Quivi legò amicizia con pie matrone, degne di storia. Melania, uscita d'una di quelle case senatorie, alle quali, cessata ogni potenza politica, erano rimaste opulentissime rendite, perduti il marito e due figli, lasciò il terzo fanciullo per passare in Egitto a conoscere gli anacoreti; sovvenne largamente ai fedeli perseguitati dagli Ariani, accogliendoli nella fuga, e vestendosi da schiava per nutrirli e consolarli nelle prigioni. Marcella, pur vedova, erasi raccolta in villa a monastico rigore con Principia sua figliuola. Di pari virtù rifulgevano Asella ed Albina, suora e madre di Marcella. Per maggiore pietà e più generosi soccorsi a poveri ed infermi si segnalò Paola d'antichissima famiglia[128], colle sue figliuole Eustochio e Blesilla. Queste dame sottometteansi al dominio dell'anima robusta di Girolamo, e così Leta, Fabiola, altre coscienze profondamente convinte, che colle virtù più austere protestavano contro le fiacchezze, e soccorrevano generosamente alle miserie d'un secolo infelicissimo.

Saldo al vero, Girolamo insegnava che la saldezza della Chiesa dipende dall'unità del pontefice, e se a questo non si dia un potere superiore agli altri, v'avrà tanti scismi quanti vescovi. Umile in faccia a Dio, altero in faccia agli uomini, flagella stizzosamente quanti vizj incontra; nè risparmia gl'indegni ministri della religione, smascherando certuni che, fattisi diaconi e sacerdoti per trattare più liberamente colle donne, si piacevano in vesti eleganti, capelli ricci e profumati, anelli alle dita, camminar in punta di piedi, traforarsi nelle case, e sollecitare donativi e legati[129]. Punti da ciò, tolsero a perseguitare il santo, denigrandone le amicizie spirituali; tanto che egli, sebbene davanti ai magistrati si chiarisse innocente, abbandonò Roma e tornò in Palestina, percorrendone passo passo i luoghi per meglio comprendere le sacre scritture.

Paola suddetta, fissatasi con Girolamo a Betlemme, dove accorrevano Cristiani d'ogni paese senza distinzione di grado o di ricchezza e riguardando primo chi facevasi ultimo, presedette a un monastero di donne; Girolamo ad uno d'uomini. Caloroso martire di se stesso, egli scriveva sin mille righe il giorno: pure trovava tempo di spiegare la Bibbia a' suoi anacoreti, dirozzare colle prime lettere i fanciulli, e tornare di furto agli autori profani, delizia della sua gioventù.

Anche Melania, piantatasi a Gerusalemme, vi accolse per trent'anni tutti coloro che affluivano a venerare i santi luoghi. Con lei erasi stretto di spirituale amicizia Rufino prete d'Aquileja, ammiratore d'Origene, teologo austero, ma traviato dal proprio orgoglio; talchè Gerusalemme, popolata di questi fervidi proseliti e ingegnosi, divenne il centro delle dottrine rigorose e razionali di Origene. Girolamo, che dapprima lo avea levato a cielo, dappoi ne vide il pericolo, e cominciò contro Rufino una polemica, disabbellita da ingiurie che ripescava in Persio e Giovenale.

Le più importanti sue elucubrazioni sono di critica sacra. I Greci aveano avuto fin dall'origine i libri sacri, stesi in parte dagli apostoli in quella lingua, come la più diffusa: i Latini anch'essi di buon'ora ne fecero una traduzione, per quanto faticoso riuscisse il voltarli nella lingua del vulgo, da cui fu detta la Vulgata. Incaricato da Damaso di togliere ad esame la versione italica dei Vangeli, fedele ma da interpolamenti e variazioni alterata, Girolamo il fece, e insieme corresse il Salterio, Giobbe ed altri libri che non ci rimangono. Pensò poi a una nuova versione dell'antico Testamento, non più sul testo dei Settanta, ma sull'originale; e per quindici anni vi si ostinò, fedele al testo a segno da introdurre nella lingua molti modi ebraici, valendosi pure delle versioni siriaca ed araba, e delle greche: fatica stupenda per un uomo solo, ove dovette crear quasi una lingua nuova, che si appropriò immagini e frasi orientali, piegossi ad esprimere idee e cose opposte al suo carattere, eppure non perdette maestà e gravità. Per tale opera le lingue d'Oriente vennero ad influire, più tardi, sopra quelle dell'Europa; e la traduzione di Girolamo, adottata dalla Chiesa invece dell'antica italica fatta sopra i Settanta, diventò fondamento a quella che il concilio Tridentino dichiarò autentica.

Accortosi per propria sperienza che alcune letture aduggiano i fiori celesti sotto un rigoglio d'importuni pensieri, e smorzano il gusto degli studj meglio confacenti a Cristiano, Girolamo nella tarda età garriva coloro che, dopo abbandonata la sapienza del secolo, si nauseavano della semplicità delle sacre scritture, e tornavano ai poeti[130]. Eppure egli stesso gli amò sempre, tanto che gliel'apponevano i suoi avversarj: nuovo indizio della battaglia, che le due civiltà si portavano nella letteratura come in ogni altra cosa.

Del che un nuovo esempio abbiamo in Ponzio Meropio Paolino da Bordeaux (353-431), che, dopo dignità primarie nella Spagna e nelle Gallie, governò la Campania; e nominatissimo per parentadi non meno che per dottrina, consentì alla chiamata di Dio, rinunziò al mondo, e a Roma ricevette il battesimo. Di tale acquisto i Cristiani fecero pubbliche gratulazioni, mentre i Pagani se ne rodevano; parenti e amici incontrandolo voltavano largo da lui come da disertore; clienti, liberti, schiavi consideravano rotto ogni vincolo con esso. Il poeta Ausonio non lasciò via intentata per istornarlo dalla sua risoluzione, tra le frivolezze letterarie d'allora non intendendo come la forza della convinzione e l'autorità della coscienza potessero reggere contro consigli e lamenti così poetici.

Paolino, a Firenze animatosi nei colloquj di sant'Ambrogio, si ritirò nella solitudine presso Nola, ove colla moglie, ridotta a sorella, visse sedici anni, istituendo una specie di Tebaide fra le delizie della Campania: fabbricò una chiesa a san Felice con dipinte istorie dell'antico Testamento, per guardar le quali i terrazzani dimenticavano fin il desinare. Minacciano i Barbari? ei non li teme, assorto in una pace che il mondo non può rapire. Ogn'anno, il giorno natalizio del suo santo prediletto, compone un canto; e benchè gl'idolatri della forma sentenziino ch'egli scrisse meglio da pagano che convertito, Ambrogio trovava composti e soavi quei carmi, e Agostino ne lodava la gemebonda pietà. Fatto vescovo, mantiene corrispondenza con Ambrogio, Girolamo, Agostino, coll'Italia, coll'Asia, coll'Africa, ricambiando idee, consigli, schiarimenti.

Trapassando altri Padri della Chiesa occidentale, nominerò Zenone vescovo di Verona, che sbarbicò dalla sua chiesa i resti dell'idolatria e dell'arianismo, e ci lasciò settantasette discorsi, eleganti d'espressione, se non nuovi d'idee. Eusebio sardo pel primo introdusse la vita regolare fra il clero di Vercelli ond'era vescovo; nel concilio di Milano resistette all'imperatore, il quale cacciò fin la mano alla spada contro di esso; mandato esule qua e là, stava nella Tebaide allorchè lo richiamò l'editto di Giuliano; caldeggiò sempre sant'Atanasio; fu spedito a rimettere in pace la chiesa d'Antiochia; al che non essendo riuscito, tornò alla sua sede, ove chiuse santamente i giorni. Ebbe amico Lucifero vescovo di Cagliari, uno dei più fervorosi oppugnatori de' varj scismi, e che dall'esiglio mandò all'imperatore uno scritto dettato con quella violenza che gli faceva ordinare a' suoi di non aver comunicazione di sorta cogli eretici. Conformi opinioni sosteneva l'amico suo diacono Ilario, pretendendo sino che gli Ariani, per rientrare in grembo alla Chiesa, dovessero ribattezzarsi; il che lo faceva da san Girolamo soprannomare il Deucalione del mondo.

Mai non s'era pensato dai Pagani ad accogliere in una chiesa il popolo per esporgli che cosa credere, come adorare, come operare: la cognizione delle cose sacre, siccome tutto il resto, essendo privilegio di pochi, non mai accomunata alle plebi. D'altra parte, che sarebbesi potuto predicare nel tempio quando i dottori stessi non aveano dogmi comuni, e stavano perplessi sulla morale? L'eloquenza antica esercitavasi negl'interessi particolari d'un cittadino o d'una città; al più qualche filosofo disputava coi discepoli, ma intorno a dottrine speciali, sprovvedute di carattere pubblico e universale.