offesi della scarsezza dei donativi fatti agli ambasciatori spediti colle congratulazioni, si avventarono sulle Gallie, ruppero i Romani in battaglia ordinata, uccidendone il generale Severiano; ma poi vennero interamente disfatti da Gioviano presso Metz. I Sassoni penetrarono nell'impero; ma tolti in mezzo, furono rinviati, e malgrado la salvezza promessa, assaliti e fatti a pezzi. Valentiniano stesso entrò sul territorio degli Alemanni, e nel paese che ora è regno di Würtemberg li ruppe sanguinosamente, e passò gran tempo sul Reno (366-70) per inanimare i soldati alla fabbrica de' forti con cui muniva quella linea. Da lui istigati, ottantamila Borgognoni si affacciarono a quel fiume per danneggiare gli Alemanni; ma non vedendosi assecondati dall'imperatore, diedero volta, trucidando quanti aveano prigionieri.

Avendo Valentiniano fabbricato forti di là del Danubio sulle terre dei Quadi confederati, Gabinio re di questi venne in persona a querelarsene (373); ma essendo stato vilmente trucidato, i suoi mandarono a sperpero l'Illiria, e ruppero due legioni romane. Contro di loro mosso in persona, Valentiniano ne dilapidò le terre, sicchè essi spedirongli ambasciatori a Guns in Ungheria implorando pietà. Mentre a questi Valentiniano parlava coll'escandescenza cui soleva talora abbandonarsi, cadde morto (375 — 17 9bre), avendo vissuto cinquantacinque anni, regnato dodici.

Graziano suo figlio sarebbe potuto succedergli; ma alcuni, ambiziosi di governare sotto il nome d'un re bambino, acclamarono Valentiniano II, partorito da Giustina, seconda moglie del defunto, perchè nato nella porpora: e ne seguiva guerra civile se il prudente Graziano non si fosse quetato all'elezione, consigliando la vedova imperatrice a stabilirsi col figlio in Milano, mentr'egli assumeva il difficile governo delle Gallie.

Ma ecco giungergli avviso che i Goti aveano invaso l'impero orientale, onde s'allestì a difesa dello zio Valente; prima però che giungesse, questo in fiera giornata ad Adrianopoli era stato vinto ed ucciso (378 — 9 agosto). Con ciò Graziano trovavasi a diciannove anni padrone del mondo: se non che davanti si vedea un milione di Goti, insuperbiti d'aver ucciso quarantamila guerrieri, e acquistatone l'armi e i cavalli in una battaglia tanto segnalata; alle spalle gli si agitavano i Germani; all'un estremo del mondo fremevano i Persi, gli Scoti all'altro, istrutti alla prova che potevasi vincer Roma, incatenare od uccidere i suoi imperatori. Graziano, sentendosi insufficiente a tanti urti, il pubblico bene preferì alla personale ambizione, e fermò scegliersi a collega non un fanciullo nato per caso nella reggia, ma un uomo pari alla gravezza dei tempi; e pose gli occhi sopra un esule, un oltraggiato, che non ambiva nè sognava tampoco il trono.

Teodosio conte spagnuolo avea condotto gl'imperiali a vincere Firmo, principotto mauro di gran seguito, il quale avea sommosso l'Africa, disgustata dalle vessazioni di Romano, governatore avido, crudele, e insieme superbo a segno, che non volea mettersi in marcia se non con quattromila camelli. Firmo, ridotto alle strette, dopo ostinata difesa si strangolò; ma Teodosio rimostrò che le sollevazioni non si poteano prevenire efficacemente se non reprimendo gli eccessi de' governatori, e massime di Romano. Tale franchezza gli costò la vita.

Suo figlio, di nome anch'egli Teodosio, liberalmente educato, aveva nella Bretagna represso le irruzioni de' Pitti e Scoti, e vinto l'usurpatore Valentino, consegnandolo ai magistrati, ma esigendo non l'obbligassero a nominare i complici, per non essere costretto a punirli. Piombò poi sulle terre degli Alemanni, e assai ne prese, che furono messi in colonia sul Po. Venuto famoso per questi ed altri fatti, fu spedito duca della Mesia, la quale salvò dai Sarmati. Quando suo padre fu decollato, egli, sentendosi invidiato dai cortigiani, si ritirò in Ispagna, dispensando il tempo fra le cure di cittadino e la tranquilla amministrazione d'un vasto patrimonio, lieto di tre figliuoli, Arcadio, Onorio e Pulcheria.

Cincinnato della Roma decrepita, fu invitato da Graziano, prima a combattere in difesa dell'impero, poi a parte del trono, quando compiva i trentatre anni (370 — 19 genn.). L'imperatore non temeva che alla vendetta domestica posponesse il pubblico vantaggio, e gli sposò Galla sua sorella: il popolo ne ammirava la maschia bellezza, la maestà temperata dalla grazia, e — Viene dalla patria stessa di Trajano e d'Adriano; gli imiterà». A Teodosio furono assegnate le provincie già imperiate da Valente, oltre la Dacia e la Macedonia; Graziano serbò le Gallie, la Spagna, la Bretagna; mentre di nome obbedivano al fanciullo Valentiniano II l'Illiria occidentale, l'Italia e l'Africa.