Dopo l'archeologica restaurazione di Adriano, le arti andarono a precipizio. Già un gusto immiserito palesa la porta de' Borsari a Verona, colle colonne a strie torse, e sovrapposti alle nicchie frontoni a vicenda angolari e tondi. Nelle terme di Diocleziano, il quale volle sorpassare quante se n'erano fatte sin allora, caricaronsi le volte di ornamenti, i quali cadendo uccisero molte persone. Nel suo meraviglioso palazzo a Spalatro, l'arcata nasce dalle colonne senza cornicione; queste posano su modiglioni invece di piedistalli, e una schiera sopra l'altra senza che una linea continuata accenni una soffitta interna; le cornici, invece di tirare orizzontalmente dall'una all'altra colonna, circolano col fregio attorno di un'immensa arcata; aggiungete ornamenti, senza sobrietà nè significazione nè effetto, onde la superfluità genera confusione. Le proporzioni più non si osservarono; pesanti e secche modanature, goffi e meschini profili, archi senza archivolto, colonne spirali o elittiche, e perfino nel medesimo peristilio se ne posero di differente altezza. Eppure l'arte spiegava maggior libertà ed ampiezza nel gettare francamente le volte da una colonna all'altra senza bisogno di piedritto, ampliando così gl'intercolunnj, e dando snellezza e luce ai portici.

Sì rapidamente degradò la scultura, che i giganteschi modiglioni del magnifico tempio della Pace non vantaggiano sui lavori dei secoli barbari. La noja del bello si rivela nella cupidigia del singolare; le statue degli Dei staccansi dalle sembianze umane per ridiventare simboliche all'orientale; il Mitra, o dio Sole, effigiasi con viso di leone e piccole ali e un serpente attorcigliato alla persona e molti simboli: anche i busti diminuiscono di rilievo, di correzione, di disegno; tutta la rappresentazione perde di carattere per modo, ch'è necessario ajutarne l'intelligenza per mezzo di scritture. Costantino, che tanto fece fabbricare nelle due città capitali, per ornare le sue terme a Roma portò di Grecia i colossi di Montecavallo, che l'epigrafe certo posteriore attribuisce a Fidia e Prassitele; ma in molto maggior numero opere trasferì da Roma a Costantinopoli, e per erigere edifizj nuovi fu ridotto a spogliare gli anteriori, acconciandone i frammenti in maniera sgraziata, quasi non si trovassero tampoco scarpellini per copiare l'antico.

Ma qui pure avvicinavasi alla materia la scintilla dello spirito, perocchè le rivoluzioni che si fanno nell'idea, portano conseguenze in tutti i fatti; e come la morale privata e pubblica e la letteratura, così anche le arti belle doveano dal cristianesimo ricevere un mutamento radicale, e non essere distrutte ma compite. Quelle sensuali che effigiavano l'idolo o il monarca, poi identificavano l'idolo col Dio, non poteano ispirare che abominio ai primi Cristiani; ma ben tosto dall'essere mero trastullo de' fortunati, blandizie de' sensi, corredo della ricchezza, essi doveano chiamarle ad ornare le solennità d'amore e di dolore, associarsi alla nuova civiltà per esprimere l'aspirazione ad un perfezionamento, di cui continuo è il desiderio in questa vita, ma il compimento non si dà che nell'altra.

Fin dal loro nascere i Cristiani usavano alcuni simboli, esprimenti le loro credenze: sulle tombe intagliavano palme, cuori, triangoli, viti, pesci, croci, specialmente il monogramma ☧, cioè Cristo, col nome dell'estinto. Null'altro che questi simboli tollerava l'austero Tertulliano, il quale, confondendo l'arte cogli abusi, riprovava qualsifosse effigie, sin quella del Buon Pastore: ma gli altri dottori mostraronsi più condiscendenti alla inclinazione della natura umana di rappresentare ai sensi gli oggetti consacrati nella sua memoria e nella sua venerazione.

Roma posa sovra un terreno vulcanico, e le lave indurite, il peperino, la pozzolana da una parte, dall'altra il più moderno travertino, sedimento del Teverone, prestarono materiali a fabbricarla. Dallo scavo di queste materie, massime presso porta Esquilina, risultarono grotte vastissime, serpeggianti sotto alla gran metropoli, e talvolta a varj piani sovrapposti. Pare che di buon'ora s'introducesse l'uso di sepellire in alcune di esse catacombe la gente vulgare, entro cellette o loculi, ricavati nelle pareti l'uno sopra l'altro a maniera di colombajo.

I Cristiani, forse condannati a lavorare in que' sotterranei, o che vi cercarono oblio e nascondigli, ne fecero il luogo di loro convegno e i dormitorj (cœmeteria), come con fausta parola chiamavano i sepolcreti dei fratelli addormentatisi in Dio. Quest'opinione vulgata appoggiasi sopra esempj consimili di Napoli, di Siracusa, di Parigi: ma renderebbe perplessi intorno alle reliquie che se ne estraggono, e supporrebbe un accomunamento de' riti cristiani co' gentileschi, troppo repugnante dal primitivo zelo; laonde qualche moderno dimostrò vittoriosamente che le catacombe cristiane furono fatte a bella posta, e i Gentili, come non posero mano a scavarle, non poterono per legge servirsene.

Lunghi androni sotterranei, con nicchie a più ordini ricavate ne' fianchi, tratto tratto riescono a camere decorate di stucchi, e a cappelle destinate a celebrarvi i sacri misteri. Dopo che più non furono necessarie a celarvisi, restarono venerate come teatri di quelle scene devote, ove i fedeli, commemorando i martirizzati, preparavansi ad imitarli; e i più morendo chiedevano di dormire a lato a quei santi, per partecipare alle loro intercessioni. Furono pertanto frequentate dalla divozione fin al secolo xii, quando Pietro Mallio ne diede l'enumerazione; dappoi si visitava soltanto quella cui s'entra per la chiesa di San Sebastiano.

Pontificando Sisto V, si tornò l'attenzione a questi antichi sepolcreti, ed egli ne fece estrarre delle reliquie; pietà che si estese, e che fu poi regolata da Clemente VIII e da altri, acciocchè non si confondessero le ossa de' santi e i distintivi del martirio con avanzi profani. Qualche erudito ne formò oggetto di studio; ed Onofrio Panvinio enumerò quarantatre catacombe a Roma, e discorse i riti e le adunanze che vi si tenevano; Antonio Bosio continuò più di trent'anni ad esplorarle, e senza misurare spese e fatiche ne levò i piani, disegnò le pitture, le sculture, i sarcofagi, gli altari, gli oratorj, e ne tessè l'opera della Roma sotterranea, che, pubblicata postuma, fu riveduta ed ampliata da Paolo Aringhi nella Roma sotterranea novissima, di maniera che se ne diffuse la cognizione, e si eccitarono nuove ricerche. Marc'Antonio Boldetti, nelle Osservazioni sopra i cimiteri de' santi martiri e degli antichi Cristiani di Roma, sebbene insista specialmente sull'autenticità delle reliquie e sui decreti della Chiesa in tal proposito, esibì insieme i disegni di molti oggetti scoverti nelle catacombe, e continuò lunghe indagini, di conserva col Marangoni; ma quando stavano per pubblicare gli studj di tanti anni, il fuoco li distrusse, e solo pochissimo il Marangoni ne stampò. Per commissione di Clemente XII, il Bollari si applicò a questa ricerca con ricchissima erudizione, ma poca diligenza e pochissimo sentimento dell'arte cristiana. Miglior esame vi portò il gesuita Marchi, in un'opera che le ultime vicende hanno sospesa, e che divenne il fondamento ad altre di forestieri[173].

Da quelle grotte, che sono pel curioso una delle meraviglie di Roma e pel devoto un santuario di pietà e di speranze, si trassero in diversi tempi avanzi d'arte, che venivano collocati nelle chiese, massime di San Martino ai Monti, Sant'Agnese, San Giovan Laterano, Ara Coeli, Santa Maria Maggiore e Santa Maria Transtevere, e che poi si pensò raccogliere in un Museo Cristiano nel Vaticano.

Delle figure le più sono ad incavo, empito di minio, colore de' trionfanti, che qui dinotava un nuovo genere di vittorie: appena arrivano a cento in tutta Roma le opere di bassorilievo, a cencinquanta nella restante Italia, e quaranta in Francia: non mancano musaici. E rappresentano il Buon Pastore; san Pietro col gallo; l'orante, cioè un uomo o una donna, stanti, cogli occhi al cielo e le mani protese; il fossore in atto di sterrare, col riscontro spesso di una figura portante la lucerna.