Da che Cristo ebbe detto, — Andate e predicate a tutti», doveva alla congregazione dei fedeli essere esposta la verità universalmente accettata, e spiegarvisi i punti che rilievano alla salute di tutti. Dalla più tenera età il sacerdote assumeva il fanciullo, e col catechismo gl'insinuava le verità sublimi, mercè delle quali potrebbe anche la femminetta rispondere a ciò che ignoravano Aristotele e Platone. L'istruzione continuava quanto la vita, o confermando i credenti, o convertendo i traviati, o persuadendo gl'increduli. La predicazione sulle prime era avvalorata dal santo olezzo della virtù, dall'evidenza del miracolo; e parlando lo Spirito Santo per bocca degli apostoli, non era mestieri di persuasive d'umana sapienza[131]. Ma come la religione fu estesa e mescolata alla società, si munì anch'essa delle armi con cui l'errore la combatteva, e l'eloquenza fu trasportata dalla ringhiera al pulpito, dalla politica alla morale, dagl'interessi del mondo a quelli del cielo. La Chiesa, fatta trionfante, volle ornarsi dell'eloquenza, come si ornava di pompe e d'apparati, e supplì coll'arte del pulpito all'intepidita fede primitiva. Suo primo campo furono le lotte cogli Ariani; poi giganteggiò per opera di oratori, i quali, nel combattere l'orgoglio del sapere e l'indocilità del cuore, reggono a petto di quanto l'antichità vanta di più insigne, non che sorpassare di buon tratto i loro contemporanei.

Con gagliardia affrontò Ariani e idolatri (340-97) in Occidente sant'Ambrogio, romano nato a Treveri. Come governatore della Liguria e dell'Emilia sedeva egli in Milano, dove la presenza dell'imperatrice Giustina facea prevalere gli Ariani a segno, che vi fu posto a vescovo il cappadoce Ausenzio di quella setta. Quando l'imperatrice ottenne dal figlio una legge, che a quelli concedeva piena libertà di assemblee, e guaj se i Cristiani li molestassero, il segretario Benevolo negò formolarla, e rinunziò piuttosto al grado; ma Ausenzio se ne incaricò. Allorchè questo vescovo morì, poteasi prevedere tumultuosa l'elezione del successore, che faceasi a voci di popolo; e il governatore Ambrogio si presentò ai comizj per tenerli in dovere. Ma appena entrato, le due divise d'accordo gridano: — Sii vescovo tu stesso», poichè il vescovo si eleggeva di qualunque condizione, nè tampoco esigendosi fosse cristiano; onde Ambrogio, tentato invano sottrarsi a quel peso colla fuga e col seder giudice in un caso di sangue, riconoscendo il volere di Dio a portentosi indizj, si lasciò battezzare, poi ordinar prete e vescovo; e ceduto ai poveri il suo denaro, alla Chiesa i terreni, al fratello Satiro l'amministrazione della propria casa, tutto si affisse al santo ministero.

Dalla Bibbia e dai Padri, letture a lui nuove, tal frutto colse, che divenne il primo dei santi Padri in Occidente; e se cede in genio a Gregorio Magno, a Basilio, a Giovan Grisostomo, li supera in pratica attività, sublimandosi negli atti più che negli scritti. La vita sua, delineataci eloquentemente da Paolino suo segretario, era assorta nelle cure più diverse; giudicare cento affari a lui portati dai fedeli, curare spedali, attendere ai poveri, accogliere tutti con affabilità, e fra ciò meditare e comporre: forniva di vescovi chiese che mai non ne aveano avuti; visitava ed incorava gli altri, e talvolta li raccoglieva a concilj; interponevasi a favore de' rei di Stato; vendeva gli ori del tempio per riscattare prigionieri dai Goti. Missioni importanti erano a lui affidate come a pratico: da Valentiniano morendo gli furono raccomandati i suoi figliuoli: dissuase Magno Massimo dall'entrare in Italia: ucciso Graziano, andò ad impetrarne il cadavere, e con franchezza intimava a Teodosio la verità, e gl'insegnava le distinzioni fra il sacerdozio e l'impero, talchè quegli diceva, — Solo Ambrogio conosco, il quale di vescovo porti degnamente il nome». Intanto egli rappresentava con dignità ed amore il tribunato che in nome di Cristo aveano assunto i vescovi dopo caduto quello in nome della legge, colla parola e colle opere offrendosi sostegno al popolo, invocando la giustizia o l'indulgenza de' principi, interponendo a favore de' tapini e de' soffrenti le dottrine della povertà, dell'eguaglianza, del riscatto umano, operato col sangue d'una vittima celeste.

Quanta pratica avesse coi classici lo palesano le opere sue; sebbene scriva balzellante e scorretto, senza padronanza di frasi, e con vane sottigliezze e giocherelli, qualora non sia animato dal sentimento del dovere o del pericolo[132]. Nella più estesa e curiosa fra le sue opere, sui Doveri degli ecclesiastici, passa in rassegna quelli di tutti gli uomini, e scioglie quistioni di pratica filosofia. Nell'Esamerone, commentando le sei giornate del mondo creato, molto si giova di Origene. I suoi elogi della virginità producevano tale effetto, che padri e mariti lamentavansi perchè troppe donne dedicassero a Dio la loro continenza.

L'imperatore Graziano avea decretato che ciascuno potesse onorar la divinità nelle adunanze al modo che più credesse opportuno; ma Ambrogio seppe persuaderlo a ferire di colpo estremo l'osservanza antica. In conseguenza ordinò di toglier via dal senato di Roma la statua della Vittoria; poi chiamò al fisco tutti i beni con cui mantenevansi i tempj, i pontefici, i sacrifizj; annullò i privilegi politici e civili delle Vestali, e vietò ai sacerdoti d'accettare legati se non di beni mobili[133]. Spaventati i nobili romani, i capi del senato, e quelli che si ostinavano a chiamarsi «la parte migliore dell'uman genere»[134], spedirono a Graziano perchè sospendesse questi decreti; e per fare maggior colpo, gli recarono la veste di sommo pontefice, religiosamente custodita, e che a lui dovea rammentare la lunga serie de' predecessori che se ne fregiarono come simbolo del potere supremo in terra e d'onori divini dopo morte. Graziano non si arrese a quelle dimostrazioni, e proferì, — Tale ornamento disdicesi a cristiano»; onde la religione antica rimase senza sommo pontefice, e il sacerdozio spogliato dei beni che lo facevano ambire anche dopo ch'era privato degli onori e de' privilegi.

Nè diverso esito sortì l'ambasceria mandata a Valentiniano II acciocchè ripristinasse l'altare della Vittoria; e le suppliche di Simmaco e di Libanio a tale intento sono l'ultimo grido del paganesimo, che sentesi trafitto nel cuore. Lo sdegno di questi esalò non soltanto in segreti mormorii, ma in voci aperte; nè forse restarono estranj alla sommossa, nella quale Graziano perdette la vita. Ma soccombettero definitivamente allorchè ebbe la porpora Teodosio, che il titolo di Grande dovette principalmente all'avere terminata con coraggio e convincimento la prolungata contesa fra le due religioni.

Narrasi che, venuto a Roma, e ricevuto da un bell'incontro di dame e senatori, Teodosio proponesse a discutere qual fosse la religione da seguitarsi, e che l'idolatria vi soccombette. Il fatto non ha sembianza di vero: certo per legge generale egli vietò che «alcuno si contaminasse co' sagrifizj, immolasse vittime, difendesse simulacri fatti a man d'uomo»; i magistrati non entrassero ne' tempj; confisca per qualunque atto d'idolatria, e morte a chi immolasse; il giorno del Signore fu dichiarato sacro, proibendo in esso i giuochi e gli spettacoli, e riformando il calendario giuridico a norma delle prescrizioni cristiane[135]. Eppure le leggi di Teodosio convincono che non erano cessati i riti antichi; imperocchè egli decretò che, chi dal cristianesimo ritornasse all'idolatria, rimanesse incapace di disporre de' suoi beni per testamento; dappoi estese questo statuto ai catecumeni, e dichiarò infami gli apòstati[136]. I concilj ripeterono queste leggi, e gli scrittori ecclesiastici inveivano contro le cerimonie gentilesche, conservate massimamente nelle feste, nei saturnali e nei giuochi. Tempj e delubri furono però chiusi allora dai magistrati, e spesso demoliti dalla pietà: i senatori, come cantava Prudenzio, bellissimi splendori del mondo, deposero le insegne del vecchio sacerdozio per rivestire la candida toga del catecumeno[137].

Restava a domare l'eresia; e Teodosio, caduto in grave malattia, decretò essere volontà sua che tutti aderissero alla religione insegnata da san Pietro ai Romani, quale allora si professava dal pontefice Damaso e da Pietro vescovo d'Alessandria; ai seguaci di essa dava autorità d'assumere il titolo di Cristiani Cattolici; i dissidenti infamava col nome d'eretici, minacciandoli anche di castighi[138]. Rimossi i vescovi e cherici ostinati, senza tumulto nè sangue si stabilì la fede ortodossa; e il terzo[139] concilio ecumenico, adunato in Costantinopoli, confermò nell'interezza sua il simbolo Niceno, dichiarandolo più distesamente in alcuna parte, onde combattere posteriori eresie.

Ciò in Oriente; ma fra noi l'arianismo erasi ricoverato sotto il manto di Giustina madre di Valentiniano II, la quale, arrogando all'imperiale autorità anche l'ispezione sopra il culto, pretendeva che sant'Ambrogio cedesse agli Ariani una delle chiese di Milano. L'indegna proposizione con fermezza egli respinse; e Giustina, chiamando ribellione l'opporsi ai voleri imperiali, si ostinò d'ottenere a forza l'intento. Cominciò a gravare i mercanti d'una tassa di ducento libbre d'oro, e imprigionare molti che non vollero o non potevano pagarla. Mandò ad Ambrogio l'ordine di uscire dalla città, ma egli protestò non poter abbandonare il gregge da Dio affidatogli: minacciollo di morte, ed egli mostrò nulla desidererebbe meglio del martirio. Deliberata poi di pubblicamente solennizzare a modo suo la pasqua, citò Ambrogio al suo consiglio; ma per ispontaneo affetto essendogli corso dietro a turba il suo gregge fino al palazzo, i ministri imperiali dovettero supplicare il prelato a disperdere e calmare l'estuante moltitudine, promettendo non sarebbe violata la religione.

Bugiarde promesse! Nella solenne mestizia della settimana santa, uffiziali di palazzo si recano dapprima alla basilica Porziana, poi alla nuova[140], per disporre ogni cosa a ricevervi l'imperatore e sua madre. Il popolo torna allora sui tumulti, sicchè gran pena durarono le guardie a difendere le chiese; e un sacerdote ariano versava in grave pericolo, se non fosse ricorso per difesa ad Ambrogio stesso. Questi negava d'esser obbligato a cedere il tempio, attesochè le cose divine non vanno soggette all'imperatore, il quale si trova nella Chiesa, non sopra la Chiesa; e dalla cattedra di verità mostrava come sia lecito resistere all'ingiustizia, non però con armi, non colla forza; pregava Dio a non permettere si versasse sangue per la sua Chiesa; e congregati nelle due basiliche i fedeli, gl'intratteneva, or cantando, ora predicando, e ripeteva — La tirannide del sacerdote è la sua debolezza».