Perocchè la divisione ch'erasi fatta nell'Impero, estendevasi pure alle chiese, e cominciata dalla fabbricazione di Costantinopoli, dura fino ad oggi, avendo ciascuna, anche prima di scindere la essenziale unità, conservato un'impronta e una pendenza particolare; speculativo il genio bisantino, pratico il genio romano. Allorchè la Chiesa greca si radunò nel concilio di Nicea, fu per chiarire la relazione delle tre persone divine, e settanta opinioni agitavano il clero abissino sopra l'unione delle due nature in Cristo: la latina non ebbe trattati dogmatici prima di Agostino, nè prima di Gregorio Magno alcun metafisico sedette sul trono papale. In Oriente si disputa sulla essenza della natura divina, mentre quasi ignote vi sono le quistioni sulla libertà umana e sulla Grazia: al contrario, da noi si ragiona sopra gli atti umani.
I rigori della vita monastica erano cominciati in Oriente; e i deserti della Siria e della Tebaide si popolarono d'anacoreti, che nella solitudine attendevano ad operare la salute delle proprie anime, staccati dalle cose terrene, come Antonio[146], Pacomio, Ilarione. Non tardarono i monaci a propagarsi nel nostro paese, forse allorchè sant'Atanasio scorreva l'Italia per combattere l'arianismo: ma ben presto si raccolsero in compagnie, sotto regole dettate da sant'Agostino, poi da san Benedetto; e furono piuttosto missionarj di Barbari, dissodatori di terreni, assistenti di infermi; nè le Alpi e gli Appennini videro strazj e macerazioni quali i torrenti petrosi dell'Egitto e le bollenti arene della Libia; e invece di quegli stiliti che colà passavano l'intera vita su di una colonna, da noi si vide l'attività efficace di sant'Ambrogio, di Leon Magno.
La Chiesa greca restò corrotta dalla propria immobilità, non progredendo in mezzo a tanto sapere, non raffinando l'arte in mezzo a tanto cerimoniale, anzi vedendo sorgere gli Iconoclasti, poi retrocedendo collo scisma. Nella latina invece il buon senso filosofico e pratico si piegò al progresso, si modificò a seconda dei tempi e nello svolgersi dell'attività; man mano che la società secolare diveniva impotente, l'ecclesiastica vi si surrogava; i riti pagani come i tempj conservava, trasformandoli e traendoli a superiore intelligenza; le terre cambiavano i nomi per assumer quello d'un santo.
La differenza fra le due Chiese fu rivelata maggiormente dall'ordinamento esterno. L'impero Occidentale sfasciavasi quando appunto ingrandivano i pontefici; e in questi si concentrava l'autorità, che lasciavansi cadere di mano i magistrati civili. Avrebbero essi dovuto allegare l'incompetenza, per non esporsi al rimprovero d'usurpazione, dato molti secoli dopo da una filosofia non solo estranea a quei pericoli, ma incapace o risoluta a non intenderli? doveano lasciare che la società andasse a fascio, anzichè togliere a dirigerla, come ognuno deve fare ne' frangenti?
Il patriarca di Costantinopoli scapitava per la presenza dell'imperatore; nè era meglio che una delle ruote d'un sistema civile, regolare, protetto dalla gerarchia e dall'esercito. In Italia invece vedremo ben presto gl'imperatori fuggire da Roma, sicchè il papa, dolente sì, ma non vergognoso delle pubbliche sventure, mantenevasi colla fronte alta, come scevro dalle colpe imperiali; quando ogn'altra autorità perdea vigore, egli solo rimaneva cogli attributi di un'altra sovranità, reale e permanente; e le istituzioni politiche dell'impero, l'energia delle genti occidentali, il pericolo valeano ad assodarlo, mentre a lui si volgeano i Barbari, ch'egli doveva convertire, illuminare, incivilire, governare.
Il bisogno di difesa e d'azione facea stringere fra sè i monaci, milizia poderosissima de' pontefici. Il celibato staccò l'ordine sacerdotale dal laico, e dagli interessi e affetti terreni; sicchè il prete si considerò superiore al laico, e perciò esigeva rispetto e sommessione, come marchio di santità adducendo le astinenze e la dottrina. Perfino la lingua comune e la pace universale, che parvero sin oggi utopie benevole, vennero dalla società cristiana attuate per quanto è possibile col parlar latino e coi concilj.
Così, mediante il cristianesimo, dentro periva il despotismo, cioè il potere separato dal dovere, l'autorità che crede aver sopra gli uomini ogni diritto, fin quello negatogli dalla legge naturale e divina; fuori periva la nazionalità esclusiva, tutto dirigendo all'affratellamento. Nè però la Chiesa aboliva l'individualità degli uomini o de' popoli, anzi la nobilitava; solo alla nazionale esclusività contrapponeva il concetto d'universalità, dovendosi rispetto anche ai minimi, non perchè greci o romani od ebrei, ma perchè uomini e cristiani, perchè non fattura capricciosa di varj numi, ma libera creazione del Padre nostro[147]. Le verità, tramandate parte in iscritto, parte a voce, riceveano non solo spiegazione ma autenticità dalla Chiesa, che n'è la depositaria e la garante, e ogniqualvolta ne vede intaccata una, la chiarisce e svolge viemeglio; e poichè non c'è verità astratta che non operi sulla morale, stabilendo quelle purifica questa.
Tale fu il còmpito de' santi Padri. Malgrado che le condizioni della società d'allora e i sopravenuti infortunj tardassero i frutti, pure non v'è per avventura miglioramento alcuno de' tempi più civili, che almeno in germe non si trovi in essi. Succeduti agli apostoli ed ai martiri per propugnare col sapere e colla parola le credenze nuove, sorte col popolo e fra il popolo rampollate, essi rompono il perpetuo circolo dell'imitazione fra cui era incantata la profana letteratura, e formano il secolo d'oro della cristiana: e noi potemmo studiarvi molte particolarità della storia de' popoli, e il lento ma incessante maturarsi della più vasta rivoluzione, e gli ostacoli attraversatile dalla scienza appoggiata sulle antiche osservanze, sinchè fu chiamata a sostenere con reintegrato vigore le nuove.
Le dispute che essi agitarono, oggi sono dimenticate: ma essi combatterono perchè noi, vulgo senza diritti nè forza nè divinità, potessimo cessare d'essere schiavi negli ergastoli, o pasto ai leoni per divertimento del popolo re, e le nostre anime trastullo ai sofismi dei filosofi, alla prepotenza dei dominatori, alla lascivia de' ricchi; combatterono, perchè noi plebe potessimo sentire l'eguaglianza nostra e proclamarla in diritto, sinchè il tempo non la consacri nel fatto.